"Dal Veneto alla Calabria, rinnovabili ferme al palo per colpa di burocrazia e amministrazioni locali". La denuncia di Legambiente

Fotovoltaico2Dall'impianto eolico off-shore di Taranto, in costruzione dopo 12 anni, a quello di Rimini ostaggio dei comitati, alla proposta di legge in Veneto per limitare il fotovoltaico in aree agricole, alle moratorie di Abruzzo, Lazio e Calabria: sono 20 i luoghi simbolo scelti da Legambiente per denunciare come in Italia le fonti rinnovabili siano "ferme al palo a causa di burocrazia, amministrazioni locali e regionali, Sovrintendenze e comitati Nimby (non nel mio giardino) e Nimto (non nel mio mandato)".

"Il rincaro bollette non si risolve attraverso una insensata corsa al gas e al nucleare, ma puntando su fonti pulite, efficienza e autoproduzione. Se anche solo il 50% delle rinnovabili oggi sulla carta venisse realizzato, l'Italia avrebbe anche gia' raggiunto gli obiettivi climatici europei", spiega l'associazione ambientalista nel nuovo rapporto 'Scacco Matto alle rinnovabili', in cui raccoglie venti storie simbolo di blocchi alle fonti pulite, dal Nord al Sud Italia. Si va ad esempio dal Veneto dove il consiglio regionale ha proposto una legge per limitare il fotovoltaico in aree agricole, ai casi dell'eolico offshore di Rimini (contrastato da un'imponente azione dei comitati che ha portato ad un ridimensionamento dell'opera), Taranto (partito dopo 12 anni di opposizioni delle amministrazioni locali), Sicilia (ostacolato anche dal settore ittico) e Sardegna (Sulcis). Tra le 20 storie censite da Legambiente, ci sono anche i casi delle moratorie di Abruzzo, Lazio e Calabria, che hanno sospeso le installazioni di impianti fotovoltaici ed eolici.

Comunità rinnovabili calabresi

Mercoledì 19 gennaio Legambiente Calabria ha organizzato, con il supporto di European Climate Foundation, su piattaforma digitale, un convegno dal titolo "Comunità rinnovabili: quale energia per una Calabria proiettata nel futuro?" in cui presenterà il suo primo rapporto sulle comunità rinnovabili: storie e numeri raccolti attraverso le esperienze già realizzate e quelle in progettazione, con la voce delle famiglie, delle aziende, dei condomini e degli enti che hanno deciso di investire in un sistema energetico innovativo, avvicinando la produzione alla domanda di energia, combattendo così l'emergenza climatica e la povertà energetica e tutelando l'ambiente. Ne discuteranno insieme illustri relatori del mondo accademico, associativo ed imprenditoriale. È stata invitata a partecipare anche l'Amministrazione regionale.

La Calabria è stata tra le prime regioni italiane ad emanare una norma, la l.r. 19/11/2020 n. 25 che promuove "l'istituzione di Comunità energetiche rinnovabili, per la produzione, lo scambio, l'accumulo e la cessione di energia rinnovabile ai fini dell'autoconsumo e per la riduzione della povertà energetica e sociale, nonché per la realizzazione di forme di efficientamento e di riduzione dei prelievi energetici dalla rete". Si stanno sviluppando, quindi, le prime esperienze di Comunità di Energia Rinnovabile (Cer) che coinvolgono diversi piccoli comuni della regione innescando il necessario processo verso la decarbonizzazione della produzione dell'energia.

"Unitamente a norme nazionali certe e trasparenti – afferma Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria-è necessario che la Regione Calabria faccia partire subito un coordinamento tra piani di sviluppo per individuare una strategia coerente e unitaria e per cercare in maniera sinergica le coperture economiche appropriate. Si tratta di risorse che si potrebbero individuare nella nuova programmazione economica oltre che nel PNRR ma che saranno disponibili solo se le progettazioni saranno all'altezza della sfida globale. Al fine di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione è necessario che la Regione, oltre agli obiettivi quantitativi, si dia anche obiettivi qualitativi, individuando una regolamentazione chiara per la realizzazione ed integrazione dei diversi impianti di energia rinnovabile nei territori che, anche attraverso procedure partecipate, acclari la sostenibilità ambientale e rassicuri la popolazione spesso preoccupata, a ragione, della mala progettazione"

"I pesanti rincari in bolletta dovuti all'eccessivo consumo di gas in Italia – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente- si affrontano in modo strutturale, non con l'aumento della produzione nazionale dei pochi idrocarburi presenti nel sottosuolo e nei fondali marini italiani o con un surreale ritorno al costosissimo nucleare, ma con lo sviluppo delle rinnovabili, l'innovazione industriale e politiche di efficienza energetica in edilizia. È urgente snellire le procedure per i nuovi progetti di eolico a terra e a mare, per l'ammodernamento degli impianti esistenti, per la realizzazione dell'agrivoltaico che produce elettricità come integrazione e non sostituzione della coltivazione agricola, per le comunità energetiche che usano localmente energia prodotta da fonte rinnovabile. Il ministro della Cultura Franceschini deve fissare regole chiare sulla semplificazione delle autorizzazioni del fotovoltaico integrato sui tetti nei centri storici, perché altrimenti le Soprintendenze continueranno a dire sempre no, a beneficio di chi vuole fare fotovoltaico a terra e nuove centrali a gas".

"Al momento – spiega Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente– le attuali regole e procedure portano i tempi medi per ottenere l'autorizzazione alla realizzazione di un impianto eolico, ad esempio, a 5 anni contro i 6 mesi previsti dalla normativa. Tempi infiniti per le imprese, ma soprattutto per la decarbonizzazione che ha bisogno di un quadro normativo, composto da regole chiare, e semplici da applicare, e che dia tempi certi alle procedure ma anche di linee guida che indichino come le diverse tecnologie debbano essere realizzate pensando sia agli obiettivi di decarbonizzazione nel 2050 quanto al modo migliore di integrarle nei territori. Inoltre è fondamentale mettere al centro le esigenze dei territori, passando per una partecipazione attiva e costruttiva degli stessi, in grado di far realizzare 9 GW di fonti rinnovabili l'anno da qui al 2030. Il paesaggio è un bene comune e inevitabilmente sarà trasformato dalla presenza delle rinnovabili, ma questa trasformazione deve avere un valore positivo, con rinnovabili ottimamente integrate che è quello che tutti auspichiamo, e con ciminiere e gruppi di centrali termoelettriche che verranno smantellati".