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“Ho saputo tramite un mio parente magistrato…”

Cannizzaro Francesco nuova 500 2 2di Claudio Cordova - Che l'attuale deputato Francesco Cannizzaro sia il figlioccio politico dell'ex senatore Antonio Caridi, attualmente imputato per reati di 'ndrangheta, è notorio. I due vengono anche intercettati insieme, mentre si trovano a colloqui con soggetti tutt'altro che specchiati nella Piana di Gioia Tauro. Inevitabile, dunque, che la vicenda giudiziaria attraversata da Caridi (attualmente imputato nel maxiprocesso "Gotha" alla masso-'ndrangheta) possa essere oggetto delle conversazioni di Cannizzaro.

I dettagli che rivela il presidente del Parco Nazionale d'Aspromonte, Giuseppe Bombino, sono però molto interessanti.

Agli inquirenti, Bombino racconta di un incontro avvenuto il 15 settembre 2016 presso il Dipartimento universitario di Agraria di Reggio Calabria, durante il quale Cannizzaro, con riferimento alla vicenda giudiziaria di Caridi, avrebbe riferito a Bombinodi «sentirsi comunque tranquillo», nonostante il «suo stretto rapporto con il Senatore Caridi».

Fin qui nulla quaestio. Peraltro Cannizzaro un processo imbastito dalla Dda di Reggio Calabria lo ha già affrontato, venendo assolto.

Interessante e inquietante allo stesso tempo è, però, ciò che il deputato di Forza Italia avrebbe riferito successivamente. Secondo il racconto di Bombino, Cannizzaro avrebbe affermato di aver saputo «tramite un suo stretto parente magistrato», sia dell'imminente arresto di Caridi sia che «a suo carico non vi era alcun provvedimento restrittivo pendente».

Millanteria o verità? Il dato certo è che, effettivamente, Cannizzaro ha un parente (una donna) in magistratura. E, tuttavia, è indicativo che un esponente politico possa solo temere (tanto da ricevere informazioni sul punto) di essere attenzionato dalla magistratura antimafia. Magistratura con cui Cannizzaro, peraltro, afferma di avere ottimi rapporti, dicendo a Bombino di aver trascorso, durante l'estate 2016, «diversi momenti conviviali in compagnia di magistrati con le relative scorte» presso una non meglio specificata abitazione di Roccella Jonica.

Dai discorsi ascoltati da Cannizzaro, Bombino deduce e mette a verbale i propri convincimenti che il primo voleva fargli intendere «che poteva venire a conoscenza di notizie riservate e che lui comunque, in ragione della stretta parentela con il magistrto, era inattaccabile», tanto da indurlo a pensare che «il Cannizzaro sapesse delle ... dichiarazioni rese» da Bombino «al ROS di Reggio Calabria sul suo conto».