Dossier
 

La “febbre da cavallo” della ‘ndrangheta: corse clandestine, scommesse e animali maltrattati

corsacavallieracledi Angela Panzera - Associazione per delinquere finalizzata alle corse clandestine di cavalli con le relative scommesse, maltrattamenti in danno di animali ed esercizio abusivo della professione sanitaria: ci sono anche queste accuse nell'inchiesta "Eracle" che ieri ha visto fermare ieri su ordine dei pm Sara Amerio, Giovanni Gullo, Walter Ignazitto e Stefano Musolino, quindici persone ritenute contigue alle cosche Stillittano e Condello, egemoni alla periferia nord reggina. Nel fermo eseguito ieri dagli agenti della Squadra Mobile della Questura reggina e dai Carabinieri del comando provinciale, inquirenti e investigatori parlano proprio di una "scuderia Condello". Stando alle carte dell'inchiesta "gli indagati erano soliti prendere parte, con sistematicità e stabile organizzazione, alle corse clandestine. Si tratta di soggetti in grado di disporre di sufficienti capitali da investire nell'acquisto dei cavalli e nella successiva preparazione degli animali alle competizioni, attraverso l'acquisto e l'impiego di farmaci, somministrati allo scopo di accrescerne le potenzialità o dì inibirne sensazioni quali dolore e fatica. L'organizzazione- continua la Dda- poteva disporre di un locale adibito a ricovero di animali e di farmaci, oltre ad altro materiale (fustini, torcilingua, carrozzini, videocamere) utile allo svolgimento delle competizioni clandestine". Ed è in questo contesto che emerge il ruolo di Domenico Francesco Condello e Domenico Nucera ritenuti i "capi promotori e costitutori" dell'associazione per delinquere.

In particolare, emergeva il ruolo di due capi promotori e costitutori della citata associazione: Domenico Francesco Condello, figlio del "Supremo", il mammasantissima di Archi, è un soggetto la cui famiglia è storicamente dedita all'organizzazione delle corse dei cavalli come ammetterà un soggetto le cui parole sono state intercettate: "Una decina di anni indietro, otto anni indietro, Quando vedevano "Scuderia Condello" si tenevano a 150 km. Nessuno veniva! Lì vincevamo (bampavamo) a tutti! Ora chi viene.. Bernardo tutte le domeniche mangiava pane di grano ...(inc)... o pane di grano o pasticcini cose... Avevamo la mia giumenta, "Elois", "Arcudi", questo e quell'altro (nomi di cavalli ndr.). C'è stato un periodo che avevamo quattro cavalli uno meglio dell'altro!"

I cavalli stanziavano in una stalla che pur trovandosi su un terreno di proprietà di Carmelo Ficara, emigrato al nord, sarebbe stata nell'assoluta disponibilità degli indagati. Lì avrebbero tenuto i cavalli, lì li avrebbero addestrati e lì avrebbero somministrato alcuni farmaci agli animali. In questa stalla poi si riunivano per per discutere dell'organizzazione e degli esiti delle competizioni.

"La circostanza che la scuderia sia stata denominata Scuderia Condello- chiosano i pm- non ha certo un valore neutro, riportando alla mente gli antichi fasti della scuderia detenuta dai Condello, che vantava numerose vincite e cavalli valenti nelle competizioni sportive, nonché al ruolo apicale ricoperto in seno all'organizzazione da Domenico Francesco Condello, figlio del "Supremo" e astro nascente nella compagine associativa".

Stando alle accuse e agli elementi raccolte dall'Antimafia reggina Nucera Domenico era invece il "socio" di Condello nella scuderia. Egli si occupava degli acquisti dei nuovi cavalli- che spesso conduceva in gara personalmente- e dava indicazione sulla tipologia e sulla posologia dei farmaci da somministrare agli animali. Nucera sarebbe stato onnipresente in scuderia e gli inquirenti non esitano a definirlo "un uomo dai mille compiti e dalle mille risorse". Non è un caso che la 'ndrangheta nutra interesse per il settore delle gare clandestini fra equini. Già nel 2007 la Dda con l'inchiesta "Gebbione", che ha decapitato la cosca Labate attiva nell'omonimo quartiere alla periferia Sud della città, aveva svelato i meccanismi illeciti derivante dalle corse dei cavalli.

Con l'indagine "Eracles", messa a segno ieri, i Carabinieri e l'Antimafia dello Stretto avrebbero accertato che le competizioni "assolutamente illegali", avevano luogo all'alba della domenica mattina lungo la superstrada Gallico-Gambarie. I cavalli gareggiavano su un percorso stabilito. C'erano diverse persone coinvolte nell'organizzazione e tutte "lavoravano" per la buona riuscita dell'evento. C'erano i venditori dei cavalli, c'era chi reperiva i farmaci utili a potenziare le prestazioni degli animali e i fantini che conducevano gli equini. Dalle indagini- piazzate dai Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria, diretta dal maggiore Mariano Giordano, e dai militari del Norm diretti dal tenente Alessandro Bui- è emerso come venivano predisposte delle stalle per il ricovero dei cavalli e come veniva reperito il materiale per sellarli e attrezzarli. Inoltre, sono stati immortalati diversi soggetti che curavano la raccolta delle poste e l'erogazione delle vincite. Ed è per questo che la presunta organizzazione criminale aveva attrezzato una stalla ad Archi, denominata appunto "scuderia Condello", e al suo interno gravitavano gli uomini di fiducia della 'ndrina, "inseriti a pieno titolo nell'organigramma criminale che hanno collaborato con loro fattivamente nel governo dei cavalli e in quant'altro indispensabile per la conduzione e il mantenimento della struttura stessa.

Tra aprile e maggio del 2016 ci sarebbero state diverse corse clandestine e ancora una volta a pagarne le conseguenze sarebbero stati solo ed esclusivamente i cavalli costretti a correre in condizioni non adeguate alle loro caratteristiche etologiche, come l'asfalto della strada Gallico-Gambarie, venendo così esposti al rischio di cadute e traumi. Ad alcuni animali poi, venivano somministrati farmaci – alcuni di questi ad uso umano- con lo scopo di incrementarne artificiosamente le prestazioni agonistiche e pertanto per finalità non terapeutiche. Il tutto ad opera di soggetti non qualificati, fra cui gli stessi Condello e Nucera, e senza il diretto controllo del veterinario e comunque con modalità dannose per la loro salute. In alcuni casi poi sono stati accertate delle lesioni, come tagli al ginocchio. Ed è per questo che la Dda ha contestato anche il reato di maltrattamento di animali.