“Caso Miramare”: le ultime testimonianze alimentano i dubbi sull’assegnazione a Zagarella. Tra una settimana le richieste della Procura

Processo Miramare 15 ottdi Claudio Cordova - Un imprenditore senza posta elettronica pec è un po' come "Lo scrutatore non votante" di Samuele Bersani. Eppure è così. Paolo Zagarella avrebbe chiesto all'amico Pietro Alampi (vicepresidente della Federazione Italiana Nuoto calabrese) di scrivere e inviare la richiesta di affidamento di un'area dell'ex hotel "Miramare" a Reggio Calabria. Perché non possedeva una pec per inviare la richiesta al Comune di Reggio Calabria. 

E' questo che emerge dalla controversa deposizione dello stesso Alampi nell'ambito del processo che vede alla sbarra il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà.

Al centro dell'inchiesta, la delibera della Giunta comunale con cui l'Amministrazione affidava all'imprenditore Paolo Zagarella, titolare dell'associazione "Il sottoscala", la gestione temporanea del noto albergo Miramare, da tempo chiuso. L'affidamento della gestione della struttura di pregio, notissima in città, sarebbe avvenuto in maniera diretta a Zagarella: questi, infatti, è uno storico amico del sindaco Falcomatà e gli avrebbe anche concesso, in forma gratuita, i locali che avevano ospitato la segreteria politica nella campagna elettorale che porterà l'attuale primo cittadino alla schiacciante vittoria sul centrodestra nella corsa verso Palazzo San Giorgio. Una delibera, quella del 16 luglio 2015, che sarebbe stata approvata a maggioranza con l'assenza dell'allora assessore, Mattia Neto, che infatti non verrà coinvolta nell'inchiesta del pm Walter Ignazitto.

Angela Marcianò, grande accusatrice di Falcomatà (condannata a un anno di reclusione) è stata l'unica tra gli indagati a scegliere il rito abbreviato, mentre il resto della Giunta ha optato, compatta, per il dibattimento.

Oltre a Falcomatà e a Zagarella sono imputati anche l'ex segretario generale del Comune, Giovanna Acquaviva, l'ex dirigente Maria Luisa Spanò, l'assessore in carica ai Lavori Pubblici e candidato al Consiglio regionale, Giovanni Muraca, e gli ex assessori Saverio Anghelone, Armando Neri (attualmente vicesindaco metropolitano), Patrizia Nardi, Giuseppe Marino, Antonino Zimbalatti e Agata Quattrone.

Nel corso dell'udienza sono stati escussi gli ultimi testimoni. Pietro Alampi tra questi. Pur non facendo parte dell'associazione "Il Sottoscala" avrebbe inviato la richiesta di affidamento. E si sarebbe coordinato con la dirigente Spanò. Ma anche con un altro dirigente, Marcello Cammera. Tra "non ricordo" e ricostruzioni fumose, la deposizione di Alampi non sembra convincere nessuno.

E, così, si alzano ulteriori nubi sulle procedure che, a vario titolo, avrebbero portato Zagarella (quasi) dentro il "Miramare". Quasi, perché l'assegnazione creerà un putiferio in città. E la delibera verrà ritirata. Eppure, il racconto di Alampi sembrerebbe collimare con quanto dichiarato mesi fa dall'ex sovrintendente ai Beni Archeologici, Margherita Eichberg. E la sua più stretta collaboratrice, Giuseppina Vitetta. Le due hanno dichiarato di aver di fatto sorpreso Zagarella svolgere lavori di pulizia all'interno dell'immobile di pregio, ancor prima che venisse approvata la delibera.

Un dato che sembra emergere anche dal racconto di Alampi. Che ha ricordato come in almeno un sopralluogo fosse presente l'assessore Giovanni Muraca, il "mastro di chiavi" che avrebbe consegnato di fatto l'immobile a Zagarella. Assessore assai vicino al sindaco, tanto da essere il "suo" candidato nel corso delle ultime Regionali.

Così, dunque, aumentano i dubbi sulla procedure. Anche per via della deposizione di un'altra ex funzionaria del Comune. Che ha di fatto confermato come sulla semisconosciuta associazione non fosse stato eseguito, sostanzialmente, alcun accertamento per verificare i requisiti per l'assegnazione di uno dei "gioielli di famiglia" della città.

Si tratta, di fatto, delle ultime testimonianze del lungo processo. Nel corso della prossima udienza, i pm Walter Ignazitto e Nicola De Caria dovrebbero svolgere la propria requisitoria.