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Così fan tutti

coglilatuaopportunitadi Isidoro Malvarosa - "Che novità" "Ma dai!" "Come se non si sapesse" "È sempre così" "Perché gli altri che fanno?"

Reagiscono così, sui social e per la strada, i calabresi alla notizia dell'arresto dei vertici della Sacal, società che ha in gestione gli aeroporti di Lamezia, Reggio e Crotone.

Così fan tutti, non riescono più a stupirsi davanti all'ennesimo terremoto che scuote la loro classe politico-dirigenziale. Una vera e propria organizzazione che condizionava consulenze e assunzioni all'interno dello scalo lametino.

Un "trafichinismo" tutto nostrano portato all'estremo delirio di spartirsi finanche i tirocini del progetto "Garanzia Giovani". Raccomandavano parenti e amici per percorsi formativi da 500 euro al mese pagati dal Fondo Sociale dell'Unione Europea.

Le raccomandazioni per i tirocini di Garanzia Giovani. Avete capito bene.

L'ennesima squallida pagina, l'ulteriore fondo toccato, alimentato da una parte dalla smania di controllare tutto – le logiche del "Tranquillo, ma viu ieu" "Come si chiama? Dimmi che me lo appunto" "U postu è u toi" – e dall'altra dalla consapevolezza del "Si fissa si no' fai".

La giustificazione che l'avresti fatto anche tu se fossi stato al loro posto. La faccia oscura della medaglia del mancato senso di sorpresa dei calabresi.

Il pensiero inconfessabile. ll dramma nel dramma dello sminuire ogni volta terremoti giudiziari come questo, dire: Ma figurati, lo sapevamo già, fanno tutti così.

Una mentalità che sottende un comportamento comune: chiunque al posto loro, si sarebbe comportato allo stesso modo. La condanna a metà tra il disgusto e la malcelata invidia.

"Si eru ieu faciva puru peggiu"

Perché in una regione affamata di lavoro anche un tirocinio diventa una clientela, un posto da assegnare. Perché tutti teniamo famiglia e il primo pensiero appena alla prima occasione va immediatamente a loro.

Il potere logora chi ce l'ha, in Calabria.

"Se divento sindaco io, vi sistemo a tutti".

E di fronte all'ennesimo esempio malsano di gestione della cosa pubblica, quel familismo amorale che ci contraddistingue da decenni, non riusciamo neppure ad incazzarci più di tanto.

Un po' per assuefazione ed esasperazione, un po' perché forse vorremmo essere al posto loro.

Così mentre i più meritevoli, quelli che altrove trovano lavoro facile e pulito, da quello stesso aeroporto facevano il check-in e si imbarcavano, gli altri – i parenti e gli amici – restavano a lavorare in Calabria. Senza titoli, ma con l'unico merito di essere imparentati o segnalati dal pezzo grosso di turno.

Perché in Calabria si salva solo chi conosce e chi conta.

E in seconda battuta chi conosce qualcuno che conta.

Perché in Calabria, se non conosci, non ti fanno fare manco un tirocinio pagato coi soldi della Commissione Europea.

E mentre intimamente giustifichiamo chi sistema i suoi, direttamente e indirettamente alimentiamo quel sistema. Vorremmo attingerne a piene mani. Per smania di potere, per pigrizia, perché alternative non ce ne sono, perché così fan tutti.

Ma ci sbagliamo: nei posti civili, così non fa nessuno.

E la strada verso quella rettitudine, quel rispetto della cosa pubblica e quel contegno sono lastricate di scelte in-familiari: non chiamare il parente per saltare la fila, non sistemare il fratello, non favorire gli amici. Affrancarci dal clientelismo ed entrare nel mondo del diritto.

Chi sarà il rivoluzionario? Chi sarà il primo ad iniziare?