Reggio Calabria
 

Prosciolta Adriana Musella: non ha calunniato la giornalista Alessia Candito

musella adriana 500Adriana Musella non ha calunniato la giornalista de la Repubblica e del Corriere della Calabria, Alessia Candito. Lo ha stabilito il Gup di Reggio Calabria che ha accolto le istanze dell'avvocato Francesco Albanese e ha disposto il non luogo a procedere nei confronti della presidente del Movimento Antimafia Riferimenti, attualmente accusata di malversazione per aver speso – secondo la tesi della Procura di Reggio Calabria – in maniera non conforme i soldi pubblici destinati alla sua associazione. Ma dall'accusa di aver calunniato la giornalista Candito, la Musella esce più che bene dato che il Gup ha rilevato come il fatto non costituisca reato.


Ma quali sono i fatti?


Musella aveva querelato per diffamazione aggravata la giornalista Candito, in relazione a un articolo pubblicato, dove si faceva osservare che una parte dei finanziamenti pubblici ricevuti dall'associazione venivano spesi per beni e servizi non legati all'attività sociale.

Una vicenda divulgata dalla stessa Candito e della sua testata, ma ripresa anche da altri organi di informazione. Lo stesso portale Ossigeno per l'informazione, che si occupa dei fatti riguardanti i giornalisti italiani, si era schierato dalla parte della Candito.

Tuttavia Adriana Musella, con la sua querela, non aveva accusato Alessia Candito di aver copiato fraudolentemente, dal suo personal computer, i dati contabili dell'associazione, approfittando – durante un incontro tra le due – di un suo momentaneo allontanamento.


Ma solo di diffamazione.


La querela è stata archiviata a luglio 2017 dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria, al quale la giornalista aveva fornito una registrazione integrale di quel colloquio con la Musella, dimostrando così che quest'ultima le aveva dato volontariamente i file con i documenti contabili. Musella si era opposta alla richiesta di archiviazione, ma il giudice aveva ribadito – come si legge nell'ordinanza di archiviazione – che "Candito non ha fatto altro che il suo mestiere di giornalista, esponendo e commentando i dati legittimamente acquisiti, esercitando il diritto di cronaca e di critica tutelato dalla Carta Costituzionale".


Dal PC della Musella – non particolarmente avvezza all'uso del dispositivo – la Candito avrebbe copiato però atti non definitivi e non ufficiali circa la contabilità dell'associazione Riferimenti. Accortasi della circostanza, Musella avrebbe detto chiaramente alla giornalista (telefonata effettuata alla presenza dell'agente di scorta della Musella) di non fornire il consenso per la pubblicazione dei documenti, in quanto non ancora valutati dal proprio consulente. La Candito non solo avrebbe poi pubblicato, ma li avrebbe forniti – secondo quanto dichiarato dalla Musella - alla trasmissione "Le Iene" che poco tempo dopo si occuperà del caso, sulla scorta proprio di quei documenti non definitivi.


Da qui la denuncia per diffamazione poi archiviata. Oggi, invece, il non luogo a procedere: Adriana Musella non ha calunniato Alessia Candito. Accolta in toto la tesi della difesa della Musella, rappresentata dall'avvocato Francesco Albanese.


La giornalista si era anche costituita parte civile per ottenere il risarcimento del danno.