Dossier
 

Il candidato di Forza Italia, Francesco Cannizzaro: il "figlioccio" di Antonio Caridi, tra incontri con mafiosi, elezioni di partito truccate e inchieste giudiziarie

Cannizzaro Francesco nuova 500 2 2di Claudio Cordova - A nemmeno 36 anni può già vantare un curriculum politico lunghissimo, essendo attuale consigliere regionale in carica, ma anche una serie di menzioni giudiziarie equivoche. Francesco Cannizzaro da Santo Stefano d'Aspromonte, candidato alla Camera dei Deputati per Forza Italia è unanimemente riconosciuto come il figlioccio politico del senatore Antonio Caridi, attualmente detenuto con l'accusa di essere stato lo strumento attraverso cui la cupola massonica della 'ndrangheta si sarebbe infiltrata nelle istituzioni. Caridi è considerato il referente politico di varie articolazioni territoriali di 'ndrangheta, tra cui la cosca Raso-Gullace-Albanese. La vicinanza tra Caridi e Cannizzaro è nota ed emerge anche in alcune inchieste giudiziarie: quella "Mammasantissima", ma, soprattutto, quella "Alchemia". Antonio Caridi, all'epoca dello svolgimento delle indagini Assessore comunale per le Politiche Ambientali del Comune di Reggio - nel 2010 è stato eletto (primo fra i candidati risultati eletti, ottenendo nella Provincia reggina circa 11.500 voti) al Consiglio Regionale della Calabria.

Cannizzaro oggi, nonostante la giovane età, è l'uomo forte di Forza Italia. Nel partito di Silvio Berlusconi, non hanno trovato posto in lista candidati come Sandro Nicolò o Gianni Bilardi. Ma lui sì. Cannizzaro viene candidato da Forza Italia nel Collegio della Piana di Gioia Tauro. Proprio dove avrebbe avuto, alcuni anni fa, diversi incontri ad alto rischio.

Nell'inchiesta "Alchemia" sarebbe emerso come, nel corso della campagna elettorale, Caridi non avesse affatto disdegnato l'appoggio e l'alacre attivismo di esponenti di primissimo ordine nella 'ndrangheta calabrese, con i quali anzi non aveva talvolta lesinato di ostentare l'esistenza di rapporti che trascendevano la semplice conoscenza o la generica propaganda elettorale. Non a caso, l'espressione "l'amico mio", usata dagli interlocutori intranei all'associazione, nel corso delle numerose conversazioni telefoniche intercettate per indicare Caridi, è tutt'altro che isolata e sporadica o soggettivamente correlata a taluni soltanto dei soggetti indiscutibilmente gravitanti in ambienti di criminalità organizzata. Al di là delle pittoresche definizioni affettive, l'indagine avrebbe disvelato l'esistenza di rapporti di stabile cointeressenza, (efficacemente tradotta, nel gergo degli affiliati, in termini di "amicizia") tra Caridi ed esponenti della 'ndrangheta - in particolare, per ciò che qui è emerso, della cosca Raso-Gullace-Albanese - rispetto ai quali si era mostrato disponibile ad elargire qualsiasi tipo di "favore" (a costo di coinvolgere altri politici), nella ben riposta convinzione di ottenere un ritorno di consensi, sul piano elettorale, che ne avrebbe determinato l'ascesa politica a più alte cariche pubbliche. Le risultanze intercettati ve restituiscono, plasticamente, l'immagine di autorevoli 'ndranghetisti che, a fronte del successo elettorale raccolto da Caridi nelle consultazioni del marzo 2010, non avevano esitato a gioire, nella certezza di avere "piazzato" all'interno delle Istituzioni - addirittura con compiti strategici, dal momento che Caridi aveva poi ottenuto la carica di Assessore alle Attività Produttive, con evidente e connaturata posizione di agevole interlocuzione con il settore bancario - un "loro" referente, disponibile a favorirli ed assecondarli nelle richieste di volta in volta avanzate. Secondo gli inquirenti, sarebbe stato eletto alla Regione Calabria grazie all'appoggio elettorale della cosca Raso-Gullace-Albanese che lo aveva concretamente sostenuto in quella tornata elettorale; aveva rapporti e frequentazioni con esponenti della cosca, avendo anche partecipato ad importanti e ristretti consessi di "ndrangheta nel corso dei quali si sarebbero dovute affrontare tematiche di interesse operativo per il clan; dalla sua posizione, ha assicurato vantaggi alla cosca.

In presenza di interessi economici rilevanti o anche solo per consentire ai mafiosi di fare favori a terzi (acquisendone sempre più la gratitudine e il rispetto) o per questioni meramente personali, il telefono cellulare dell'amico Caridi squillava e la risposta, era "sono ai vostri ordini". Ecco perché, in vista delle elezioni amministrative regionali svoltesi in Calabria nel marzo 2010, Giovinazzo aveva svolto campagna elettorale incessante e capillare, organizzando riunioni, talvolta anche cene, sia presso l' Ullveto PRINCIPESSA PARK HOTEL di Cittanova che presso lo showroom della ditta I Falegnami di Galuccio Antonio s.a.s (ditte entrambe di fatto gestite dallo stesso ed allo stesso riconducibili); aveva programmato e realizzato veri e propri incontri di 'ndrangheta conducendo il candidato in "casa" dei mafiosi.

Proprio nell'ambito di questi incontri (quantomeno equivoci) emerge anche la figura di Cannizzaro.

Il 10 dicembre 2009, Caridi e il fido Cannizzaro hanno partecipato ad una cena svoltasi a Limbadi, feudo della cosca Mancuso, presso il capannone di Pantaleone Contartese, tra le persone coinvolte nell'inchiesta "Alchemia". Il 4 marzo 2010, lo stess Caridio, accompagnato da Giovinazzo, si sarebbe recato alla masseria dei (pregiudicati) fratelli Rosario e Carmelo Costa, in contrada San Fili a Melicucco, dove si era trattenuto con Girolamo (,'Mommo"), Jimmy Giovinazzo e Francesco Gullace (,'Ciccio").

Risulta altresì che Giovinazzo avesse "obbligato" i suoi dipendenti a votare compatti il candidato Caridi per il Consiglio Regionale, minacciando addirittura il licenziamento (e, successivamente l'interruzione del rapporto lavorati vo, quando dopo l'avvenuta elezione del candidato sponsorizzato, ad un primo conteggio superficiale dei voti nelle sezioni cittanovesi, erano "mancati" alla conta alcuni voti di sostegno al suo candidato). Del resto, l'elezione di Caridi alla Regione era, per la cosca Raso-Gullace­-Albanese una succulenta occasione per concludere affari, sicché era necessario un appoggio totale, senza margini di defezione, così da dimostrarne l'importanza ed indefettibilità per il politico. E Caridi era ben consapevole di ciò, dal momento che non solo non aveva disdegnato le richieste di ausilio della 'ndrangheta, ma, prono ad essa, si era reso disponibile ad esaudirne le istanze. In tal modo si era assicurato il buon esito delle elezioni, la sua presenza nel Consiglio Regionale e con il fiume di voti raccolti, la designazione per ricoprire un importante incarico in Regione. Specularmente, la 'ndrangheta si era assicurato un riferimento stabile ed autorevole nel mondo politico che conta, capace di interagire ed infiltrarsi nell'ambito dell'apparato amministrativo.

Un politico totalmente asservito al volere della 'ndrangheta.

Non si tratta dunque, di una "messa a disposizione" settorialmente orientata volta, cioè, nel confronti di singoli associati ed a servizio dei loro interessi particolari, ma piuttosto di promesse, prestazioni e contributi ad attività direttamente (o indirettamente) funzionali alla vita dell'associazione, che non si sono risolti in apporti delimitati nel tempo ed occasionalmente connotati sul piano soggettivo. Scrive il Gip Bennato, dopo aver richiamato le risultanze dell'inchiesta "Mammasantissima", che vede una richiesta d'arresto nei confronti del senatore: "Dunque, l'indagato sa di poter attingere dall'intera organizzazione (e da ciascuna delle diverse articolazioni che la stessa compongono, ivi compresa quella dei Raso-Gullace-Albanese) il consenso elettorale necessario all'attuazione di quell'asmatico rapporto, sul quale non solo l'organizzazione in sé, ma lo stesso sistema che ne è la rappresentazione più perversa e dannosa, si giova e trae linfa vitale. La recente acquisizione documentale legittima a ritenere che che sebbene l'intraneità del Caridi sia originariamente connotata da un DNA "destefaniano", il suo ruolo si sia dipanato, nel tempo, all'interno dell'intera organizzazione unitaria di 'ndrangheta con caratteristiche trasversali e versatili, connesse dal suo ruolo politico, comunque tutte funzionali allo scopo dell'associazione. In definitiva può affermarsi che quella del Caridi sia un'eredità criminale complessa e sedimentatasi a "strati", entro un lungo argo temporale (coincidente con la sua ascesa politica), il cui lascito si è perpetrato nella medesima realtà associativa, estrinsecandosi nella capacità di interlocuzione ed interazione "indifferenziata" sul piano, per così dire, oleografico. Tale capacità, quintessenza dell'essere "politico di 'ndrangheta", si traduce nel contempo in un valore aggiunto cui ricorrere per perseguire ed effettuare gli scopi stessi del sodalizio. Dunque, l'immagine plasticamente ed efficacemente restituita dalle risultanze investigative, è quella di un politico che, forte della capacità progressivamente accumulata nel serbatoio criminale di origine, la trasfonde, con metodi ancor più raffinati, nelle varie articolazioni, ove si avvale del richiamo alla consolidata "fama criminale" e di "intraneità", acquisita nel tempo".

Caridi è organico alla 'ndrangheta, traendo dalla raccolta di voti delle cosche la propria affermazionc politica e, tuttavia, mutuando i l proprio "potere contrattuale" c la capaci là di interloquire direttamente con le singole articolazioni, proprio dalla posizione di politico al servizio dell'intera organizzazione unitaria. II 4 marzo 2010, Jimmy Giovinazzo si era fatto anche promotore di una riunione di 'ndrangheta con il politico Caridi, tenutasi presso la Masseria dei fratelli Rosario e Carmelo Costa, a Melicucco. I Costa, mafiosi di Rosarno, godono dell'alleanza con i Rsso-Gullace-Albanese. Il procacciamento di VOli da parte dci sodalizio criminale cittanovese si era realizzato attraverso metodologie mafiose. dal momento che, come emerso, sia Raso che Giovinazzo avevano di fatto impedito alla collettività, capillarmente monitorata, qualsivoglia libera espressione del diritto di voto. finanche giungendo a minacciare - qualora avessero orientato le proprie preferenze su candidati diversi da Caridi - il licenziamento dei lavoratori dipendenti presso la struttura alberghiera Uliveto Principessa Park Hotel. Durante quegli incontri era stato siglato il patto di "appoggio" alla candidatura del Caridi,

Il 23 marzo 2010, Giovinazzo convoca, con urgenza. una riunione con tutti gli impiegati, indicando nelle elezioni, l'oggetto dell'ordine del giorno. Particolarmente sintomatico era il tono, inequivocabilmente intimidatorio. della convocazione che acquista certamente valore esponenziale se correlato alla contestuale presenza di Caridi: "Voglio parlare con tutti i dipendenti uno per uno per le elezioni pure quelli che vengono di mattina di pomeriggio dopo le tre (15.00 - ndr) si facciano vedere tutti .... dice Giovinazzo, alla presenza di Caridi, intimando a un suo sottoposto di di trattenere il personale del cambio turno successivo. obbligandolo a partecipare a quella riunione, ribadendo più volte la minaccia di licenziamenti dei dipendenti dissidenti rispetto alla consegna di voto del candidato Caridi (" ... perché devo vedere per queste elezioni ... mi devono dare il voto ... altrimenti li mando GI casa ... che sono della provincia di Reggio. Riunione che effettivamente si tiene e che consente per cosi dire, di "chiudere il cerchio" sull'ipotesi formulata, è costituito dal fatto che, all'esito delle consultazioni elettorali, dalle quali Caridi era risultato "primo degli eletti", con circa 11.500 preferenze, Giovinazzo aveva proceduto ad effettuare il "conteggio" dei voti raccolti nelle sezioni cittanovesi e, persuaso del "tradimento" di qualcuno dei dipendenti, aveva intrapreso una vera e propria caccia al "traditore". nei confronti del quale poter adottare le drastiche misure prospettate, ossia la perdita del posto di lavoro.

Una vera indagine, quella di Giovinazzo, che, a spoglio concluso, invia anche un sms a Caridi: "Buongiorno Onorevole, congratulazioni. Con affetto Jimmi. Da oggi sarà difficile che qualcuno ponga la domanda 'pensi ce la farà sto Caridi?' La risposta è chiara! A presto un abbraccio". Nei giorni successivi lo stesso congratulato con Caridi per la conferma elettorale. In quella conversazione, Jimmy aveva riferito al politico di aver messo a sua disposizione delle camere di albergo della struttura "Uliveto Principessa", avendo l'accortezza di omettere, nella prenotazione, il nome dell'ospite Il 16 aprile 2010, ricevuta notizia dal fido scudiero di Caridi, Ciccio Cannizzaro. La notizia che in seno alla Regione si discuteva di un posto di "assessore" per Caridi, Giovinazzo aveva inviato un sms. "'Ciao non ti volevo salutare, penso tu sia impegnalo, stiamo parlando di le. Confido in un rispettoso incarico legato alla persona ed al risultato! Siamo con le. Un abbraccio Jimmy". La stessa sera, Cannizzaro aveva informato Giovinazzo della nomina di Caridi ad Assessore delle Attività Produttive della Regione

Festa grande negli ambienti di 'ndrangheta.

L'indagine "Alchemia" dei pm Roberto Di Palma e Giulia Pantano ha offerto pregnanti elementi indiziati a sostegno dell'ipotesi accusatoria secondo cui la cosca Raso-Gullace-Albanese, attraverso politici di riferimento (primo fra tutti l'allora assessore del Comune di Reggio Calabria. Antonio Caridi, fosse riuscita ad insinuarsi anche nei concorsi pubblici, agevolando "propri" candidati. Ciò era sicuramente avvenuto: in occasione di un concorso presso la Regione Calabria, ove era stata ammessa Daniela Fazzari, classe 1980 concretamente "segnalata" da Francesco Cannizzaro su specifica indicazione di Caridi che aveva accolto una esplicita richiesta di Girolamo Giovinazzo, longa tnanus di Francesco Gullace.

L'analisi delle ulteriori conversazioni, intercorse tra Gullace e GIovinazzo avevano consentito di verificare che. giil nel novembre 2009, costoro avessero concordato di interessare "per il concorso" della Fazzari sia Caridi che Cannizzaro quest'ultimo Coordinatore Provinciale e Comunale di Reggio Calabria per il Movimento dei Popolari Europei verso il Pdl, fondato dall'onorevole Giuseppe Galati.

A concorso espletato, la Fazzari si era piazzata tra i cento esaminandi ammessi, su un numero complessivo di duecentosessanta candidati. Di ciò lo stesso Cannizzaro aveva informato Giovinazzo

Il concorso pubblico, per il quale Caridi e Cannizzaro o si erano attivati per favorire la candidala Fazzari coincideva temporalmente con quello cui la stessa aveva preso parte per conseguire l'abilitazione alla professione di Consulente del Lavoro, indetto dal Ministero del Lavoro nell'anno 2009. E' infaui emerso che la donna abbia conseguito tale abilitazione il 16 giugno 20 I O, allorquando aveva superato la relativa prova di esame orale davanti alla Commissione di esami della Direzione Regionale del Lavoro di Reggio Calabria, risultando idonea e posizionandosi nella graduatoria finale al numero 73. In virtù dei rapporti familiari con la famiglia Raso, la donna era stata raccomandata ad un concorso pubblico dai politici locali Cannizzaro e Caridi su richiesta dei clan.

L'ipotesi accusatoria assume che l'infiltrazione della cosca fosse avvenuta in occasione del concorso per l'abilitazione alla professione di immobiliarista espletatosi presso la Camera di Commercio di Reggio Calabria. per il quale Marica Criniti era stata raccomandata da Caridi, su esplicita richiesta di Jimmy GIovinazzo che aveva agito per conto dello zio Girolamo Raso ("Mommo ). In tale circostanza, Marica Criniti di Roma, interessata ad ottenere in tempi brevi il "patentino" rilasciato dalla Camera di Commercio per l'abilitazione all'esercizio della professione di immobiliarista. aveva ottenuto l'abilitazione grazie all'intervento operato da Giovinazzo sull'assessore Caridi dietro la corresponsione di una somma imprecisata.

Il 22 novembre 2009 Raso aveva contattato la donna sollecitandole un incontro col nipote ed ammonendola che "a telefono non si dice niente".

Il 29 dicembre 2009 Criniti aveva nuovamente telefonato a Raso per chiedergli se ci fosse possibilità di "favorire" anche altre persone, ovvero Lino dei suoi soci in affari. Dal passaggio della conversazione. chiarissimo sul punto, si comprendeva che Raso chiedesse del denaro, trovando l'assenso di Marica, che così chiosava: "naturalmente ..... dando quello che uno si merita" e ribadiva " ... quello che è necessario", espression i sintomatiche di una proposta, da parte dell' interlocutrice di un rimborso in denaro a Raso, in cambio dell'ulteriore favore.

La persona di riferimento era proprio Caridi.

I telefoni bollono per settimane e tutti si conclude tra aprile e maggio allorquando la Criniti avvia l'attività di interrnediazione immobiliare, con indicazione di luogo di esercizio a Cittanova.

Insomma, Cannizzaro si sarebbe "formato" alla scuola di Totò Caridi: agli atti dell'inchiesta "Mammasantissima", anche le dinamiche (non troppo chiare) interne al Popolo della Libertà.

Persino le elezioni del Coordinamento Provinciale e Grandi Città della Casa delle Libertà sarebbero truccate dal senatore Antonio Caridi e dai suoi più stretti scudieri. Alcuni nomi: il consigliere regionale Francesco Cannizzaro, il consigliere comunale di Reggio Calabria, Antonino Maiolino. Il dato emerge dalle carte dell'inchiesta "Mammasantissima", che ha scoperto la cupola segreta della 'ndrangheta, retta, tra gli altri dagli avvocati Paolo Romeo e Giorgio De Stefano. Nell'inchiesta, Caridi è indagato per associazione mafiosa e sulla sua testa pende una richiesta d'arresto che ora dovrà essere valutata dal Parlamento. Ma nelle intercettazioni raccolte dalla Dda di Reggio Calabria c'è di tutto, compreso lo "Scopelliti boy", Daniele Romeo. Su tutto il territorio regionale calabrese, dal 17 Febbraio 2012, avevano inizio i congressi "Provinciali e Grande Città" del partito "Popolo della Libertà". Nell'area metropolitana di Reggio Calabria veniva avanzata l'unica candidatura di Daniele Romeo, già consigliere Comunale del Comune di Reggio Calabria che, effettivamente, il 18 Febbraio 2012 veniva eletto a capo del Coordinamento "Reggio Grande Città", unitamente ad Antonio Pizzimenti, in qualità di Vice coordinatore. Dagli accertamenti eseguiti dal Ros dei Carabinieri emergeva che oltre a Daniele Romeo erano entrati a far parte del coordinamento altri quindici rappresentanti della lista bloccata.

Oltre al risultato, però, ciò che è molto interessante è la parte antecedente alle consultazioni. Il 9 febbraio alle ore Caridicontatta Daniele Romeoil quale gli domandava se volesse che il suo vice vicario (di Daniele Romeo) fosse uno dei suoi, cioè legato politicamente a Caridi «Però insomma, parliamo prima io e te, ragioniamoci un attimo, se il mio vice vicario fosse uno tuo ... tu che dici?». Caridi risponde d'essere più interessato al Coordinamento Provinciale "allora, io ero interessato più al, al provinciale onestamente", aggiungendo "o uno o l'altro ... dico no? Se il Provinciale, dico, anche assai, mi interessa più a livello ... no?". A questo punto Daniele Romeo gli suggerisce che avrebbe potuto prendersi due persone del Coordinamento Provinciale anziché il vice "Magari tu ti pi, ti pigli due persone del provinciale invece che il vice ...". Caridi lascia intendere che in seguito avrebbero valutato la questione e chiedeva lumi sulle date di svolgimento dei congressi che avrebbero provveduto alla elezione del Coordinamento Provinciale e Coordinamento Grande città "Vabbè ... intanto ... incompr. ... comunque senti una ... quando è? Quando sono i congressi?". Daniele Romeo risponde che il congresso "Grande Città" si sarebbe svolto il 17 (Febbraio), precisando che era stato appena convocato "Il ... grande città il diciassette, è stato appena convocato", mentre il congresso "Provinciale" con molta probabilità avrebbe avuto inizio il 25 Febbraio su convocazione di Angelino Alfano in persona "Lo convocano ... no forse lo convocano fra tre quattro giorni perché dovrebbe essere il venticinque, solitamente li convocano otto giorni prima". Appreso ciò, Caridi asserisce che ne avrebbe discusso con il Governatore Giuseppe Scopelliti "Ho capito. Vabbè ce la ragioniamo con Peppe, dai quando viene non è un problema" ma Daniele Romeo ribatte sostenendo che la mattina successiva, entro le 12:00, doveva mandare la propria candidatura, corredata di proposta per la nomina del vice - coordinatore, invitandolo a rifletterci "Il problema è che io devo mandare la mia candidatura entro domani mattina a mezzogiorno e nella mia candidatura devo scrivere anche la ... la mia proposta di ... di vice ... Quindi magari pensaci in queste ore". I due quindi si accordano per sentirsi nel corso della serata. Contrariamente a quanto stabilito nel corso della conversazione poco dopo il termine della stessa, Daniele Romeo, con l'intento di suggerire ad Caridi un papabile candidato per ricoprire l'incarico di vice - coordinatore, gli invia il seguente sms "X esempio ciccio cannizzaro sarebbe una bella figura". Antonio Stefano Caridi approvava tale proposta, tant'è che risponde "Bella coppia".

Sul punto Caridi riceve un sms dal Governatore Giuseppe Scopelliti, "Parla con Daniele", ovviamente facendo riferimento a Daniele Romeo.

Immediatamente dopo aver preso visione del messaggio del Governatore, Totò Caridi contatta Scopelliti, il quale senza esitazione gli domandava se avesse interloquito con Daniele Romeo "Hai parlato con Daniele?". L'Assessore Caridi risponde di aver parlato con l'interessato in mattinata relativamente al Coordinamento della Grande Città "Io ho parlato stamattina, lui diceva per ... il cittadino" e contestualmente chiede delucidazioni sulle eventuali possibili candidature al Coordinamento Provinciale "Ma sopra il provinciale non possiamo fare niente scusa?". Giuseppe Scopelliti esterna la propria perplessità al riguardo in virtù del rischio di non eleggibilità "Si rischia di non avere niente, quindi ... Perché se facciamo l'accordo rischia di, di saltare" e, tornando sull'argomento relativo al Coordinamento Grande Città, chiede a Caridi chi avesse intenzione di candidare "Chi volevi mettere eventualmente tu ... sul cittadino?". Caridi fa il nome di Francesco Cannizzaro "Cittadino metto a Ciccio Cannizzaro" ma Giuseppe Scopelliti insinuava dei dubbi circa il tesseramento dell'interessato che, a sua memoria, era al di fuori del comune di Reggio Calabria "E Ciccio non è tesserato su ... su ... su ... (... inc ...) San Coso?", intendendo Santo Stefano d'Aspromonte, località di residenza di Francesco Cannizzaro. Caridi rassicurava il Governatore sul fatto che Francesco Cannizzaro fosse tesserato su Reggio Calabria "No su Reggio e ... su Reggio è lui (...inc...)", ottenendo pieno assenso dal Governatore "Ah ... (...inc...) Ciccio ... buono, metti a Ciccio ... dai ... dai ...". Caridi incalza nuovamente Giuseppe Scopelliti sull'opportunità di candidare qualcuno al Coordinamento Provinciale "Quindi tu dici ... non ci conviene sopra il provinciale? No?" ma questi, fermo sulle proprie posizioni, ribadiva che sarebbe stato alto il rischio di non ottenere i risultati sperati "Sul, sul provinciale rischiamo di non avere nulla ... Perché ... se facciamo l'accordo salta il, il posto che c'è", aggiungendo che in quel caso, ne trarrebbero vantaggio Gigi Fedele o Sandro Nicolò "Se lo prende eventualmente di ... Gigi Fedele o sarà un ballottaggio tra Gigi e ovviamente Sandro Nicolò...". Caridi rinnova il suo interessamento per il Coordinamento Provinciale, osservando che, affiancando un soggetto valido a Giuseppe Pedà, avrà in mano il controllo dell'intero Coordinamento "A me, m'interessava più il provinciale onestamente perché con Peppe ... Con Peppe Pedà ... Se mettia..., se mettiamo uno sveglio con Pedà... facciamo quello che cazzo vogliamo noi al provinciale Peppe" ma Giuseppe Scopelliti non concorda, sostenendo che vi erano in atto accordi che non garantivano la sicura nomina di Pedà al Coordinamento Provinciale "Ma rischia di non essere lui, Totò stiamo cercando di fare l'accordo quindi potrebbe non essere lui, quindi automaticamente cerca di capire ... E ma ... non, non è ... rischi di non essere Pedà, se alla fine non è Pedà che facciamo?". Caridi lo invita ad aggiornalo in merito all'evoluzioni degli accordi in corso in seno al Coordinamento Provinciale "Vedi tu e fammi sapere allora dai... (...inc...) parla per bene tu, ciao"

Entra in ballo proprio lui, il consigliere regionale Ciccio Cannizzaro, raccontando che Daniele Romeo gli aveva proposto la candidatura alla carica di Vice Coordinatore del Coordinamento della Grande Città "avevo avuto piacere che lo facessi tu il vice coordinatore". Cannizzaro, pur lusingato della proposta, a suo dire, aveva riferito a Daniele Romeo che, di ciò, doveva darne conto a Caridi ed a questo riportava il contenuto del dialogo avuto «Gli ho detto, "Daniele mi prendi cosi ... alla sprovvista ... io devo parlare prima con Antonio" ... Gli ho detto, "quindi non ... non lo so ... io ti ringrazio per l'attenzione, mi farebbe piacere perché è una cosa che mi piacerebbe però ... Chiaramente devo parlarne con Antonio ... Per me decide Antonio", gli ho detto io, qua e là». Nel prosieguo Francesco Cannizzaro spiega a Totò Caridi che Daniele Romeo, il giorno dopo, si sarebbe recato a Roma per consegnare una lista di 15 nomi, di cui uno "bloccato" e cioè riservato a loro (uno per consigliere Regionale) "Bisogna portare una ... lista di quindici nomi a Roma ... Domani, parte lui ... perché si ricordano sempre all'ultimo minuto e ... e comunque tra i quindici un nome bloccato tocca a noi, toccherebbe, perchè uno ogni consigliere regionale no?", sostenendo che, non potendo assumere la veste di vice - coordinatore, dovevano fornire un ulteriore nominativo che, facendo parte del listino bloccato, sarà sicuramente eletto «allora lui aveva pensato me per fare poi il vice coordinatore, ora essendo che io non lo posso fare gli dobbiamo dare un nome perché poi quindici ... praticamente raccogliere ora ... cioè un nome per la "Grande Città", per il listino bloccato, cioè come ... praticamente come glielo diamo è già eletto perché sicuramente sarà ...». Caridi, a quel punto, chiede chi fosse il candidato proponibile "A chi mettiamo?" ma Cannizzaro, demandando la decisione all'Assessore Caridi, specifica che era opportuno ottenere il vice coordinamento a Reggio Calabria, in quanto, vista la scarsa presenza assicurata da Daniele Romeo, il partito sarebbe stato nelle loro mani "Eh ... Antonio questo me lo devi dire tu ... al vice, il vice coordinamento era ottimo, perché praticamente con lui che non c'è mai ci prendevamo praticamente in partito a Reggio nelle mani ... omissis ...". La conversazione verte ulteriormente sul nominativo da comunicare a Daniele Romeo ed in proposito l'assessore, affinché potesse usarlo come parametro di scelta, desiderava conoscere il numero dei tesseramenti effettuati da ognuno dei papabili candidati "E chi gli diamo, che so io... chi ha fatto tessere a Reggio? perché queste cose non le abbiamo guardate prima!". Non avendo il dato prontamente disponibile, Caridi invita Cannizzaro a recarsi da tale Bruno per decidere il nominativo da comunicare "Passa nello studio da Bruno e parla con Bruno un secondo, (...inc...) in un niente (...inc...) chi li ha fatti, che so ... Vedi uno e ... oh! A chi volete? Uno sveglio che so" e che, a dire di Francesco Cannizzaro, anche se non farà il vice coordinatore sarà inserito nei primi 15 del Consiglio "certo non va a fare il vice coordinatore però intanto è come componente nei primi quindici". Caridisu questo punto dissente, precisando che la persona da loro proposta doveva assumere il ruolo di Vice Coordinatore e quindi necessita essere di spiccata validità "Uno che può fare ... pure Luigi il coordinatore caso mai ... Ciccio mettiamolo sveglio (...inc...) si vede ... Non lo vuole ... o qui, o il vice qua o il vice là... ci tocca Ciccio e dobbiamo mettere uno sveglio". Cannizzaro si impegnaa recarsi dalla persona indicata a nome Bruno e successivamente a riferire quanto emerso da tale incontro.

Cannizzaro esegue l'ordine e comunica a Caridi die di aver fornito i nominativi di Mimmo Gioffrè, Bruno Palmisano, Tonino Maiolino o Peppe Iero«E sono stato con Bruno, abbiamo parlato di tutte cose, gli ho detto Bruno ... c'è ... e ... questa cosa da nominare eccetera... e... mi ha detto... detto a chi possiamo fare... e gli ho detto "certo considera che deve essere uno che ha la tessera (...inc...)" ... Io gli ho detto "Bruno io non lo so, mi viene da pensare ... non lo so ... Mimmo GIOFFRE', Bruno PALMISANO, Tonino MAIOLINO, Peppe IERO questi qui della segreteria ..." I ... più intimi... ... perchè solitamente, voglio dire o ... si, si nominano questi dico... quelli più intimi in queste cose». Bruno aveva avuto qualche riserva solo per Iero poiché già Capostruttura "Mi ha detto... si... ma Peppe IERO non... e... nnacau a testa, gli ho detto io, <<vabbè sicuramente no perché e... è capo struttura>>". La cerchia si era, quindi ristretta a Gioffrè, Maiolino e Palmisano. Ma Caridi ha riserve su Gioffrè "Mimmo? Come lo vedi a Mimmo (...inc...) vedi un po' addormentatello a Mimmo io" ma Cannizzaro ribatte dicendo che Gioffrè era stato sempre fedele e che comunque il "componente del Coordinamento della Grande Città" non aveva avuto ruoli di rilievo "È, è uno di quelli che non ci, come dire, non, non è stato coinvolto per niente eccetera è sempre là! È stato sempre fedele ... Cioè alla fine Antonio parliamoci chiaro ... componente del grande città io l'ho fatto per due anni, è una cacata cioè non fai niente completamente". Caridi domanda ancora se la persona scelta era quindi destinata a ricoprire la carica di Vice - Coordinatore "Ma fa il vi, il vice, Non ho capito che fa? no" ma Francesco Cannizzaro escludeva tale ipotesi poiché questo si sarebbe verificato solo se l'incarico di "Vice" fosse stato ricoperto da lui "No, no, il vice Antonio escludilo punto, ce l'hanno tolto nel senso che... dice e ... io ti dico quello che mi, mi hanno detto loro ... sarebbe, se lo facevi tu Ciccio si..." Antonio Stefano Caridi, sentito questo, lo interrompe e gli riferisce che avrebbe subito chiamato Daniele Romeo "Aspetta che chiamo a Daniele io un minuto, aspetta, aspetta e ti chiamo". Effettivamente Francesco Cannizzaro non poteva ricoprire l'incarico di Vice al Coordinamento Grande Città "Senti una cosa, quindi com'è la situazione? Ciccio non lo può fare giusto?". Daniele Romeo conferma dicendo che Francesco Cannizzaro sarà candidato al "Provinciale" poiché iscritto all'anagrafe di Santo Stefano d'Aspromonte "Perché va al provinciale lui ... perché è scri, essendo iscritto là solo su Santo Stefano va sul provinciale". Caridi domanda ancora una volta se, comunque, gli spettasse un posto da vice"ma quindi ci tocca sempre il vice? Non ho capito, fatemi capire!". Romeo risponde che qualora avesse desiderato il ruolo di Vice Coordinatore, glielo avrebbe concesso, precisando però, che ciò non gli permetteva l'eventuale candidatura, in qualità di vice coordinatore provinciale, di un suo adepto "se tu lo vuoi si! Se no e ... glielo dico ad un altro ... come vuoi tu Totò, se tu mi dici che vuoi se ... però (...inc...) se lo prendi qua il vice non lo prenderai al provinciale". Ad esplicita richiesta "ma tu intanto hai pensato a chi, a chi mettere?" Caridi proponeva Mimmo Gioffrè, Bruno Palmisano e Tonino Maiolino "Mimmo GIOFFRE' che volevo coinvolge, quello che era vice presidente ... Bruno PALMISANO l'ingegnere, un ragazzo ... o Tonino MAIOLINO" nomi già emersi nel colloquio con Cannizzaro. I due si aggiornano al giorno dopo entro mezzogiorno

Cannizzaro e Caridi, quindi si incontrano il giorno dopo per concordare il nome del vice, che ora potrebbe davvero toccare alla loro cordata.

In una successiva intercettazione, Cannizzaro che riferisce di aver parlato con Daniele Romeo "Sono già andato da Daniele, abbiamo parlato un poco cose, chiacchiere" delle dinamiche afferenti il Coordinamento Provinciale "praticamente sul discorso del coordinamento provinciale che ... praticamente secondo Daniele va a finire a FOTI e il vice a tipo che non lo rivendica ... se no più che lo rivendica che esca FEDELE hai capito?". In serata Giuseppe Ieroviene contattato da Antonino Maiolino il quale riferiva che in sede di riunione Daniele Romeo aveva invitato i presenti a pubblicizzare le elezioni per il Coordinamento Grande Città che si sarebbero tenute il venerdì successivo "Daniele diceva un attimino di organizzarci a livello di ... di capire, di portare un po' di gente per venerdì", aggiungendo che Antonio Pizzimenti, il coordinatore, manderà via mail, la lista degli 8000 elettori in modo da poter fare le opportune verifiche e contattarli "Antonio PIZZIMENTI il coordinatore, che ha detto pure lui... di vedere un attimino... ci manda via e-mail l'elenco degli elettori, gli ottomila iscritti che si sono avuti là nel comune di Reggio ehm... gli ho dato l'e-mail così ce li manda in modo da poter fare le verifiche e poterli chiamare e contattare". I due commentano il fatto che si doveva raggiungere un quorum di almeno tremila votanti, pena il commissariamento "perché dobbiamo raggiungere un minimo di tremila votanti nel caso in cui vota, perché se no, altrimenti viene commissariato".

Il giorno delle elezioni i telefoni bollono Caridi chiede subito di Cannizzaro e gli viene passato al telefono. Questi ironicamente subito afferma "mi fa male la mano Antonio ... Mi fa male la mano" aggiungendo, ad esplicita richiesta "sto scrivendo assai". Caridi gli domanda se fossero riusciti a farli eleggere entrambi "Quindi riusciamo a tirarcene due? Si!" e Cannizzaro confermando, chiede l'autorizzazione di procedere alla manipolazione delle schede elettorali "Si, posso procedere vero? Vedi che mi stai autorizzando", aggiungendo, una volta ottenuto il benestare da Caridi "Si", che se la sarebbe vista lui "Tu fatti i cazzi tuoi, me la vedo io, vabbò? ... Stiamo procedendo noi e basta. Me ne fotto. Fatto traffico qua, vedo traffico qua ma non mi interessa niente. Noi procediamo, vabbo'?".

In politica, però, tutto cambia velocemente. E così Caridi spiega a Cannizzaro che Scopelliti, che era insieme a Daniele Romeo, gli aveva chiesto quante persone stavano sostenendo alle elezioni "Senti, vedi che è venuto il presidente qua ... E mi hanno chiamato con Daniele ... Dicendomi <<Quante ne state face... portando voi? >>". Cannizzaro gli risponde che si stava attenendo alle indicazioni da lui fissate con Antonio Caridi "Due ... incompr. ... per quanto ho indicazioni tue da Antonio!". Precisa che, tuttavia, il Presidente si era raccomandato di provvedere all'elezione di un solo soggetto in considerazione degli spazi ridotti "Mi ha detto, <<Si, no, figlioli fatene uno per ora perché gli spazi sono questi, abbiamo difficoltà, fatene solo uno e poi, e poi si vede dopo >>". Nella stessa occasione Daniele Romeo era intervenuto aggiungendo che eventualmente, qualora la ragazza non fosse stata eletta, sarebbe stata accontentata mediante l'assegnazione di altro incarico "Eventualmente per la ragazza, gli diamo poi un Dipartimento, me la metto io da qualche parte, la accontentiamo, gli diamo il femminile". Caridi chiede ulteriore conferma su quanto asserito da Francesco Cannizzaro "E scusa, noi che dobbiamo votare, solo il nostro in poche parole, uno?" e questi gli ribadiva il concetto, precisando che Scopelliti aveva sottolineato che tutti quanti, compreso Nicolò, stavano sostenendo una sola persona "Antonio mi ha chiamato di fronte ... mi ha chiamato SCOPELLITI, mi ha detto, <<Ciccio, fatene uno>>, gli ho detto, <<Però tu avevi detto due, noi abbiamo cominciato, ormai glielo abbiamo detto>>, gli ho detto, <<Che figura facciamo con questa ragazza?>> Gli ho detto io, <<Scusa!>> Mi ha detto, <<Lo so, ma tutti quanti pure Nicolò, tutti, tutti quanti uno ne ... figlioli perché gli spazi ...>>". Caridi riferisce che non gli importava nulla di Nicolò e degli altri "E che cazzo me ne fotte di NICOLÒ e di quegli altri a me?" e dispone a Cannizzaro di fare le cose in maniera intelligente per eleggere entrambi i candidati "Tu fai una cosa, senti a me. Fai Mimmo, poi ogni tanto prendo, cioè, dobbiamo fare intelligentemente, no?". Cannizzaro, concorda con le parole di Caridi, dissentendo con quelle di Scopelliti "Antonio, se tu mi dici di procedere io procedo e me ne fotto. Sai quanto sto a fottermene. Non me ne fotto un cazzo ... Ah! Antonio vedi però ... io sto facendo quello che mi dici tu, io non ho problemi". Cannizzaro, dando per certa, con tali modalità, l'elezione di entrambi i candidati, si preoccupava degli eventuali risvolti negativi che avrebbe potuto avere Caridi con Scopelliti, rimettendosi sempre e comunque alla volontà dell'Assessore "Il problema è uno Antonio, che se noi procediamo così, eleggiamo a tutti e due, senza problemi okay? Però poi non vorrei che tu abbia problemi con lui, hai capito? Questo me mi interessa, poi, se tu mi dici di procedere io procedo. Non me ne fotte un cazzo". Prima di chiudere la conversazione, Caridi invita comunque Cannizzaro a confrontarsi sia con Giuseppe Iero "Parla con Peppe pure, che ti dice Peppe IERO, vedi che dice!" che con Daniele Romeo "Tu, un'altra mezz'ora parla con Daniele. << Daniele, allora? >> No? Fagli capire a Daniele ... cioè, è dei nostri il cretino dico, no? ... omissis ... Fai una cosa, tu con Daniele un altro poco regolati, buttagli la battuta gli dici << Daniele, cha facciamo ma... sembra che ... dico, no?>>".

Cannizzaro, Maiolino e altri, dunque, seguendo le disposizioni impartite da Caridi stavano effettuando la manipolazione delle schede elettorali al fine di far eleggere i loro candidati. Cosa questa chiaramente emersa dalle conversazioni di seguito indicate poiché l'attuale senatore puntava a fare eleggere due persone del suo entourage "E regolatevi, secondo te perché due non ... incompr. ... Cioè, ma si riesce hai capito, no? Si!". Sai quanto sto a fottermene. Non me ne fotto un cazzo ... Ah! Antonio vedi però ... io sto facendo quello che mi dici tu, io non ho problemi". Ecco il compito assegnato da Caridi a Cannizzaro, ovvero di inserire negli spazi liberi per la preferenza, il nome di Maria Nucera e quello di Mimmo Gioffrè. I voti, poi, saranno dirottati tutti sulla Maria Nucera, che verrà eletta.

Maiolino e gli altri verranno guidati passo passo dal senatore. L'attuale consigliere comunale di Forza Italia chiama Caridi riferendogli quanto detto dal Governatore Scopelliti circa l'elezione di un solo candidato "Senti, mi diceva Ciccio sta' cosa, qua, ora ... è venuto SCOPELLITI. Ci siamo salutati, ci siamo fatti. Niente, però poi dice che Daniele l'ha chiamato a parte a Daniele ehm ... a Ciccio, Daniele a Ciccio e gli ha detto in quella maniera di portarne avanti uno solo" ma sottolineando che i voti, fino ad allora, erano stati dirottati su Maria Nucera, specificando che quest'ultima, a differenza di Mimmo Gioffrè, era presente in loco "Si pe ... però, però, ti voglio dire, a Maria, ormai già l'ho caricata. Cioè stia ... stiamo votando tutti a Maria all'inizio. E ... e poi lei è presente a ... cioè è qua. Mimmo manco è venuto. Cioè ti voglio dire!". Caridi rinnova quindi la fiducia nell'operato di Maiolino, Cannizzaro e Iero, aggiungendo che comunque avrebbe contattato Daniele Romeo per ulteriori aggiornamenti "Coordinatevi tra voi, vedete figlioli, che so! Aspetta che chiamo a Daniele ...".

A Daniele Romeo, invece, Caridi chiede lumi sulle nuove disposizioni "Senti, quindi che diceva Peppe? Uno no..." ed avuta risposta affermativa "Si, di fare uno si, di fare uno", aggiunge che così facendo, avrebbe fatto una cattiva figura con Maria Nucera "Però glielo abbiamo detto a quella, facciamo una figura di merda!" ma Daniele Romeo interviene rassicurando l'Assessore sull'eventuale ed adeguata sistemazione della donna in un dipartimento a seguito dell'eventuale risultato negativo della competizione "La donna me la vedo io, me la ficco in un Dipartimento io Totò, ... incompr. ... che me la ficco io, tranquillo". Caridi non convinto delle parole di Daniele Romeo, gli chiede di coordinarsi con Cannizzaro "Ma tu, ti posso dire una cosa, tu? ... Parla con Ciccio, ti coordini all'ultimo. Dico, no, in qualche maniera entra, dico"affinchè venisse eletta anche la Nucera. Daniele Romeo non è d'accordo con l'idea di Caridi di portare avanti entrambe le candidature, perché Scopelliti aveva fatto degli accordi a Roma che avrebbero garantito l'elezioni di altri candidati, ribadendo, che per Maria Nucera, se la sarebbe vista lui "Ma non può ... Totò non può infilare, perché Peppe ha fatto un accordo a Roma, gli deve garantire dei posti agli altri. Non ... non riusciamo altrimenti, capito? ... Per favore me la ve ... ti dico che me la vedo io, me la vedo io, tranquillo". Caridi, rammaricato per come stavano procedendo le elezioni "Minchia devo fare sempre figura di merda io, parola mia d'onore, guarda", esorta Daniele Romeo a confrontarsi con Maria NUCERA, che si trovava ai seggi, per prospettarle la questione "E parlatene con lei che è là pure però Daniele, prendetela con Ciccio e con Peppe e chiamatela."

"Ho parlato con Daniele, dice guarda (...inc...) gli ho detto << vabbè chiamate >>, gli ho detto a Daniele di parlare con te, con Ciccio e con Peppe ... Se dobbiamo fare a meno di Maria, però che la chiami ora davanti a voi ... E che si impegni che gli dà un dipartimento dico ... no?" dice Caridi ai suoi. Maiolino concorda ma sottolinea che il giorno precedente gli accordi erano diversi "Si! Però ... ieri aveva detto diversamente ti voglio dire, non è che possono fare ... vabbò ciao ... (...inc...)" ma Caridi gli faceva capire che la soluzione di ripiego per la Nucera era ottimale "Vabbò, se gli dà il Dipartimento che cazzo ce ne fottiamo". Maiolino assentendo "è perfetto è perfetto", puntualizza che era opportuno parlarne chiaramente con la donna, sottolineando, ancora una volta, che la stessa, a differenza di Mimmo Gioffrè, era presente in loco "basta parlare chiaro però ... Con tu, con, con lei che qua da stamattina Mimmo non è venuto manco ti voglio dire... vabbò... ciao... ciao... (...inc...)". Caridi, ancora una volta, lascia libera scelta all'entourage su come procedere "Non mi hai capito, vi voglio dire, se poi tutti e tre decidete di fare a lei, basta (...inc...) ... Ma vedetevi, siete là tutti e tre, coordinatevi, dico no? ... (...inc...) parlate tutti e tre un minuto... ciao". Cannizzaro chiede comunque indicazioni definitive su chi dirottare i voti ai fini dell'elezione "senti tu mi devi dire, allora procediamo su uno come abbiamo, perché ce l'ha detto un'altra volta ora ... dimmi tra i due ... a sto punto possiamo pure ... (...inc...) puntare sopra a lei ... e dimmi tu ... dammi solo il nome, dammi l'indicazione e poi te ne devi fregare ... però voglio che me lo dici tu, non me lo devo dire nè Tonino nè nessuno ... u ... pe ... perché Tonino mi pare confuso (...inc...) mi dice (...inc...) non è giusto perché ... perché lui vuole (...inc...) << sacci i cazzi >> non lo so. Me lo devi dire tu!" prospettando, finanche, la possibilità di proporre a Mimmo Gioffrè l'incarico presso il Dipartimento, al posto della sua elezione al Coordinamento "Eventualmente lo stesso discorso glielo possiamo fare a Mimmo GIOFFRE' per il dipartimento esterno ah ..." ovvero di demandare la decisione, per il tramite di Daniele Romeo, direttamente a Maria Nucera "o se no, chiamo a Daniele ora e glielo dice, gli faccio dire a ... Maria NUCERA, di, dimmi tu?".

A un certo punto, quindi, i voti vanno sulla Nucera: "tutto a posto, stiamo votando ... stiamo procedendo ...,stiamo votando a Maria" e, su esplicita richiesta "come, come avete deciso?", i Caridi boys spiegano che a Mimmo Gioffrè gli sarà prospettata la possibilità di assumere un incarico in un Dipartimento "Votiamo a Maria e poi quando viene Mimmo, se viene ... perché ancora non è venuto gli diciamo in quella maniera". Ancora una volta, Caridi, puntava il proprio interesse affinché le scelte fossero state prese di comune accordo dai componenti dell'entourage "va bene ... ma hai parlato con Peppe, con Ciccio ... si! Vi siete coordinati tutti e tre ... tutti, tutti e tre d'accordo?". Caridi, inoltre, si preoccupa che gli altri gruppi del PdL di corrente diversa rispetto alla suastessero sostenendo più candidati "Quegli altri stanno facendo come a noi... non è che fanno giochetti? Guardate dico, no? ... Gli altri gruppi, no? Gli altri gruppi", ma Maiolino lo tranquillizza lasciando intendere che, qualora avessero riscontrato una situazione del genere, l'ultima mezz'ora sarebbero stati in grado di veicolare i voti in maniera tale da avere anche loro due candidati eletti "Vabbè ma non, non ti preoccupare che alla fine poi vediamo ... l'ultima mezz'ora poi vediamo ... intanto ora portiamo a Maria, poi l'ultima mezz'ora ci regoliamo".

I candidati vincenti erano quindi preventivamente scelti già dai propri gruppi di riferimento ancora prima delle elezioni. Ne erano chiara testimonianza le parole pronunciate da Iero "scusami, non le hanno guardate le preferenze, hanno fatto la lista in base agli accordi che avevano fatto, no?"; il candidato "prescelto", qualora non avesse ottenuto un congruo numero di preferenze ai fini delle elezione, sarebbe stato comunque fatto risultare vincente tramite la manipolazione delle schede elettorali per ottenere il quorun dei voti necessari "Ed ora sistemano le preferenze. C'è gente che ha preso più preferenze ma non è stata eletta".

"Devo firmare dei verbali. No ..., quello ..., come ... è andato, poi alla fine abbiamo sistemato tutto ..., per come doveva andare" dice in una conversazione Peppe Iero. Quest'ultimi messaggi palesano ulteriormente il sistema utilizzato per condizionare le elezioni in argomento; infatti, nonostante Maria Nucera, avesse totalizzato 490 preferenze, risultando il candidato con il maggior numero di voti, stando a quanto comunicato da Giuseppe Iero, in fase di redazione del verbale, era risultata invece quinta. Antonio Stefano CARIDI, sorpreso negativamente dalla posizione che occuperà Maria NUCERA, chiede spiegazioni in merito "Xche?"3592 e Giuseppe Iero si limitava a rispondergli che ciò era riconducibile alla sua mancata presenza nei seggi all'atto della redazione dei verbali "Perche tu eri a casa quando hanno fatto l'elenco", lasciando chiaramente intendere che altri, approfittando di tale situazione, avevano preso il sopravvento redigendo i verbali a favore dei propri candidati.

Caridi (par di capire assieme ad altri esponenti politici della stessa area) non si sarebbe fatto scrupolo di far manipolare i risultati, ciò cui provvedevano i suoi fedeli collaboratori, da Cannizzaro a Iero.

Segnali inequivoci della manipolazione si hanno quando Cannizzaro chiedeva l'autorizzazione a procedere in tal senso: "Si, posso procedere vero? Vedi che mi stai autorizzando". Ottenuto il placet da Caridi "Si", indicava che se la sarebbe vista lui "Tu fatti i cazzi tuoi, me la vedo io, vabbò? ... Stiamo procedendo noi e basta. Me ne fotto. Fatto traffico qua, vedo traffico qua ma non mi interessa niente. Noi procediamo, vabbo'?". Emerge, quindi, che Cannizzaro, Maiolino ed altri, seguendo le disposizioni impartite da Caridi, stavano effettuando la manipolazione delle schede elettorali al fine di far eleggere i loro candidati. Il tutto avveniva, seguendo il compito assegnato da Caridi a Cannizzaro, inserendo negli spazi liberi per la preferenza il nome di Maria NUCERA e quello di Mimmo Gioffrè. I voti, poi, sarebbero andati tutti alla Maria Nucera, che, appreso il risultato, sarebbe rimasta quasi esterrefatta.

Si comprende come i candidati vincenti fossero stati preventivamente scelti dai propri gruppi di riferimento ancor prima delle elezioni, come si intende dalle parole pronunciate, in una delle conversazioni, da Iero "scusami, non le hanno guardate le preferenze, hanno fatto la lista in base agli accordi che avevano fatto, no?". Qualora si nutrissero dei dubbi, infine, emergeva che, se il candidato "prescelto" non avesse ottenuto un congruo numero di preferenze ai fini dell'elezione, sarebbe stato comunque fatto risultare vincente tramite la manipolazione delle schede elettorali per ottenere il quorum dei voti necessari: "Ed ora sistemano le preferenze. C'è gente che ha preso più preferenze ma non è stata eletta".

La scuola è quella e Cannizzaro, nonostante la giovane età, subisce anche un procedimento per corruzione elettorale aggravata dalle modalità mafiose. E' l'inchiesta "Ecosistema", condotta contro la 'ndrangheta dell'area jonica reggina.

Cannizzaro finirà al centro dell'inchiesta in quanto tirato in ballo da ino dei principali indagati dell'inchiesta "Ecosistema" ossia l'imprenditore Saro Azzarà, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, che ha scelto di essere giudicato attraverso il dibattimento. La Dda monitorerà l'attività dell' "Ased", di Azzarà, l'azienda di raccolta e smaltimento rifiuti, risultata essere vincitrice di molti appalti per i maggiori centri dell'area grecanica. L'indagine dell'Arma dei Carabinieri ha inoltre monitorato i presunti rapporti intercorsi fra alcuni esponenti politici, alcuni di grande peso, e la criminalità organizzata. La mattina del blitz è stato, ad esempio, lo stesso Cannizzaro a rendere noto la notifica dell'avviso di garanzia a suo carico tramite i social. Gli atti a sostegno dell'accusa nei suoi confronti poi, sono quelli che nel novembre scorso la stessa Dda depositò nel processo, svoltosi con il rito abbreviato, scaturito dall'inchiesta "Ultima spiaggia" che ha visto poi seppellire le cosche mafiose di Bagaladi e San Lorenzo sotto decine e decine di anni di carcere dal gup Filippo Aragona. Dall'informativa depositata dalla Dda nel processo i due candidati sostenuti dal clan sarebbero stati Pasquale Maria Tripodi e Francesco Cannizzaro. Già l'attività investigativa sfociata poi negli arresti sul clan Paviglianiti aveva evidenziato come la cosca nutrisse interesse per le consultazioni regionali calabresi ed avesse sostenuto Pasquale Maria Tripodi che, nel 2010, correva per uno scranno del consiglio regionale tra le fila dell'UDC nella coalizione a sostegno di Giuseppe Scopelliti: stando agli accertamenti dei Carabinieri, Tripodi – attualmente coinvolto anche nell'inchiesta sui rimborsi elettorali del Consiglio Regionale - avrebbe beneficiato della campagna elettorale fattagli da Antonio Mario Scaramozzino, imprenditore edile, vicino alla cosca Paviglianiti. Scaramozzino avrebbe curato la campagna elettorale di Tripodi incaricandosi di raccogliere i voti nell'ambito della famiglia Paviglianiti. Scaramozzino si muove in nome e per conto di Settimo Paviglianiti e il risultato elettorale non tradirà le aspettative di Tripodi e della cosca che lo ha appoggiato, in quanto risulterà eletto ·con 10393 preferenze. Un copione simile si ripete in occasione della tornata elettorale successiva che vede nuovamente Tripodi, candidato nella lista del Centro Democratico a sostegno di Mario Oliverio, chiedere ed ottenere sostegno elettorale dalla cosca Paviglianiti. Le elezioni regionali del 2014 rappresentano l'ennesima conferma della persistente divergenza di opinioni tra Angelo Paviglianiti e Settimo Paviglianiti che, anche a livello regionale, appoggiano candidati differenti.

Ecco la frattura all'interno della famiglia. Dai colloqui registrati all'interno dell'ufficio di Rosario Azzarà si evincerebbe che Angelo Paviglianiti sostenga la candidatura di Francesco Cannizzaro, assessore al Comune di Santo Stefano in Aspromonte e consigliere provinciale con delega al Turismo e Spettacolo alla Provincia di Reggio Calabria e candidato nella lista della Casa delle libertà con Wanda Ferro Presidente, Non è la prima volta che Cannizzaro finisce nelle carte raccolte dalla Dda di Reggio Calabria. Il suo nome, infatti, è ricorrente nell'inchiesta "Alchemia", curata dai pm Roberto Di Palma e Giulia Pantano sulle attività delle cosche della Piana di Gioia Tauro. In quell'indagine gravissime saranno le risultanze nei confronti del senatore Antonio Caridi, attualmente in carcere, essendo ritenuto uno strumento della cupola segreta della 'ndrangheta.

Cannizzaro verrà comunque assolto nel corso del processo, celebrato con rito abbreviato.