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I calabresi tra crudeltà e bontà

razzismo13gendi Nino Mallamaci* - Conservo, ingiallito dal tempo, un articolo di Repubblica vecchio di vent'anni. Si tratta di un'intervista a Luigi – Luca Cavalli Sforza nella quale il grande studioso, scomparso pochi mesi fa, illustra una parte importante del suo lavoro; quella che fa letteralmente a pezzi il razzismo utilizzando la scienza, in particolare la genetica. Ho approfondito l'argomento tempo dopo con la lettura di suoi testi anche ostici – zeppi di dati e tabelle e grafici – e pubblicazioni di altri scienziati, come "Armi acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni " di Jared Diamond. Non voglio fare sfoggio di erudizione, ma semplicemente fare capire che la stupidità del razzismo e della xenofobia, figli diretti dell'ignoranza, è stata autorevolmente certificata dalla scienza. Questa estate ho avuto la disgrazia di intavolare una discussione con una razzista non dichiarata – una dei tanti che: "non sono razzista, ma ..." - la quale mi voleva convincere che tutti i nigeriani hanno la propensione a delinquere utilizzando un suo personalissimo metodo induttivo. Siccome era stata in un C.a.r.a., e in quel contesto alcuni nigeriani minacciavano e angariavano gli altri ospiti – tra l'altro, anche loro connazionali, la qual cosa avrebbe già dovuto convincerla della assurdità delle sue conclusioni – lei da quegli episodi ricavava la sua teoria, valida, a suo dire, perché sperimentata direttamente: tutti i nigeriani sono delinquenti. Ovviamente, alla fine mi sono dovuto arrendere, non senza aver lottato com'è notoriamente mio costume, lasciandola alle sue sciocche convinzioni prodotte dalla generalizzazione. Questa è, a mio avviso, una delle pratiche più insensate, insieme al pensare per luoghi comuni e per stereotipi; essi viziano irreparabilmente i ragionamenti in ogni ambito, non solo nel razzismo e nella xenofobia. Italiani mangia spaghetti, meridionali fannulloni, avvocati imbroglioni, politici ladri, commercianti truffatori. Gli esempi potrebbero riempire pagine e pagine.

E veniamo ai calabresi. Mafiosi, scansafatiche, presuntuosi; per Lombroso: melanconici, biliosi, briganti, criminali, cannibali.

Eccoci sistemati.

E allora, io credo che il migliore spot contro il razzismo, la xenofobia, la generalizzazione, e tutti gli altri modi di ragionare per stereotipi, preconcetti e luoghi comuni, lo abbiano girato inconsapevolmente il sindaco e gli abitanti di Torre Melissa pochi giorni fa, quando hanno tratto in salvo dai marosi, a loro rischio e pericolo e senza attendere i soccorsi, 51 profughi di etnia curda. Il migliore spot non solo perché hanno mostrato al mondo come ci si comporta quando si hanno davanti agli occhi esseri umani in difficoltà, senza badare alla loro religione, al colore della loro pelle, alla loro provenienza. Il migliore anche perché dimostrato, con l'agire e non a parole, che i calabresi sono anche questo. Anzi: sono soprattutto questo. E non è un caso che l'esperienza di Riace sia germogliata proprio in Calabria, insieme a tante altre meno note, e proprio in un territorio dove si presume, in base al fatto che una minoranza si dedichi al crimine organizzato, che tutti siano 'ndranghetisti. I calabresi sono quelli della strage di Duisburg, gli esportatori del male in ogni angolo del mondo. Sono quelli che danno loro conterranei in pasto ai maiali o che sparano al nero in cerca di lamiere per costruirsi un rifugio dalle intemperie. Ma sono quelli di Torre Melissa, di Riace, i tantissimi che a Crotone e in altri luoghi si sono mobilitati per dare assistenza ai migranti scacciati dai centri s.p.r.a.r. e c.a.r.a., i milioni che si sono spaccati la schiena in ogni dove lavorando da mane a sera.

Se c'è una morale da ricavare da tutto questo, un insegnamento universale, valido per i calabresi e per tutti gli esseri umani sulla faccia della terra, è a mio avviso la seguente: giudica il tuo prossimo dalle azioni individuali che compie, stimola la conoscenza reciproca, l'incontro. Lo so, è difficile, in questi tempi di urla amplificate dalla potenza divulgatrice dei media. Ma abbiamo altra scelta? L'importante è fare di tutto per provarci, al di là delle probabilità di raggiungere il risultato. Ognuno nel proprio ambito, e ognuno in base alle proprie capacità e possibilità, abbiamo il dovere morale di agire.

*Avvocato e scrittore