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Stamattina mi sono rasato come dio comanda

Cimiteronuova1di Nino Mallamaci*- Stamattina mi sono rasato come dio comanda. Non mi potevo presentare davanti a mio padre con la barba di due giorni, specialmente dopo che lui, negli ultimi giorni della sua vita terrena, con la bocca impastata e le parole pronunciate a fatica, mi ripeteva sempre, non appena mi avvicinavo al suo capezzale: Nino, a barba. La ricorrenza di San Benedetto, per me, sta tutta in quell'illustrazione del libro di letture della seconda o terza elementare. Un tetto di tegole, e sotto la sporgenza una rondine graziosa, ad ali spiegate, con la scritta "San Benedetto, la rondine sotto il tetto". Per il resto, l'onomastico di mio padre era tale e quale al compleanno. Un bacio veloce, accompagnato da una specie di mormorio: auguri. Punto. Niente festeggiamenti, niente torte, niente regali, forse solo una volta un profumo consegnato con ritrosia alla scrivania dove sedeva, quasi vergognandomi per un gesto così inusuale. Era una scelta sua, non certo di mia madre. Non era il caso di abbandonarsi a pratiche tanto frivole, così poco, per così dire, concrete.

Oggi, invece, rivolto alla sua foto sul marmo, ho potuto abbandonarmi alla frase per intero, e con voce ferma gli ho detto "auguri, papà". Lui mi ha guardato, gli occhi piccoli alzati oltre le lenti da presbite, distratti per un attimo dalla solita scrivania con sopra gli appunti di lavoro che stanno lì da decenni, e ha sorriso del suo sorriso misurato, composto. Poi gli ho confidato di avere al braccio l'apparecchio dell'holter, perché la mia pressione arteriosa, così come la sua per tanto tempo fino alla fine, in questi giorni fa le bizze. Lui non ha detto nulla, come quando era in vita e usava mia madre da intermediario per comunicarmi qualsiasi cosa. Le avrebbe detto, a tavola la sera tardi quando lei lo aspettava fino a qualsiasi ora senza cenare, di raccomandarmi di stare attento, di non trascurare questi segnali. Proprio lui, che per lunghi anni non si è mai curato pur essendo consapevole, da medico, dei danni che si stava procurando. Poi l'ho salutato, insieme ai suoi vicini, con un bacio appoggiato sulle punte delle dita e lasciato sulla foto, e sono andato via, dandogli appuntamento alla prossima rondine sotto il tetto. Mentre mi allontanavo, attraverso quei vialetti pieni di vite già passate, ho sentito il suo sguardo che mi accompagnava, e, come sempre, come quando era tra noi, mi diceva, senza dire, di non mollare.

* Avvocato e scrittore