Fronte del Palco
 

Quella piccola tragica borghesia. Meravigliosa interpretazione di Massimo Dapporto al Teatro Gioiosa nella piece tratta da un romanzo cult di Vincenzo Cerami

IMG-20171216-WA0002di Enzo Romeo - Massimo Dapporto è un grandissimo attore. Non è il cronista a sostenerlo, ma gli applausi che accompagnano i suoi spettacoli. Ieri sera al teatro Goiosa Jonica il famoso artista ha riportato in scena la tragicommedia "UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO", con il solito successo e la gratificazione del pubblico, accorso per vedere una delle più belle rappresentazioni teatrali tratta dal romanzo cult di Vincenzo Cerami, che diede il la anche ad una trasposizione cinematografica con Alberto Sordi protagonista.


Ieri serra emozioni e brividi, con un Dapporto totalmente immerso nella parte. E' bello che una compagnia piccola, ma ben strutturata, raggiunga anche i teatri di provincia, dove il legno fa sentire il suo odore. E' bello che una sensibilità culturale, che anche in provincia esiste, trovi possibilità di rappresentazione. E' bello, insomma,che lo sforzo che compie ogni anno il direttore artistico della stagione teatrale della Locride Domenico Pantano, ottenga il risultato di vedere condivisa l'idea, secondo la quale fare il teatro è arte sublime.


Ed è bello che un dramma forte, intenso, violento come è la storia che la piece racconta, trovi la partecipazione del pubblico locrideo, che dovrebbe, è vero, imparare ad essere un po' meno timido e a caricare di emozioni l'atmosfera, ma che sa cogliere l'importanza delle cose.


Un BORGHESE PICCOLO PICCOLO"racconta la storia di Giovanni Vivaldi, uno zelante impiegato ministeriale che ha un solo obiettivo ormai: sistemare il lfiglio Mario, fresco di diploma di ragioniere, e finire la costruzione di una piccola casa in campagna, dove ha intenzione di sistemarsi a pensione raggiunta con la moglie Amalia.


La sua diventa un'ossessione. E quando si presenta l'occasione di un concorso, proprio nel ministero dove lavora, Giovanni con determinazione cerca di trovare le condizioni giuste per dare al figlio una chanche vittoriosa. Il dramma è straordinariamente rappresentato, un padre per un figlio briga, si impegna, accetta compromessi sopportabili. Giovanni si affida al suo capoufficio. Un funzionario molto poco elegante, forforoso, ma potente. Un alto in grado della massoneria che, dopo avere illustrato mille difficoltà enormi per vincere il concorso, offre a Giovanni una strada, l'unica. Aderire alla massoneria, così ci penseranno i fratelli. Mario arriva al concorso con il compito in tasca, ma non avrà la soddisfazione di scrive un rigo. Alla prova non arriverà mai , perchè verra' ucciso proprio la da un rivoltoso impegnato in una protesta di piazza.


E' la fine di tutto. Giovanni cerca di trovare una strada, si dedica alla moglie che dal momento della tragedia non parla più e vive nel suo mondo, ma lo tormenta il pensiero della vendetta. Non svelerà alla polizia l'identità dell'assassino che lui ha visto quel giorno. Si farà giustizia da solo, rapendo il terrorista e torturandolo fino alla morte. Sarà una vendetta senza alcuna soddisfazione, perchè quello stesso giorno arriva il momento della pensione e Amalia muore.


E' dilaniante la scena finale, quando Giovanni-Dapporto fa la conta dei possibili anni che gli restano da vivere e prende contezza che la vita da quel momento sarà sempre la stessa.
"E così, è così, è cosi....", ripeterà fino allo stremo, accompagnando la chiusura delle luci e gli applausi in sala.


L'adattamento e la regia sono di Fabrizio Coniglio, che recita pure. Le musiche originali di Nicola Piovani.


Bravissimi gli altri attori, che accompagnano Dapporto, Susanna Marcomeni( una grandissima attrice, semplicemente grandissima), Roberto D'Alessandro ( incisiva, potente la sua cesellatura del capoufficio) e Federico Rubino.