Cosenza
 

All'Unical il meeting scientifico del progetto europeo "Practicies – Azioni di prevenzione della radicalizzazione"

I giorni 25 e 26 Ottobre 2018, presso l'Università della Calabria con sede a Rende-Cosenza, si terrà il meeting scientifico del progetto europeo "PRACTICIES – Azioni di prevenzione della radicalizzazione". L'evento, organizzato in Italia dal gruppo di ricerca coordinato dalla Prof.ssa Angela Costabile, fa parte di una serie di incontri europei previsti dal progetto e ha lo scopo di attivare una discussione su basi scientifiche intorno al tema della radicalizzazione violenta e della sua prevenzione con specifico riferimento all'attualità del fenomeno della cosiddetta "radicalizzazione islamica". Esperti nazionali e internazionali affronteranno il tema da diverse prospettive disciplinari. Sarà presente Lorenzo Vidino, Direttore del Programma sull'estremismo alla George Washington University ed esperto internazionale di islamismo. Parteciperanno anche rappresentanti di enti pubblici italiani ed europei (come il Ministero degli Interni spagnolo e il Ministero della Giustizia portoghese), del mondo della stampa, delle carceri e delle associazioni religiose e culturali che discuteranno tra loro, raccontando anche esperienze significative. Inoltre, saranno presentati, con un particolare focus sull'Italia, i risultati di un sondaggio su 12.000 giovani europei circa le cause della radicalizzazione in termini di credenze, valori ed emozioni; risultati che hanno già avuto un'ampia risonanza sia presso gli uffici di Bruxelles dell'Unione Europea sia presso il Parlamento francese.

"Il meeting di ottobre presso l'Università della Calabria costituisce un'importante occasione di riflessione sul tema della radicalizzazione e della sua prevenzione. Rifacendoci a quanto già messo in evidenza a livello internazionale e nazionale l'accento è posto su due aspetti: formare operatori nei diversi contesti (scolastici, giudiziari, di accoglienza in genere) con lo scopo di prevenire e/ o individuare situazioni a rischio di radicalizzazione e lavorare con i giovani immigrati in contesti scolastici ed extrascolastici per favorire i processi di inclusione e di riconoscimento reciproco interculturale" (Prof.ssa Angela Costabile)

Come detto, durante il meeting, verranno presentati i risultati di un'importante indagine sui giovani europei rispetto alla percezione della radicalizzazione e altri atteggiamenti che riguardano la vita quotidiana e le prospettive di sviluppo futuro.

L'indagine, condotta dalla società Kantar, è consistita nell'intervista di circa 12.000 giovani, di età compresa tra i 14 e i 24 anni, residenti in diversi paesi europei. Le risposte dei giovani Italiani, in molti casi vicine a quelle dei giovani degli altri paesi europei, se ne differenziano per alcuni aspetti che riteniamo di interesse per la comunità sociale.

Più della metà degli italiani intervistati pensa che il fenomeno della radicalizzazione sia diffuso nel nostro paese. Questo dato è superiore alla media europea che è del 47%. La maggior parte degli italiani pensa che questo fenomeno non diminuirà nei prossimi 5 anni. Il 36% di loro ritiene che si diffonderà nei prossimi cinque anni e il 43% pensa che rimarrà lo stesso. Riguardo all'esperienza di radicalizzazione il 29% dei giovani in Italia afferma di conoscere qualcuno che è stato radicalizzato. Questa risposta è superiore alla media europea che è pari al 23%. Il motivo della radicalizzazione è secondo loro da ritrovarsi in idee razziste o xenofobe (40%), mentre il 21% afferma che l'origine risiede in idee religiose di tipo fondamentaliste.

Il 77% dei giovani in Italia dichiara che è soddisfatto della sua vita (tale risultato è leggermente inferiore alla media europea che dell'80%). Il 63% degli italiani intervistati si ritiene soddisfatto per le prospettive di vita future, dato inferiore alla media europea (69%).

Rispetto alla percezione della quotidianità, la soddisfazione per la situazione in Italia è molto bassa, ossia pari al 21%. Questo risultato, assieme a quello della Grecia, è il più basso registrato e significativamente inferiore alla media europea (49%). Il 31% dei giovani italiani si ritiene insoddisfatto dei tempi in cui vivono. Nel rapporto con i media essi consultano sia quelli tradizionali che i social media. Ma affermano che i media tradizionali presentano una visione distorta della realtà e in alcuni casi di incitamento alla violenza. La stessa violenza è percepita come frequente nell'80% dei casi, tale valore è il più alto nel confronto con gli altri giovani europei.

In considerazione di quanto sta accadendo in diverse realtà europee ma negli ultimi giorni soprattutto in Italia con il Decreto Salvini e le recenti decisioni sul modello Riace si pone un problema, già esaminato da qualche tempo, della cosiddetta doppia radicalizzazione. Ci si riferisce alla crescita esponenziale in molti Paesi europei della radicalizzazione dei comportamenti pubblici delle istituzioni o anche di cittadini, partiti e movimenti a chiaro sfondo xenofobo e razziale nati indipendentemente dal rischio terrorismo in una sorta di razzismo radicale presente indipendentemente dal contesto e dalla situazione reale. Il rischio evidente in Italia, nei Paesi di Visegrad ma anche in Germania e Austria per citarne alcuni, che insieme ad azioni di de radicalizzazioni possano aumentare di contro processi di razzismo radicale in chi si sente o è escluso dai processi sociali ed economici. Ciò potrebbe produrre di nuovo azioni e luoghi di nuova e sempre più cruenta e sofisticata radicalizzazione.