Reggio Calabria
 

[FOTOGALLERY] Prima della visita istituzionale, Salvini a Villa San Giovanni tra commensali-sostenitori leghisti

9di Mario Meliadò - Prima del dovere (da ministro), il piacere? Possiamo forse chiamarlo così, l'appuntamento conviviale e 'per sostenitori' della Lega che s'è concesso Matteo Salvini, poco dopo aver raggiunto Reggio Calabria, nella notte appena trascorsa a Villa San Giovanni, in un ben noto, 'stiloso' locale di Santa Trada ("contrada Petrello", recita però il claim sui social network).

Dentro il locale 'leghisti della prima ora', dirigenti locali del Carroccio e neofiti della politica 'à-la-Alberto da Giussano' per sedere alla stessa mensa del vicepremier, ministro dell'Interno e (nel loro caso) soprattutto leader nazionale della Lega Matteo Salvini.

Alla fine della cena, poco prima della mezzanotte, un ovvio discorso generale da parte del Capitano, come appellano Salvini – specialmente al Nord, in verità – i suoi fan più sfegatati.

«Io sono ministro da 39 giorni... ormai, li conto come si faceva al militare – ha detto tra l'altro il ministro Salvini –. In politica, sono già impegnato da 'qualche' anno... ma in questi 39 giorni, mi sono tolto più di una soddisfazione in nome della difesa dei confini e della sicurezza degli italiani». Grandi applausi.

Non si ferma qui il leader leghista: «Ho notato che a Sinistra s'incazzano come disperati...» («...Rosicano!», urla un simpatizzante dal tavolo al quale è seduto; «Rosicòni!», fa eco un altro). «Mettono la maglietta rossa, e fanno le sfilate, e fanno le raccolte di firme... C'è un settimanale – è ovviamente 'l'Espresso', che gli ha dedicato un pepatissimo reportage sui rapporti tra la dirigenza nazionale e locale del Carroccio e la criminalità organizzata; però Matteo Salvini si guarda bene dal nominarlo... – che è la quarta settimana che mi dedica la copertina ...perché siamo collusi con la 'ndrangheta; perché abbiamo i conti in Lussemburgo; perché abbiamo i soldi in Svizzera; perché qui, perché là... Io so che anche i simboli sono importanti – sposta clamorosamente il fulcro del discorso il titolare del Viminale –. E quindi, che otto appartamenti sottratti a una potente famiglia di 'ndrangheta diventino un Commissariato della Polizia di Stato, è qualcosa che mi riempie di gioia. E poi io voglio andare in visita anche a San Ferdinando, certo – prosegue –. Perché nel 2018, in Italia non ci possono essere le baraccopoli, dove c'è gente che lavora per due euro all'ora. Be', poi abbiamo a che fare anche con persone che dicono continuamente che, in Calabria e in tutt'Italia, i giovani italiani 'certi lavori' non li vogliono più fare... Io invece penso che anche in Calabria sia pieno di ragazze e ragazzi che farebbero qualsiasi tipo di lavoro, seppure pagato 'normalmente'... Mi dicono: ah!, ma non vogliono più fare gli agricoltori, i pescatori, i camerieri, i pescatori, i baristi... non è vero: vogliono essere pagati 'normalmente'. Non tre euro all'ora, magari in nero... magari da una finta cooperativa che li sfrutta senza pagar le tasse che dovrebbe pagare».

...A proposito di euro: hanno torto, le malelingue che pensano a chissà quale salasso per cenare accanto a un 'big' della politica e del Governo centrale come Matteo Salvini. Si mangia a un nutritissimo e prelibato buffet prima, al tavolo poi (per esempio un convincente secondo-misto pesce: tonno, gamberi, pescespada) per 40 euro a cranio; «Harmony and serenity in the place of Myth» incluse...

Domina la tavola – quasi s'intravede dalla Sicilia! – un enorme pescespadone infilzato... ma in fondo, che cosa sono la vita e la buona tavola, senza un po' di kitsch?

E adesso, dopo pochi minuti di discorso, quello di Matteo 'il Capitano' non è un addio alla sua 'gente di Calabria', o un arrivederci ma 'a chissà quando'. Calendario ben stampato in testa, rinvia di pochi giorni o settimane la sua prossima tappa calabrese; ovviamente a parte quella da ministro che fra poche ore lo vedrà impegnato a Palmi (consegna degli 8 appartamenti confiscati alle cosche, futura sede del Commissariato palmese), San Ferdinando (per il sopralluogo alla 'vecchia' e alla 'nuova' Tendopoli) e allo svincolo autostradale di Scilla dell' "A2" (per l'omaggio agli appuntati scelti del Nucleo radiomobile della Compagnia di Palmi dell'Arma Antonino Fava, 36enne di Taurianova, e Vincenzo Garofalo, 31enne di Scicli, nel Ragusano, trucidati dalle 'ndrine della Tirrenica reggina il 18 gennaio del '94. Sì, sono già passati 24 anni, veloci come un lampo...).

«Domani (oggi per chi legge, ndc) sarò in Calabria, poi a Roma, mercoledì sarò a Vienna perché c'è la riunione dei ministri dell'Interno dei 27 Paesi dell'Ue – scandisce Matteo Salvini tra un 'bravissimo!' e un 'giuuuussstoo!': accanto a lui, il commissario provinciale e della città di Reggio Calabria del Carroccio, Michele Gullace –, e finalmente l'Italia non ci va col cappello in mano. Se c'è da litigare, non mi tiro indietro».

Ma poteva, un soft-celodurista (...il passato conta...) come Salvini, non dire una parola sull' 'odiatissimo' Armando Spataro, il procuratore capo di Torino che s'è 'permesso' di dire in faccia al titolare di un dicastero così importante che no, che «nessuno può impedire a un barcone di attraccare in un porto italiano»? Naturalmente, neanche per sogno: replica immediata, circondato da soli fan.

«Al procuratore di Torino... e insomma, è chiaro che anche per la Giustizia ci sarà molto da fare... - cantilena il pregnante componente del governo Conte, con l'incedere tipico di Salvini quando emana una delle sue 'scomuniche', come coi giornalisti di RaiNews24 portatori di 'maglietta rossa' –. Beh, ecco, a lui vorrei dire che chi amministra la Giustizia dovrebbe essere 'super partes', non dovrebbe fare politica...».

Poi smette la temporanea, virtuale veste istituzionale, Matteo Salvini, e reindossa la casacca da 'uomo immagine' – assai prima che da dirigente apicale – della Lega.

Riepilogo dei buoni propositi, punto programmatico per punto programmatico: «Piano piano.. Immigrazione; lotta alle mafie; lotta alle droghe; lotta alla contraffazione nei mercati, ma anche sulle spiagge, per difendere i commercianti italiani e gli artigiani italiani che pagano le tasse... Poi ci riuniamo in Calabria, però – avvisa Salvini, vellicando clamorosamente la 'pancia' dei presenti, in una regione considerata 'canaglia' da decenni per l'inaffidabilità dei conti di Aziende sanitarie provinciali e Aziende ospedaliere, ma ancor peggio disastrata quanto a qualità e quantità delle prestazioni sanitarie erogate dal settore pubblico –, perché chi paga le tasse in Calabria ha diritto d'avere ospedali che funzionino qui, senza doversi fare mille chilometri per andare a farsi curare dall'altra parte del Paese, ha diritto di avere strade e autostrade ».

C'è ancòra tempo per un «in bocca al lupo!» e qualche considerazione finale. In sala, si possono notare la quasisenatrice reggina Tilde Minasi, il coordinatore provinciale di Cosenza Bernardo Spadafora, la 'padrona di casa' – essendo villese, e per di più biconsigliera comunale – Francesca Anastasia Porpiglia, il coordinatore provinciale vibonese Antonio Piserà. Alla destra del leader, non può mancare il neodeputato e coordinatore regionale del Carroccio Domenico Furgiuele.

Mancano eccome, invece – ci si poteva accettare anche qualche scommessa... – i fratelli Franco e Nuccio Recupero, già ben conosciuti il primo quale coordinatore regionale Sicurezza e Immigrazione della Lega, coordinatore cittadino del Carroccio il secondo.

«Cercherò di girare tutta l'Italia provincia per provincia, Comune per Comune – rassicura il potente ministro –. Poi, da ministro dell'Interno io sono a disposizione di 8mila sindaci, di 8mila Comuni e di 60 milioni d'italiani, perché su questo ho giurato: serve sicurezza indipendentemente dal colore politico di un'Amministrazione o di un cittadino. Sicurezza per me, è sicurezza per tutti a prescindere dall'idea, dalla latitudine, dalle condizioni politiche».

Talmente tante volte il microfono gracchia, che alla fine la battutina Salvini non se la fa sfuggire: «Ma cos'è, il microfono della Cgil?, un "microfono rosso"...? – ironizza –, lavora quando ci ha voglia lui? Vabbè, usiamo quello che c'è a disposizione...».

Ma dopo un secondo riprende, e riprende dritto come un treno. Quindi, «ministro di tutti: di tutti i sindaci, di tutti gli italiani, simpatici e anipaici... Però, segretario di un movimento politico che ho ereditato che era al 2-3%, che era presente in una piccola pare del Paese... E anche all'interno della mia Lega, che amo più di me stesso!, quando ho iniziato a dire: "Ragazzi, dobbiamo crescere, dobbiamo coinvolgere, dobbiamo capire, dobbiamo incontrare, dobbiamo allargare, dobbiamo ascoltare...", qualcuno mi vedeva come un matto sia a Milano, sia a Reggio Calabria... A Milano, perché mi dicevano 'Tempo perso', a Reggio perché pensavano "Tanto, questo è il solito che viene giù, prende due voti e poi, chi s'è visto s'è visto..."».

È andata così?, sta andando così?, andrà così? Secondo il Capitano, assolutamente no: «Noi siamo qua. E siamo al Governo – arringa Matteo Salvini, alle ultime battute davanti ai suoi commensali a ben caro prezzo –. E io non me ne vado dalla Calabria fino a quando non ci sarà qualche posto di lavoro in più e qualche mafioso in meno».

Lo scroscio d'applausi, inevitabile ma nello specifico anche parecchio convinto, chiude la serata.