Reggio Calabria
 

Nasce l'associazione "Altea": la lotta alle dipendenze diventa percorso civico di auto-aiuto

Si è svolta giovedì 24 maggio, in una gremita "Sala Monteleone" al Consiglio Regionale della Calabria, l'Iniziativa "InDipendenze" organizzata dall'Associazione "Altea" per annunciare la sua nascita oltre che la sua mission ad Operatori di settore, Istituzioni e comuni cittadini ma, soprattutto a chi vive come protagonista o suo famigliare il drammatico problema di avere una dipendenza sia da sostanze psicotrope , sia da alcol, psicofarmaci, internet, gioco, sex addiction o nuove dipendenze.
Il Dott. Lino Caserta ( Dir. del Centro ACE di Pellaro e Presidente Onorario di "Altea") assume onore ed onere di aprire i lavori e moderare l'Incontro con una dovuta panoramica sulle tematiche che caratterizzeranno il delicato ed articolato tema delle "dipendenze" nei suoi vari aspetti: da quello umano a quello medico senza dimenticare quello giuridico-amministrativo e finanche socio-culturale.
A più riprese viene evidenziato e proposto da Caserta, infatti, l'unico modello che può, a suo avviso, divenire "terapia senza medicine" a completamento, se non superamento, del sistema sanitario attuale che, ad oggi, presenta gap che lo rendono inadeguato nel perseguimento dei suoi stessi obiettivi; quel modello (già sperimentato con successo all'A.C.E. di Pellaro) dell'essere "comunità" a dispetto stesso di ogni avanguardia "tecnica" che, da sola, finirebbe per risultare aridamente inefficace nel tempo, nel suo trascurare troppo spesso la "persona".
Proprio la "persona", spiega la Presidente di "Altea" Dott.ssa Mimma Mollica, è il centro di gravità del nuovo approccio alla problematica affrontata da un punto di vista che vuole credere nell'individuo, nella sua storia e sopratutto nella sua possibilità di aver un futuro di trasformazione. Ascoltare le famiglie, accogliere senza giudizio le vittime delle dipendenze, creare rete umana, scientifica e socialmente coraggiosa, sono i nostri principi che, attraverso confronto e condivisione, diventano essi stessi, primi passi della "cura".
La gravità delle dipendenze da sostanze psicotrope viene spiegata scientificamente dalla psichiatra Nella Salvadori che descrive, bio-chimicamente, come agiscono alcune tra le più diffuse droghe in circolazione; sostanze spesso sottovalutate nei loro effetti a medio-lungo termine, sia sul fisico, sia sulle funzioni neurocognitive. La Salvadori parla anche di altre (nuove) dipendenze che oggi cominciano ad emergere che, ove non si intervenisse seriamente, diventerebbero esplosivi problemi sociali e sanitari.
Sottolinea anche le difficoltà immense che, ad oggi, lo scenario di cura ancora incontra con le "doppie diagnosi".
Quali le difficoltà di gestione nei modelli "storici" e quali i meandri amministrativi rispetto alle dipendenze?
Lo spiega in modo schietto e prorompente la Dott.ssa Patrizia Gambardella, a fronte della sua esperienza pluriennale di settore, che ha prodotto un'ampia consapevolezza degli strumenti "al servizio" delle persone con le dipendenze più disparate e quindi degli intoppi o, spesso, della totale inadeguatezza dell'attuale sistema istituzionale che manca, storicamente, proprio di quegli elementi "connettivi" fondamentali che rendano l'approccio alla questione "sistemico" nel costringerlo, attraverso questo filtro "civico", ad interfacciarsi tra i suoi vari livelli e renderlo di fatto efficace .
Rimarcando l'obiettivo primario dell'associazione di "accompagnare" in questo delicato percorso gli esseri umani affetti da dipendenze nel trovare una soluzione, la Gambardella specifica ancora che "Il compito Altea è proprio quello di andare a colmare quel vuoto della solitudine sociale di chi ne è coinvolto nei diversi ruoli".
Da dove viene il "modello Altea"?
"Altea" non propone l'avventura di formule "sperimentali" ma importa, contestualizzandolo, il modello della "Associazione Familiari Tossicodipendenti " di Trento, alla cui Direttrice (Dott.ssa Paola Meina) spetta il compito di chiudere la carrellata di interventi previsti, raccontando un'esperienza attiva sul territorio da oltre 35 anni.
La Meina fa emergere subito l'aspetto caratterizzante di A.F.T. con alcune parole d'ordine: accoglienza, solidarietà, umanità, casa. L'Associazione diventa dunque " famiglia non collusa " col problema e, con l'aiuto di professionisti, traduce le esigenze del territorio alle Istituzioni, diventa propositiva, realizza progetti e fornisce idee adeguate restituendo il prodotto di questo lavoro al territorio stesso come risposta al cittadino "a rischio".
Occuparsi, nella persona, della fragilità senza alcun giudizio; offrire ciò di cui si ha bisogno "qui ed ora"; ascoltare la sua famiglia; cercare, con professionalità ed umanità, risposte concrete nella complessità del problema in tutti i suoi aspetti: "ti accolgo, ti nutro, ti vesto e ti do un letto per strapparti alla strada" (attenti anche alle peculiarità di "genere"); "ti accompagno alla presa in carico dei servizi sanitari e sociali, presiedo alle riunioni di rete con la tua famiglia e ti sottraggo all'isolamento ed alle paure di Chi si può prendere cura di Te fin quando non ne sarai in grado da solo".
Questo lo spirito condiviso tra "AFT" ed "Altea" frutto di scambi concreti già realizzati. Ecco dunque che "accogliere" diventa imperativo proprio in quel limbo che separa queste figure dall'avvio di un percorso concreto, i cui tempi sono spesso incerti e pieni di ostacoli; il momento esatto in cui va data un'altra prospettiva che non sia la dipendenza.
Gli ultimi interventi sono del pubblico e, oltre a quelli degni di nota attraverso cui l'Ordine degli Psicologi da una parte e molte altre Associazioni dall'altra hanno garantito sostegno all'iniziativa, va registrato proprio quello di uno degli ospiti della Comunità "La Casa del Sole" che, nel raccontare la sua esperienza vincendo proprio l'isolamento e la vergogna, sintetizza tutto con un "Ho paura di quello che troverò fuori".


Frase che richiama le coscienze doverosamente a quello spirito che ha contraddistinto l'intero e partecipatissimo Incontro: se non si lavora per un modello di società in cui la mutualità diviene non "atto di carità" ma "scelta di metodo" consapevole ed ordinaria produrremo sempre quella frustrazione, quell'isolamento e quelle fragilità che diventano terreno ideale per l'ingresso nei "paradisi artificiali" delle droghe e di ogni altra forma di dipendenza .