Cosenza
 

Da Cosenza un appello per lo spirito del Brancaccio

Appello di un gruppo di attivisti di Cosenza, con e senza tessere di partito, per portare avanti lo spirito del Brancaccio

Siamo preoccupati e arrabbiati.

Arrabbiati, perché gli appelli che si sono susseguiti in questi mesi, i documenti prodotti dalle assemblee territoriali da nord a sud e le prove di dialogo per costruire l'unità delle forze della sinistra sembrano, nell'arco di pochi giorni, caduti nel vuoto.

Preoccupati, perché dopo quell'entusiasmo iniziale che aveva spinto centinaia di cittadine e cittadini, compagne e compagni, a ritrovarsi a Roma in una caldissima mattina di metà giugno per riprendere e mettere a frutto tutte le battaglie che hanno accomunato il popolo della sinistra, della Costituzione e dei beni comuni, e della Costituzione come bene comune a tutela dei diritti sociali e civili, ci ritroviamo oggi spaesati, e privi di una reale rappresentanza politica, a causa delle divisioni che, per l'ennesima volta, ci impediranno di votare una e una sola forza larga, partecipata, democratica, condivisa e di sinistra contro le povertà e le diseguaglianze sociali.

Nessun quarto polo della Sinistra unita, quindi, alle prossime elezioni. Ma una grande divisione che rende impossibile ciò che quel pezzo di cittadini e cittadine, definiti "civici", chiedeva e chiede da tempo: la nascita di una casa comune della sinistra, larga e plurale, portatrice di una cultura e di una proposta politica "altra" rispetto al neo-liberismo imperante ed alla tossica narrazione delle destre.

Con l'appello di giugno - che aveva incontrato una forte risposta nelle "100 piazze del programma" in attesa di ritrovarci tutti insieme a Roma, sabato 18 novembre per mettere a frutto il lavoro dei territori - avevamo chiesto invece ai partiti tutti, un atto di responsabilità e maturità politica. Avevamo chiesto di discutere insieme di contenuti. In tanti, avevamo elaborato proposte per un'alternativa al modello sociale ed economico dominante, per corrispondere ai bisogni delle persone in carne ed ossa: precarietà e disoccupazione, austerità imposta dai Trattati Ue, Pace e disarmo, lotta seria al terrorismo, abolizione dell'inutile alternanza scuola-lavoro, promozione della gratuità degli studi, diritto alla salute e accesso alle cure, abolizione dei contratti atipici e del Jobs Act. E tanto altro.

Avevamo chiesto di costruire un campo largo e diverso. Di netta rottura col passato e innovativo nel metodo: ognuno poteva e doveva contribuire a decidere attraverso le assemblee territoriali in merito al programma e alla scelta delle candidature, secondo criteri di trasparenza. Chiedevamo, per una questione di novità e credibilità che chi aveva già ricoperto incarichi di governo non si candidasse come capolista ma nei singoli collegi. E chiedevamo di superare il meccanismo delle "quote rosa" prevedendo il 50% di donne nelle liste.

Contenuti radicali e credibili, coerenza nel metodo. Questo per noi vuol dire rottura col passato. Significa essere disposti anche a mettersi in discussione e a rinnovare il meccanismo con cui portare avanti battaglie politiche che siano realmente condivise.

Volevamo incontrarci tutti insieme il 18 novembre, ma non è stato possibile. Mentre si sono riuniti i partiti singolarmente. Si sono accordati tra loro, pescando dall'appello del Brancaccio, ma preferendo due strade diverse per presentarsi alle prossime elezioni.

Così, se da un lato ha prevalso la mera logica elettorale di Mdp-Articolo 1, Sinistra Italiana e Possibile, pronte a riunirsi il 3 dicembre per sancire un accordo che ci pare ormai blindato e privo di aperture alla base che sta al di fuori dei partiti; dall'altra parte, c'è chi sabato ha riempito il Teatro Italia nel centro di Roma, in nome del potere al popolo, della "purezza" ideologica della sinistra che non accetta di dialogare con chi "fino all'altro giorno stava nel Pd".

In mezzo a questi due blocchi, però, ci sono tutte quelle cittadine e cittadini, con e senza tessera di partito, che vogliono partecipare e pretendono di essere ascoltati e rappresentati.

Non lo chiamiamo "movimento Brancaccio", perché non c'è bisogno di etichette: lo chiamiamo desiderio di partecipazione e voglia di contribuire a cambiare un Paese dilaniato dalla crisi e dalla povertà.

Cosa fare dunque? Di certo non possiamo e non dobbiamo arrenderci. Dobbiamo continuare a occupare lo spazio che il Brancaccio ha aperto. Dobbiamo far capire ai partiti che, chiudendosi nei loro orticelli, provocheranno una nuova emorragia di voti di tutti quegli elettori e quelle elettrici che continueranno a sentirsi non rappresentati e si consegneranno probabilmente e definitivamente nelle mani del M5S.

L'unica possibilità è quella di non fermarci. Coordiniamoci e ritroviamoci, come abbiamo fatto nelle "100 piazze". Portiamo avanti i 10 punti del Brancaccio e chiamiamo una nuova assemblea nazionale per dialogare con tutti i partiti e pretendere l'unità.

Ora o mai più.

Domenico Alfano, Giovanni Caporale, Massimo Covello, Luigi De Bartolo, Valerio Formisani, Silvio Gambino, Caterina Gammaldi, Edna Miranda Maia, Fausto Marino, Angelo Marra, Gaetano Miele, Lara Nocito, Walter Nocito, Francesco Palma, Stefano Palma, Luigi Pandolfi, Piero Piersante, Enzo Rende, Francesca Rennis, Giuliano Ricca, Sandro Scalercio, Anna Scarnati, Irene Scarnati, Francesco Scarnati, Leonide Spinelli, Martina Talarico, Luigi Villani – Gruppo per il Brancaccio "Stefano Rodotà" Cosenza e provincia