Reggio Calabria
 

Compravendita di voti mafiosi: Santi Zappalà condannato in Appello

zappala santi arresto 500Confermata la condanna a quattro anni e tre mesi di reclusione per l'ex consigliere regionale Santi Zappalà. Lo ha deciso la seconda sezione penale della Corte d'Appello di Reggio Calabria, Tarzia presidente con a latere Pantano e Di Landro, che ha confermato anche le pene inferte, in primo grado dal gup Adriana Trapani, per Giuseppe Mesiani Mazzacuva e Antonio Pelle classe, 1986, puniti con quattro anni di carcere ciascuno. I giudici di piazza Castello hanno però, assolto Domenico Arena e Vincenzo Pesce che il 5 maggio del 2016 erano stati condannanti a cinque anni. Anche all'esito del secondo grado di giudizio, relativo al processo denominato "Reale sei" Zappalà, che nella sua ormai ex- carriera politica annoverava anche la carica di sindaco del comune di Bagnara Calabra, è stato giudicato colpevole di aver pagato pacchetti di voti ai clan per ottenere l'elezione in seno a Palazzo Campanella nella tornata elettorale del 2010.

Zappalà si candidò con il "Popolo delle libertà" e ottenne un importante successo nell'urna. Le successive indagini, svolte dai pm Francesco Tedesco, Giovanni Musarò e Antonio De Bernarndo (adesso in forza rispettivamente alla Dda di Roma e Catanzaro, ndr) portarono a scoprire come lo stesso si fosse recato a casa del boss Giuseppe Pelle per chiedere il sostegno elettorale. Dapprima nei confronti di Zappalà fu mossa l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, per poi essere derubricata in corruzione elettorale. Per queste condotte scattò l'operazione "Reale" che costarono all'ex sindaco di Bagnara la condanna a 2 anni e 8 mesi di detenzione all'esito dell'appello bis, annullata con rinvio dalla Cassazione per ben due volte, limitatamente all'aggravante mafiosa. La condanna odierna appartiene però ad un altro filone d'inchiesta in cui Zappalà era accusato, e adesso condannato in Appello, di aver promesso, in cambio di voti, una somma di 400 mila euro. Nel particolare, parte di tale somma, circa 100 mila euro, sarebbe stata versata alla cosca Pelle "Gambazza" tramite l'emissione di dieci assegni circolari dell'importo di 10 mila euro ciascuno. Per l'accusa, gli altri 300 mila euro sarebbero stati versati per un importo di 200 mila euro alla cosca Pesce di Rosarno i cui referenti sarebbero stati Vincenzo Pesce e Domenico Arena, oggi però, assolti con la formula de "il fatto non sussiste". Cento mila euro, sempre per la Dda li avrebbe dati alla cosca Strangio di San Luca il cui referente era presumibilmente Francesco Strangio, con l'intermediazione dell'ex sindaco Sebastiano Giorgi. Strangio e Giorgi sono stati però, assolti dal Tribunale di Locri, presieduto da Fulvio Accurso, insieme agli altri imputati alla sbarra ossia Giuseppe Pelle, classe 1960,Sebastiano Pelle classe 1971. Stando all'indagine "Reale sei", ci fu un incontro il 12 marzo 2010 ad "Arangea", zona Sud di Reggio Calabria, al quale presero parte, oltre Mesiani Mazzacuva, anche Zappalà e gli esponenti della famiglia Pelle. Sarebbe stato Mesiani Mazzacuva a negoziare direttamente con l'ex consigliere regionale il pacchetto dei voti con la cosca di San Luca.

«Santi Zappalà è un soggetto particolarmente spregiudicato- scriveva nelle motivazioni della sentenza il gup Trapani- che ben conosce dinamiche e personaggi della criminalità organizzata operante sul territorio calabrese e che non si fa alcun problema ad andare a trattare personalmente con boss del calibro di Giuseppe Pelle, Francesco Barbaro, Giuseppe Greco o Rocco Gallico(...)L'inchiesta dimostra- è riportato sempre nelle motivazioni di primo grado - attraverso una lettura complessiva delle risultanze in atti ( intercettazioni telefoniche, dichiarazioni di collaboratori e testimoni di giustizia, dichiarazioni rese da soggetti indagati in altri procedimenti), come in occasione delle elezioni regionali dell'anno 2010 il candidato Santi Zappalà chiese in modo scientifico l'appoggio non solo della cosca Pelle, ma di numerosi appartenenti all'organizzazione unitaria denominata 'ndrangheta e operanti nel territorio del suo collegio elettorale: si dimostrerà infatti, che lo Zappalà si rivolse ai Pelle di San Luca, ma anche ai Barbaro di Platì ai Commisso di Siderno , ai Gallico di Palmi e ai Bellocco-Cacciola di Rosarno; inoltre, per come riferito dal collaboratore di giustizia Rocco Varacalli, già in occasione delle consultazioni per il rinnovamento del consiglio provinciale di Reggio Calabria dell'anno 2007 lo Zappalà era appoggiato da elementi di vertice della 'ndrangheta operante a Natile di Careri(...) L'analisi delle emergenze in atti consente di affermare inoltre, che in occasione delle elezioni è assai diffusa la pratica di rivolgersi alla 'ndrangheta erogando somme di denaro in cambio della promessa di voti e che, da questo punto di vista Santi Zappalà era notoriamente un candidato disposto a pagare profumatamente il "pacchetto di voti" a disposizione dell'organizzazione mafiosa».