Dossier
 

La 'ndrangheta non risparmia nemmeno "Cesare"

reggiogelateriacesare600di Claudio Cordova - Domenico Nucera e Natale Antonio Canale rispondono, in concorso, di tentata estorsione nei confronti di Davide Destefano, proprietario della celebre gelateria "Cesare", ubicata sul Lungomare di Reggio Calabria, perché, con minaccia e violenza, avrebbero tentato di costringere Destefano a non aprire l 'esercizio commerciale denominato "Cesare Pasfly & Soft" presso i locali ubicati in Reggio Calabria in via Vittorio Emanuele n. 7- 9. A tal fine avrebbero inviato a Destefano messaggi intimidatori, facendolo avvicinare da un giovane il quale gli riferiva che gli "amici di Archi" (con chiara allusione al sodalizio mafioso egemone in quel quartiere della città) erano interessati al medesimo locale e successivamente da un altro individuo che gli chiedeva se avesse ricevuto "l 'ambasciata" degli "amici di Archi". Quindi danneggiavano o comunque facevano danneggiare, tramite un incendio, la saracinesca del magazzino.

Le vicende vengono ricostruite nell'inchiesta "Eracle", con cui la Dda di Reggio Calabria ha svelato le ingerenze della 'ndrangheta nella movida cittadina.

Una circostanza, quella dell'incendio, che Destefano denuncia il 9 settembre 2015. Alle prime ore dell'alba, ignoti avevano appiccato le fiamme alla saracinesca del locale mediante l'utilizzo di liquido infiammabile, producendo limitati danni alla struttura. Il personale della Polizia di Stato e dei Vigili del Fuoco, intervenuto sul posto, certificava l'origine dolosa dell'incendio. Le immagini estrapolate dal sistema di videosorveglianza dei più vicini esercizi commerciale non consentivano l'identificazione del responsabile, ma permettevano di constatare la presenza di un soggetto che, alle ore 04:20 circa, dapprima si muoveva a piedi su Largo Colombo in direzione mare, per dirigersi successivamente verso i locali oggetto del danneggiamento, ripercorrendo di corsa lo stesso tragitto in direzione inversa; il tutto nello spazio di circa 45 secondi. L'incendio divampava nel tempo intercorrente tra l'arrivo del soggetto e la fuga dello stesso, sintomo incontrovertibile del coinvolgimento del medesimo nel perpetrato reato. Quel magazzino era stato preso in affitto alcuni mesi prima, per ospitare il "Cesare Pasfly & Soft" effettivamente inaugurato a metà 2016.

Destefano dichiara agli inquirenti che nell'autunno del 2014, nel giorno immediatamente successivo ad un sopralluogo nel locale, trovandosi alla cassa della gelateria "Cesare", veniva avvicinato da un giovane, il quale si faceva portatore di una "ambasciata" parte di alcuni "amici di Archi" interessati a quel locale. Alla richiesta di spiegazioni in merito, e soprattutto sull'identità degli "amici" citati dallo stesso, il giovane rispondeva che si trattava "sempre degli stessi".

Comportamento e modo di comunicare allusivo, che spinge a identificare una matrice mafiosa dell'episodio. Archi, si sa, spaventa. E così Destefano "per evitare problemi", decide di interrompere le trattative in corso. Un altro soggetto, Francesco Liconti, rappresentante di arredi per bar, presente al sopralluogo del giorno precedente alla ricevuta minaccia, informato dell'accaduto, riferisce a Destefano che, subito dopo tale controllo, si era recato all'interno della pizzeria "Mirablu", posta in posizione attigua al locale di interesse, per salutare i proprietari, suoi clienti, i quali gli chiedevano se Destefano avesse affittato tali magazzini, poiché anche loro erano interessati a quei locali, pur avendo ricevuto il netto rifiuto da parte della proprietaria: "Il Canale – riferisce Liconti agli inquirenti - in occasione del dialogo appena citato, mi diceva di avere chiesto in locazione alla Calogero (proprietaria dell'immobile, ndr) il magazzino di cui parliamo e che la stessa gli aveva detto di no in quanto non gradiva la qualsivoglia attività di tipo "food". Voglio precisare che il Sig. Canale è mio vecchio cliente e che ebbe a chiedermi altri preventivi per arredi di future attività commerciali".

Stando alle convergenti testimonianze, secondo gli inquirenti , si evincerebbe chiaramente che i proprietari della pizzeria "Mirablu" avevano espresso la volontà di prendere in affitto i magazzini, mostrandosi a conoscenza dell'analoga intenzione manifestata da De Stefano e del sopralluogo da quest'ultimo effettuato nei locali.

Ma il racconto di Destefano non si ferma qui. Secondo quanto riferito dal denunciante, lo stesso - in occasione di un ulteriore sopralluogo nei medesimi locali, mentre si accingeva a lasciare il posto - veniva avvicinato da un soggetto proveniente dall'interno della pizzeria "Mirablù" il quale, con chiaro atteggiamento intimidatorio, gli chiedeva se avesse ricevuto "l 'ambasciata" degli amici di Archi. Destefano, avendo percepito l'origine di tale richiesta, ricollegata chiaramente alla "comunicazione" pervenuta l'anno prima, soggiacendo all'atteggiamento prepotente dell'interlocutore, ed avendo la percezione dell'appartenenza di questi alla criminalità organizzata, manifestava la propria disponibilità a "farsi da parte".

Lo stesso Destefano - conscio che tali "avvertimenti" erano frutto di un più ampio progetto, volto all'impedimento dell'apertura di una qualsiasi attività commerciale in quei locali- omette di denunciare, nell'immediatezza, tali fatti alle autorità, al fine di evitare di incorrere in possibili ritorsioni. Alla luce di tutto ciò, le successive attenzioni investigative si concentravano sui titolari alla pizzeria Mirablù essendo per gli inquirenti evidente il loro coinvolgimento nelle vicende intimidatorie e nel successivo danneggiamento in danno dell'imprenditore concorrente Destefano.

L'attività d'indagine espletata avrebbe consentito di accertare univocamente che la pizzeria è in realtà nella disponibilità di Domenico Nucera, genero dell'intestatario Antonio Natale Canale ed effettivo dominus e gestore dell'attività.

In particolare, il monitoraggio del sito mediante sistema di videosorveglianza documentava la presenza stabile sul posto di Mico Nucera e del fratello Giuseppe: lo stesso Mico Nucera sovrintendeva personalmente alle operazioni di chiusura della pizzeria. Anche le intercettazioni telefoniche proverebbero la reale gestione del locale da parte di Nucera.

Una gestione che Canale avrebbe mal digerito sotto diversi aspetti, sfogandosi in diverse conversazioni telefoniche intercettate. A fronte di tale insofferenza e delle lamentele, Canale era però ben lieto di avere al proprio fianco Nucera, quale socio occulto nelle sue attività imprenditoriali, sia perché il genero non lo estrometteva dalla divisione degli utili dell'esercizio commerciale, sia - soprattutto - per la protezione che lo stesso poteva garantirgli nel panorama 'ndranghetista cittadino.