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Come ti destagionalizzo il turismo (che non c’è?)

Consegionalegennaio2017di Mario Meliadò

La circostanza che al Consiglio regionale di venerdì scorso l'unico punto approvato abbia riguardato il Garante regionale per i detenuti, e anche le connesse implicazioni sociali e in termini di sicurezza, ha fatto scivolare in secondo piano il resto dei lavori.

In particolare, è quasi scomparso dalle cronache il dibattito, in realtà abbastanza interessante, sull'unica altra proposta di legge regionale in discussione: l'articolato esposto dal consigliere piddino Michele Mirabello, ma in realtà disegno di legge di Giunta oggetto della delibera n. 577 del 23 novembre scorso, sugli incentivi ai trasporti finalizzati alla destagionalizzazione del turismo.

L'ARTICOLATO. Ci dice, il ddl al vaglio il 18 gennaio, che la Calabria vede l'incoming turistico concentrarsi soprattutto ad agosto (per il 40%) e a luglio (20%). Un dato peraltro comune anche a molte altre mete turistiche. Così, l'articolato si prefigge d'estendere anche ad altri mesi dell'anno l'arrivo dei vacanzieri sul territorio calabrese, in particolare incentivando i trasporti «aerei, ferroviari, su gomma e via mare».

I 12 articoli del testo quantificano in un milione e mezzo di euro l'anno gli oneri finanziari in capo all'Ente, inizialmente per il triennio 2017/19.

La gran sorpresa tuttavia giunge già a leggere l'articolo 2, che tra i beneficiari prevede sì «le organizzazioni di viaggio» (e ci mancherebbe!), ma pure, un po' incredibilmente, «le associazioni legalmente riconosciute» incluse quelle «di calabresi emigrati in Italia e all'estero». Senza "paletti" di sorta a restringere in campo, davvero parrebbe che anche "lupetti" degli scout, club service d'ogni tipo o associazioni combattentistiche – sebbene per «programmi di viaggio effettuati in Calabria da gruppi di almeno 25 persone» – possano in futuro attingere pro-quota ai fondi per destagionalizzare i flussi turistici.

Certo lascia qualche perplessità la circostanza che per favorire «efficienza, accessibilità e semplificazione» la Regione intenda allestire «un'apposita piattaforma informatica». Punti interrogativi potrebbero sorgere, in realtà, anche a scandagliare meglio le voci di costo: oltre ai costi relativi ai trasporti in senso stretto, l'art. 7 del testo ammette a rimborso anche i costi pubblicitari per la promozione del programma di viaggio.

I DATI. La normativa è il virtuale sèguito della precedente legge regionale numero 6 del 1995. Ambizioso il target: gruppi di 25 persone destinati a soggiornare in Calabria per almeno 7 pernottamenti.

Il nodo è che pare esserci un legame tra le presenze turistiche in àmbito regionale e le sovvenzioni ai tour operator. Non a caso, già la relazione d'accompagnamento al disegno di legge specifica che i picchi di presenze turistiche si son registrati nella stagione 2007 (8,8 milioni di vacanzieri), parallelamente al dispiegamento delle massime disponibilità finanziarie volte agli incentivi (3 milioni di euro di mano regionale).

Per la verità, in relazione (e solo lì) si trova anche una chiave interpretativa accettabile dell'estensione della categoria dei beneficiari alle associazioni di calabresi emigrati: sarebbero ammesse le associazioni i cui Statuti prevedano esplicitamente «le organizzazioni di viaggio a favore dei propri associati». Come da art. 4, per i progetti collegati a giugno e settembre verrà rimborsato il 25% del totale dell'«imponibile del costo totale del progetto regolarmente rendicontato», mentre per programmi realizzati «in mesi diversi da giugno e settembre» il rimborso sarà del 30%: la cosa parrebbe indicare l'inclusione dei viaggi organizzati persino in alta stagione, ma in realtà il quinto comma chiarisce inequivocabilmente che i programmi di viaggio realizzati in luglio e agosto sono «esclusi» dai contributi. Non comporta oneri finanziari in capo all'Ente, invece, la gestione dei processi, affidata per intero ai dipendenti regionali in forza al settore Promozione turistica.

In realtà, però, i dati più significativi da compulsare sarebbero quelli che non fanno parte dell'articolato né della relazione d'accompagnamento, ma scandiscono la precaria realtà della filiera ricettivo-turistica in Calabria: il 2017, stando al report del Touring Club italiano, ha visto la nostra regione assestarsi a 8 milioni 100mila presenze, che non valgono più del 15esimo posto tra le regioni italiane (..."purtroppo" solo 20: non esattamente un dato d'alta classifica). Ma, come tutte le situazioni puntellate di contraddizioni, quello appena terminato è stato anche l'anno in cui la Calabria s'è scoperta «destinazione cult per europei, cinesi e americani», come ha avuto a scrivere il Sole-24 Ore (che peraltro ha quantificato il movimento turistico a queste latitudini in 9 milioni di visitatori), malgrado le pazzesche disfunzionalità del sistema aeroportuale (e non solo), ed è stata anche l'unica regione d'Italia a ottenere l'ambita certificazione Welcome Chinese, prezioso standard nella gestione della China Tourism Academy, che già tra aprile e maggio prossimi potrebbe consacrare con un "botto" l'anno che s'è appena aperto: il 2018 è infatti l'anno del turismo Europa-Cina. Senza dimenticare la strategicità del food, con Caterina Ceraudo migliore donna chef secondo la guida Michelin e la famosa Lidia Bastianich a fare da "ambasciatrice della Calabria" per il mercato Usa e dell'America Latina.

Luci e ombre, insomma. Ma anche la sensazione che ci si proponga di destagionalizzare un flusso turistico che forse non c'è per come lo immaginiamo, se rimasto relativamente "al palo" persino nel magico 2017 in cui l'Italia è stata presa d'assalto da oltre 50 milioni di turisti.

IL DIBATTITO. In relazione, il consigliere dèm Mirabello parte dalla circostanza che il Testo unico vigente in tema di turismo è imperniato sul presupposto delle deleghe in tema di promozione turistica in capo alle Province: invece sono appena tornate alla Regione, per cui andrebbe armonizzata la normativa di settore. Poi mette in chiaro che il supporto ai flussi turistici destagionalizzati dovrebbe trovare un perno nell'offerta culturale ed enogastronomica calabrese: va detto però che dell'articolato di questo non c'è traccia, vincoli zero al riguardo rispetto ai contorni dell'offerta prospettata nei programmi ammessi ai contributi (che potrebbero benissimo concernere turisti destinati a soggiornare in villaggi-vacanze di qualche massificante "catena" internazionale, bere Barolo e mangiare polenta o gorgonzola: tutti programmi eccezionali, per carità, ma che certo non alimenterebbero in alcun modo una "filiera produttiva calabrese"). Michele Mirabello rammenta poi il +6% di presenze registrato nell'estate 2017: «Abbiamo il dovere di sfruttare questo trend», afferma l'esponente di maggioranza, indicando l'orizzonte della distrettualizzazione del turismo calabrese.

Per parte sua, Wanda Ferro chiede sùbito il ritiro del progetto di legge, auspicando un turismo «senza figli e figliastri» e pianificazioni di settore serie e complessive («Altro che leggi sul golf!», invesce l'ex candidata alla Presidenza rispetto alla legge a suo tempo portata avanti dal capogruppo oliveriano Orlandino Greco) e, complice la recentissima revoca dell'assessore Federica Roccisano, d'assicurare l'auspicata presenza di un assessore al Turismo. Un riferimento poi ripreso a più voci.

Evidenziato a più riprese anche dalla maggioranza (dal piddino Mimmo Bevacqua, per esempio) il senso di responsabilità dei consiglieri d'opposizione, che nei fatti hanno garantito il numero legale, consentendo in precedenza l'approvazione del Garante per i detenuti e in seguito la discussione sugli incentivi turistici, Gianluca Gallo (Casa delle libertà) stigmatizza anche l'idea che il punto possa essere stato sviscerato senza che la Calabria abbia un assessore al Turismo «che non ha ormai da dieci anni», visto che anche nella precedente consiliatura l'allora governatore Peppe Scopelliti trattenne per sé la delega, e comunque in assenza del titolare della delega Mario Oliverio (assente in Aula), e chiede a gran voce «una seduta consiliare ad hoc per ipotizzare una riforma radicale dell'intera normativa di settore», invitando perciò Mirabello a ritirare quella che in atto – complice la campagna elettorale per le Politiche – si configurerebbe come una «legge-spot».

Non distanti le considerazioni di Baldo Esposito (ormai ex alfaniano), che pone in rilievo l'inopportunità di riformare il settore del turismo «a spizzichi e bocconi», calibrando un uppercut circa i beneficiari dei contributi e l'esigenza di rivedere i passaggi che paiono configurarne l'erogabilità anche per i viaggi nei mesi di luglio e agosto (come abbiamo visto, in realtà non è così); poco dopo, il gruppo ritira il parere favorevole precedentemente espresso in Commissione (quando l'orientamento politico dei consiglieri ex-Ap era ancòra legatissimo al centrosinistra a Catanzaro come a Roma, va detto). Di «segmento nevralgico» parla il capogruppo di Forza Italia Sandro Nicolò, convenendo che «il Consiglio va chiamato a un dibattito serio» e condividendo l'idea che il disegno di legge vada ritirato: «Assente il delegato Oliverio e alla vigilia della campagna elettorale, il tema non doveva essere trattato».

La pietra tombale sull'argomento però, come spesso accade, la piazza il "fuoco amico": «Non vedo l'urgenza di proseguire, meglio rinviare anche il vaglio di questo testo a un esame successivo», scandisce Gianni Nucera. Tanto che il vicepresidente Antonio Viscomi intuisce al volo che c'è una «questione politica, non tecnica sui beneficiari o sui termini delle domande: emerge la volontà di discutere l'intera materia, e a questo punto credo sia il caso d'affrontare il nodo in materia complessiva».