Cultura
 

"L'estate giusta per scoprire Pasquale Rossi"

ì"Si dice che il caldo estivo si fronteggi meglio con un libro in mano: c'è più tempo, si può oziare in casa nelle ore dominate dall'afa e spesso si possono (ri)scoprire autori che, nella torrida magia dell'estate, sono destinati a cambiarci la vita.
Se potessimo rubricare in tal senso l'opera del medico cosentino Pasquale Rossi (1867-1905), sarebbe la cornice perfetta.
Pasquale Rossi ebbe vita breve, ma i suoi scritti lasciarono il segno, come dimostrano le pubblicazioni e ripubblicazioni postume, oltre che gli studi al riguardo. Il suo retaggio fu invece sgradito al fascismo, sotto cui le tesi di autori come il socialista Rossi vennero prudentemente schermate, obliate, "interrotte" dalla percezione collettiva".
Lo scrive Domenico Bilotti, docente di "Diritto e Religioni" presso l'Università Magna Graecia di Catanzaro.

"Pasquale Rossi era un medico, ma il suo contributo teoretico si respira in una grande quantità di discipline: la sociologia, la psicologia collettiva, la psichiatria, la storia e la politica dei movimenti collettivi; per aspetti non secondari, la dottrina dello Stato e la storia delle religioni. Viene ricordato soprattutto dai filoni antiautoritari della psicologia e della psichiatria (quel flusso ininterrotto di pensiero critico nel quale spiccò Franco Basaglia, che pur prediligendo il filone fenomenologico lottò contro la violenta forza segregante del manicomio e della repressione).
Il contributo del medico cosentino fa però bene anche al diritto, alla letteratura, alla pedagogia.
Rossi fu in Italia tra i primissimi a interessarsi delle masse. In questo era più avanti della dottrina positivistica che avrebbe imboccato abbrivi organicisti (divenendo, essa si, cara al fascismo: privava l'individuo delle sue libertà) e, socialista convinto, era però distante dal marxismo premasticato di molti progenitori del socialismo reale.
Laddove quelli vedevano un mondo già confezionato per classi, Rossi intuiva il fiume del divenire demografico: le masse non hanno una composizione d'ordine censitario, le masse non marciano con un codice identificativo stampato sulla schiena. Sono contemporaneamente magma e stasi: magma è il loro movimento, ma certo è possibile osservarle, "viverle", cogliendone anche le fissità e le consuetudini. Parti mobili e parti immobili.
L'autore cosentino si scontrava con un contesto nel quale il trattamento del disturbo mentale era violento, basato sulla coazione e sulla contenzione. Rigettare quella disciplina, ricollegare la persona alle sue appartenenze e non sradicarla come un prodotto da laboratorio, investigare il riflesso eminentemente medico delle iniquità sociali ... significava precorrere i tempi di alcuni decenni. Rossi lo fece.
Se ci si riesce a procurare – la complicità della Rete può favorirlo – libri come "L'animo della folla" (Cosenza, 1898) o la raccolta di saggi sulla "Psicologia Collettiva" (opera di taglio non prettamente monografico dell'anno successivo), si comprende pure la qualità della scrittura del Rossi. Gli esempi non hanno mai il carattere sentenzioso del quasi contemporaneo Sigmund Freud: Rossi descrive, spiega, motiva, circostanzia; a Freud capita di giudicare, di sezionare col cipiglio burbero, dietro una griglia dogmatica già tutta sua.
Le masse che vede Rossi sono i soggetti vivi della nuova società europea; quel liquido infiammabile che la politica liberale voleva imbrigliare e che il totalitarismo voleva strumentalizzare. Rossi è attore del suo tempo, ne sente la trasformazione, è partigiano nel senso più alto della parola. Gli sono ignoti i cedimenti nazionalisti di Eliade e forse anticipa gli studi del premio Nobel per la letteratura Elias Canetti.
A quarant'anni dall'approvazione della legge n. 180, 13 Maggio 1978 (la legge Basaglia, appunto, anche se il suo promotore avrebbero voluto una ben più ambiziosa riforma psichiatrica), è d'obbligo riprendere Pasquale Rossi, riscoprire il suo intuito nel leggere i fenomeni della costrizione e della liberazione sociale.
Genio durato troppo poco, ma cometa ancora feconda, che dà lustro alla regione e alla città che gli diedero i natali".