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Papa Francesco e Sergio Mattarella, ipocrisia e bontà

bergogliopapa mattarelladi Nino Mallamaci* - Il Sommo poeta li vede, nell'Inferno, arrancare sotto pesanti mantelli, l'esterno dorato e l'interno di piombo. Sono gli ipocriti, quelli che vivono di apparenze, quelli che Papa Francesco non smette di biasimare dicendo, questo l'ultima volta che ne ha parlato, che pensano di poter amare Dio odiando il prossimo. Non fa nomi, il Papa, ma non credo ce ne sia bisogno.

A questa riflessione, o constatazione, Francesco qualche volta ne ha fatta seguire un'altra, affermando che preferisce gli atei a questo tipo di persone. Non solo per questo, ma certamente anche per questo adoro Bergoglio. Molte volte, nel corso della mia vita, ho desiderato ardentemente di essere credente.

Mi sono immaginato in chiesa, inginocchiato davanti a Cristo in croce, a pregare e a ricevere da questa semplice azione un conforto, un aiuto, un abbraccio, sia pure metaforico. Specialmente nei momenti bui, quando il mondo intero sembra gravare sulle mie spalle; quando mi guardo intorno e dentro me stesso, ma non trovo nulla di giusto, niente che mi possa consolare e risollevare. E' comoda, la fede. Per questo motivo si utilizza il verbo rifugiarsi, credo: ci si sottrae alle brutture del mondo rifugiandosi nella fede. Purtroppo non ci sono mai riuscito, e a chi mi chiede lumi sull'argomento rispondo, con un solo apparente ossimoro, che sono un ateo cristiano.

Cristiano di principi, se non di religione. Perché credo nella tolleranza, nella solidarietà, nella bontà. Termine divenuto desueto, come l'aggettivo buono, con l'affermarsi di una parola odiosa perché partorita da quelli che praticano il suo contrario, quelli che, essendo cattivi, accusano i buoni di essere non tali ma buonisti. C'è voluto il presidente della Repubblica per riportare la bontà al centro del dibattito pubblico, addirittura della politica. Sono tempi in cui si hanno addirittura delle remore a dichiararsi buoni, a fare discorsi da buoni: aiutare il prossimo andando in Africa a rischiare la vita, stare dalla parte dei disperati sui barconi, mettere al centro l'essere umano e non l'italiano in quanto tale, prescindendo da quello che fa e dice. Tutto ciò sembra fuori moda, da condannare con la peggiore accusa: sei un buonista.

E se fossimo semplicemente buoni? Se fossimo soltanto normali esseri umani che, come dice spesso Mimmo Lucano, non fanno nulla di speciale se non soccorrere chi e nel momento in cui ha bisogno? Se vedo una persona a terra l'aiuto a rimettersi in piedi: questa è la norma.

Se sono ateo, cattolico, ortodosso, musulmano. E se chi tende la mano per rialzarsi è ateo, cattolico, ortodosso, musulmano. Questo non ha nessuna importanza. Ci sono solo due mani, una protesa in cerca d'aiuto e l'altra che si tende ad aiutare. Il colore della pelle o la religione cui appartiene o fa riferimento chi compie questi gesti non ha alcuna importanza. E' il gesto che è importante e definitivo. Questo non si stanca di dire Bergoglio, con un ragionamento laico fatto da un Papa. Un altro ossimoro. E questo ha voluto comunicare agli italiani il presidente Mattarella. Un uomo politico che non ha remore a parlare di bontà. Perché, alla fine, di questo si tratta, o si dovrebbe trattare. Impegnarsi, ciascuno nel proprio ambito, con le proprie possibilità, per stare bene e fare stare bene l'altro. Una missione che può riempirti la vita, ateo o credente che tu sia.

* Avvocato e scrittore