Green pass, primo giorno di obbligatorietà sul lavoro: la situazione in Calabria

greeenpassansaSi lavora con tranquillità alla Cittadella regionale di Catanzaro nel primo giorno di obbligatorietà del Green pass. Il palazzo, sede della Giunta regionale della Calabria, ospita un punto vaccinale anti Covid che, negli ultimi giorni, ha segnato anche un incremento di adesione al vaccino proprio in vista della obbligatorietà del certificato verde.

"La Regione - ha detto Sergio Tassone, direttore generale dipartimento organizzazione e risorse umane - con la sua complessità, considerato che conta 4mila dipendenti dal Pollino allo Stretto, ha registrato una adesione alta, quindi il numero di persone senza Green pass sarà ridotto". Chiunque dovesse essere sorpreso senza Green pass, è stato spiegato, non sara' immediatamente sospeso ma se la situazione dovesse riproporsi per più giorni consecutivi allora scatterà la sospensione dal servizio e dagli emolumenti. "Al momento - ha spiegato Salvatore Lopresti, responsabile sicurezza e salute dei lavoratori e responsabile privacy - non risultano persone senza Green pass o che hanno manifestato dissenso, anche perché la possibilità è triplice: Green pass da guarigione, tampone o vaccino". In Calabria ogni sede della Regione ha un verificatore, ma il numero può variare a seconda della complessità dell'ufficio. A fare i controlli che sono quotidiani, possono essere i vari verificatori e il datore di lavoro Lopresti, delegato dal presidente della Regione. "Possono, oltre a quelli quotidiani, esserci, e ci sono - ha aggiunto Lopresti - controlli a campione per ogni ufficio". Non esistono elenchi dei controlli effettuati sui quali appuntare nominativi o scadenze del certificato "verde", "il motivo - ha chiarito il responsabile privacy - è legato proprio al trattamento dei dati personali che non possono essere appannaggio di tutti".

Situazione tranquilla anche al porto di Gioia Tauro

Sono 15 i lavoratori del porto di Gioia Tauro che stamane hanno dichiarato di essere sprovvisti del Green Pass, per cui non hanno preso servizio. La situazione, nello scalo, è tranquilla e le attività si svolgono regolarmente. Ieri pomeriggio le federazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno raggiunto un accordo nell'ambito del Comitato di igiene e sicurezza convocato dal presidente dell'Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, Andrea Agostinelli, con il terminalista MCT, cui fanno capo 1.350 lavoratori, le aziende portuali e il medico dello Spisal. Nel corso della riunione è stata accertata la disponibilità del terminalista di farsi carico della campagna tamponi a favore di quei dipendenti portuali che non sono in possesso di Green Pass.

La situazione nello stabilimento Hitachi Rail di Reggio Calabria

Controlli effettuati ad personam ai tornelli dello stabilimento Hitachi Rail di Reggio Calabria, importante realtà industriale calabrese. Anche qui l'obbligo del Green pass sui luoghi di lavoro imposto dal Governo ha rivoluzionato le modalità di ingresso in fabbrica dei 341 lavoratori. Davanti ai tornelli di ingresso, prima della timbratura del cartellino, dipendenti dell'ufficio personale e della vigilanza aziendale, provvedono alla scansione dei Green pass di ciascun dipendente. Un'operazione veloce, che tuttavia non ha compromesso il regolare afflusso verso i reparti di lavorazione. "Non abbiamo avuto finora problemi - afferma Vincenzo Laganà dell'Ufficio personale della Hitachi - molti hanno esibito il Green pass di avvenuta vaccinazione. I più restii, inizialmente, a vaccinarsi, lo hanno fatto in questi giorni, anche ieri, e ci stanno consegnando la certificazione relativa alla somministrazione della prima dose di vaccino ricevuta".

Poco lontano dall'ingresso dello stabilimento dove si lavora regolarmente, staziona un piccolo gruppo di lavoratori che dissente con qualche collega che è presente per manifestare la propria solidarietà. "E' una vergogna - afferma uno di loro - non ci hanno fatto entrare al lavoro perché siamo privi di Green pass. Io non sono vaccinato - aggiunge - il Governo non può decidere sulla vita di una persona, costringendola a farsi un vaccino contro la sua volontà. Io voglio essere libero di decidere o meno se fare il vaccino. La vita è mia. Mi costringono, per avere la possibilità di continuare a lavorare, a fare il tampone. E' una spesa di circa 15-18 euro, che dovrò sostenere ogni 48 ore". "Non è giusto. Io - sottolinea - non voglio fare il vaccino. E siamo in tanti in questa azienda, tra dipendenti ed indotto a trovarci in questa situazione. Siamo in 70-80 senza Green pass. Hitachi non centra nulla. Non è lei la nostra controparte: ha solo applicato le disposizioni del Governo. Potrei anche decidere di fare il vaccino, ma non devo essere costretto ad assumermi la responsabilità delle eventuali conseguenze che potrebbero derivarne. Ed è paradossale che un mio collega oggi, respinto dal posto di lavoro perché non vaccinato, possa recarsi in mattinata, senza problemi, a testimoniare in Tribunale, perché lì l'unico controllo è quello della temperatura. E dove gli stessi avvocati, che vi si recano per lavoro, non hanno bisogno di nessun Green pass per entrare".