Calcio
 

Reggina, bordate del giudice Campagna verso l'ancien régime: "Sant'Agata, quante sciocchezze. Ritirato pignoramento per consentire iscrizione. E sul fallimento..."

campagna2di Paolo Ficara - Un percorso con tanti ostacoli a sorpresa, ma un traguardo raggiunto con soddisfazione. La firma apposta dal massimo dirigente Luca Gallo, qualche giorno fa nella stanza del giudice Giuseppe Campagna, ha consentito di chiudere le annose vicende post-fallimentari della Reggina. Con l'azienda ormai ceduta definitivamente, proprio Giuseppe Campagna, presidente della sezione civile presso il Tribunale di Reggio Calabria, è intervenuto ai microfoni di Radio Reggio Più per dire finalmente la sua sulle peripezie e le difficoltà create ad arte da giugno 2016 fino a pochi mesi fa.

Dopo una digressione sulle vicende che hanno portato al fallimento della Reggina Calcio, sono partite le bordate del magistrato verso chi ha messo in giro (o in atto) inesattezze, falsità ma soprattutto cattiverie. Ad iniziare dalle sterili polemiche sulla concessione del Sant'Agata: "Sono state dette una serie di sciocchezze, legate sia alla legittimità circa il nostro sub-ingresso nella convenzione stilata da Foti, nonché sul prezzo dell'affitto. La convenzione prevedeva che il Sant'Agata rimanesse nella disponibilità della Reggina Calcio per altri anni, tant'è che l'abbiamo potuta vendere. Non ha senso a questo punto fare polemiche sulla legittimità del nostro subentro: ci saremmo eventualmente riservati di agire in giudizio, avendo le carte a nostro favore per spuntarla sia sulla Città Metropolitana, sia su qualche altro soggetto che sosteneva l'illegittimità nel subentro – ricorda Campagna a Radio Reggio Più - Devo dire che da parte della Città Metropolitana non c'è stata nessuna contestazione in tal senso. Anzi, abbiamo lavorato in sinergia".

Pesantissima la risposta sulle polemiche relative al canone d'affitto del centro sportivo: "Sull'ammontare del canone, ci è stato rinfacciato di aver chiesto un canone esoso. La Reggina Calcio pagava 23 mila euro all'anno perché i manufatti costruiti da Foti, sul suolo demaniale, erano tutti abusivi. Per cui la ex Provincia poteva pretendere solo l'occupazione del suolo. Nel momento in cui subentra il fallimento, ci si occupa di sanare gli abusi. A spese della procedura. Rimane sequestrato, sommessamente dico in maniera erronea, solo il sesto campo e una parte degli spogliatoi. Nel momento in cui viene a sanarsi tutto, il prezzo di fitto del Sant'Agata non può essere più di 23 mila euro. Non c'è bisogno che spiego io cosa è stato costruito da Foti sul suolo del Sant'Agata. Tant'è che la Città Metropolitana ha provveduto a stimarne correttamente il valore: oltre 100 mila euro all'anno, ossia il canone che dovrà versare chi si aggiudicherà il bando della CM per gli anni dal 2021 al 2040. La precedente proprietà della nuova società ci ha sempre rimproverato di chiedere un canone esorbitante, non in linea con quanto pagava Foti: niente di più inesatto. Forse, in un contesto che vedeva la squadra senza un campo su cui allenarsi, non si è stati molto sereni. Concedere il Sant'Agata ad un prezzo vile, avrebbe comportato conseguenze di natura penale. Questa è una città bellissima, ma in cui si fa fatica a rispettare le regole. Serve il massimo rigore anche quando c'è di mezzo una società di calcio, perché c'è una procedura fallimentare. Siamo stati molto accondiscendenti con la squadra di calcio, posso dimostrarlo con i fatti: chi ci ascolta, se ha un po' di onestà intellettuale, lo sa".

Il giudice Campagna fornisce poi un primo accenno sulla vicenda marchio, che ha caratterizzato il secondo semestre del 2018: "Abbiamo salvaguardato anche la squadra, il nome ed il marchio: su questa vicenda ho sentito e letto tante sciocchezze, sia in fatto che in diritto. Ci sono tanti passaggi che la gente non conosce. O comunque conosce una verità che è stata veicolata ad arte, secondo le convenienze del momento. Noi abbiamo la coscienza a posto. In alcuni frangenti, solo grazie al Tribunale Fallimentare è potuta scendere in campo la Reggina. Compreso il campionato terminato da poco".

Grave il sospetto avanzato dal magistrato, circa la revoca della storica matricola 41740: "Dispiace che la matricola ci sia stata cancellata dopo un anno e mezzo. Probabilmente perché qualcuno ha sussurrato alla Lega che sarebbe stato opportuno cancellarla. Ho motivo di crederlo. Non c'è niente di personale. Grazie all'esercizio provvisorio, abbiamo evitato la cancellazione immediata come previsto dalle norme della Figc".

Il gruzzolo da consegnare ai creditori della Reggina Calcio potrebbe lievitare: "Ci riserviamo di valutare attentamente un'azione esercitabile verso Lega e Figc. La Reggina di Foti non ha percepito una somma ingente, riguardante i diritti tv, riservata a società retrocesse. Abbiamo incaricato un grosso avvocato come Cesare Di Cintio. Parliamo di una somma importante, oltre i sei zeri".

Poi il presidente Campagna torna sulla prima assegnazione in affitto dell'azienda Reggina Calcio a Praticò, avvenuta nel 2016: "I curatori lo sanno: abbiamo sempre agito alla luce del sole, nel rispetto delle regole. All'inizio della procedura fallimentare, c'erano in ballo la questione nome oltre che il ripescaggio. Abbiamo condiviso con il presidente Praticò le varie problematiche, agendo all'unisono. La tifoseria premeva affinché si togliesse la denominazione Urbs Reggio Calabria, dato che identificano la squadra col nome Reggina. Facemmo una battaglia con l'avvocato della Figc, che richiamai alle sue responsabilità, consentendo che la squadra si chiamasse Reggina. L'esercizio provvisorio ci ha consentito di mantenere in vita i tratti distintivi dell'azienda, tra cui il nome. Praticò aveva l'esigenza di iscrivere la squadra, possibilmente col nome Reggina. In quel momento gli abbiamo affittato l'azienda, ma la Federazione riteneva che la strada non potesse essere perseguibile, dato che il nome era dato in affitto e non in via definitiva. Dopo una serie di burrascose telefonate con l'avvocato Gentile, purtroppo usai la voce grossa".

I rapporti deteriorati nei successivi due anni, hanno portato ad una situazione precedentemente accennata dal magistrato reggino: "Siamo stati costretti a chiedere un decreto ingiuntivo nei confronti della Urbs Reggina, per mancata corresponsione dei canoni d'affitto per il Sant'Agata nonostante regolare contratto stipulato. Abbiamo aspettato ben 9 mesi, il calciomercato di riparazione, attendendo oltre ogni ragionevole momento. Solo a fine aprile siamo stati costretti a muovere decreto, ovviamente riconosciuto dal Tribunale. Nonostante avessimo provato a definire bonariamente, per evitare conseguenze peggiori alla Reggina di cui conoscevamo le difficoltà economiche, siamo stati costretti a fare il pignoramento presso terzi ossia la Lega Pro. Bloccando tutti gli introiti che spettavano per tutti quei calciatori ottenuti in prestito dalle varie squadre. Questo ha messo in ginocchio la Reggina, non potendo disporre di queste somme. Intorno al 18 agosto dello scorso anno, ci fu rappresentato che se non avessimo ritirato il pignoramento, la Reggina era nell'impossibilità economica di iscriversi al campionato. Ci sono versioni non veritiere su questo passaggio. Al termine di una pesantissima riunione, in cui la curatela contravvenne a tutti i criteri giuridici, ha consentito di ritirare il pignoramento rischiando in prima persona, affinché la squadra fosse iscritta. Ricevemmo garanzia dalla Lega, affinché mensilmente ci venissero versate le quote. Ma in caso di fallimento, avremmo perso i canoni. In quel momento, rinunciammo a dei soldi sicuri. Andando contro gli interessi dei creditori. Con responsabilità principalmente mia, pur di consentire l'iscrizione al campionato. Oggi, per fortuna, possiamo dire che ci è andata bene. Ma che si sappia: la curatela ed il Tribunale, nonostante le inesattezze lette e non uso altri termini per non essere scurrile, hanno lanciato in più occasioni salvagenti alla squadra. Anche a rischio degli interessi dei creditori. C'è stata una riunione nella mia stanza... e mi fermo qui, è meglio. Questo, i tifosi non lo sanno. Noi non rincorriamo il consenso delle persone".

Zero dubbi sul fatto che si sia andati molto vicini al secondo fallimento in pochi anni, non fosse stato per Gallo: "Mi limito a commentare quel che è arrivato in Tribunale. Eventuali complotti, pettegolezzi e tragedie fuori dal Tribunale, non mi interessano. C'era stata un'istanza fallimentare mossa dall'avvocato Grassani. La collega Venturini ha concesso un primo rinvio, il Tribunale non è una ghigliottina che aspetta al varco le società per dichiararle fallite. In quei giorni, il Tribunale ha ricevuto una delegazione di calciatori. Possiamo dirlo oggi, perché tutto è bene quel che finisce bene. C'erano quasi tutti i giocatori della rosa, assieme all'allenatore Cevoli, accompagnati da un delegato dell'Assocalciatori. Erano preoccupati perché pensavano verosimilmente che la Reggina potesse essere dichiarata fallita. Né io, né la collega Venturini ci siamo sbilanciati più di tanto: ma in cuor nostro, sapevamo come sarebbe andata a finire. Avevamo disposto, prima di dichiarare l'eventuale fallimento, indagini di polizia tributaria con la GdF, per l'ammontare dello stato passivo. Le notizie che ci arrivavano non erano delle migliori. I calciatori volevano capire cosa sarebbe successo, in caso di fallimento. Ci chiedevano se era possibile ripetere l'esercizio provvisorio. Ciò presuppone un pareggio di bilancio, tra somme che si possono incassare durante l'esercizio provvisorio e le spese. La Reggina poteva garantire pochi introiti, dati dagli incassi e dai premi di preparazione che sarebbero maturati. A fronte di questi crediti, c'erano una serie di spese da affrontare per concludere il campionato. Oggi lo dico con più leggerezza, dato che non si è verificato: ritenevamo che difficilmente avremmo potuto garantire l'esercizio provvisorio, dato che i costi avrebbero superato di gran lunga le eventuali entrate. Per fortuna è arrivato Gallo. Non potevo sbilanciarmi con i calciatori nella mia stanza, pur avendo capito che difficilmente sarebbero stati disposti a scendere in campo contro la Vibonese".

L'ultima considerazione appartiene più al tifoso Giuseppe Campagna: "Mi dispiace che qualcuno abbia messo in dubbio anche gli anni della Serie A. Per noi di Reggio, che abbiamo vissuto quei momenti con euforia, è stato triste. Così come è triste leggere non il nome storico della Reggina. È come se fallisce il Milan, si alza la mattina il nuovo proprietario, e dice che si chiamerà Urbs Milano. La squadra di Reggio deve essere chiamata Reggina, poi i presidenti passano".