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Questione stadio: "Lentezza e scaricabarile", quando si crede che tutto sia dovuto...

buesceccodi Paolo Ficara - Non solum, sed etiam. Sembra l'altroieri, quando Italo Falcomatà si assumeva la responsabilità di far disputare Reggina-Fiorentina allo stadio "Granillo". Impianto appena rimodellato ed ampliato, che veniva di fatto inaugurato per l'occasione. La prima storica gara in massima serie. Un giorno agognato da un'intera città. Quasi 30.000 persone, fra paganti e portoghesi, pronte a gremire gli spalti. Se memoria non ci inganna, mancava il collaudo per la copertura della tribuna: in caso di fitta nevicata, sarebbe potuta crollare. Neve. A Reggio Calabria. A settembre. L'allora sindaco firmò l'ordinanza.

Il paragone con quanto appena accaduto per Urbs Reggina – Bisceglie, non può proprio reggere. Se non per la presenza del figlio Giuseppe sullo stesso scranno. Il principale motivo, è che nessuno sa il motivo. Cosa caspita sia accaduto, cosa sia cambiato rispetto ad una gara di Coppa Italia normalmente disputata un mesetto fa, al momento non è dato sapere in forma ufficiale. Fermo restando che di dubbi su quella che sarebbe stata la regolare disputa della partita, francamente non ne abbiamo mai avuti.

La responsabilità di una brutta figura a livello politico, non se la sarebbe presa nessuno. Non a Reggio Calabria. E così è stato. Detto ciò, possiamo solo procedere per macroipotesi generali, tali da giustificare questa firma da parte del primo cittadino.

La prima è semplicissima: se Falcomatà ritiene che l'Amministrazione Comunale sia in toto dalla parte del torto in questa vicenda, non poteva esimersi dall'assunzione di responsabilità e non ha alcun merito. Al massimo, si è risparmiato un'ulteriore colpa. Facendo gli scongiuri affinché non accada nulla di accidentale, dentro quel vetusto impianto e sotto la sua responsabilità.

La seconda è più complessa. Se il Comune ritiene di aver fatto il massimo, con i propri ridotti mezzi, e di aver ottemperato a tutte le segnalazioni della Commissione di Vigilanza, allora il discorso cambia. Anche se non di moltissimo, dato che l'impianto è pur sempre di proprietà dell'Ente. Vorrebbe dire che il sindaco ha preferito non attirarsi le ire dei tifosi (ancora) al seguito della squadra professionistica cittadina, risparmiandosi una contestazione ma ben sapendo che si tratta, in buona sostanza, di una cortesia ad una srl.

La contestazione però gli è arrivata ugualmente, sotto forma di comunicato (il n.79 a decorrere dal 1° luglio, cioè 79 comunicati in 84 giorni), da parte di chi da un lato si manifesta grato per aver evitato la sconfitta a tavolino, dall'altro giustamente sottolinea i danni causati dal grave ritardo dell'apertura della prevendita. "Lentezze e scaricabarile", si legge tra i rimbrotti. Era da molto che il bue non si soffermava sulle protuberanze dell'asino, ci vien da dire.

Si è giocato in coppa, e lo abbiamo scritto, non è dato sapere cosa sia cambiato rispetto ad un mese fa. Se non la riapertura di un settore, la gradinata, con tanto di decisione finale demandata al parere delle autorità competenti. A proposito di scaricabarile. Si sa anche che la Urbs Reggina ha chiesto alla Lega Pro di disputare in trasferta il primo turno di campionato, probabilmente conscia di qualche difficoltà presente presso l'impianto di Viale Galilei. Si crede forse che il manto erboso rappresenti l'unica criticità del "Granillo"? Quale dito è stato mosso nel frattempo? A proposito di lentezza.

E sempre rimanendo in tema. A luglio è passato il messaggio, tra i tanti intrisi di presunzione, che la problematica relativa alla struttura per gli allenamenti sarebbe stata risolta "attraverso soluzioni ottimali", fratellone dixit. Sta per iniziare l'ultima settimana di settembre, e la squadra si allena... al "Granillo", calpestando l'erba che si dovrebbe preservare in ottica della gara domenicale. Soluzione non definitiva, sembra. Ma considerato questo "appoggio" di lusso, considerando anche che l'unico palco cittadino offerto per la presentazione della squadra è stato sempre quello di Falcomatà, al netto di una rinuncia strategica quanto puerile (non seguita poi da alcuna altra presentazione, cvd), è paradossale leggere tirate d'orecchie al sindaco in forma pubblica, anche in questa circostanza. È un po' come vivere nella stessa casa, e dover apprendere dal telegiornale che il coinquilino ha la febbre a 40°.

Il danno di uno 0-3 a tavolino lo avrebbe scontato chi ritiene di aver allestito una squadra competitiva, pagando la convinzione che tutto gli sia dovuto. Quando si ha la febbre a 40°, è il malato a dover chiamare aiuto, qualora sia impossibilitato a curarsi da solo. Non può poi lamentarsi che nessuno sia venuto a curarlo per tempo.

Nel settembre 1999, col massimo rispetto verso la memoria di uno dei migliori uomini mai avuti al timone della città di Reggio Calabria, 99 sindaci su 100 avrebbero messo quella firma per far esordire la Reggina in Serie A. Oggi Falcomatà figlio, fresco di indagine, si è assunto una responsabilità che magari altri avrebbero scansato, rebus sic stantibus. Ciò non lo leva dal lato del torto, ripetiamo, anche perché non sappiamo quale mancanza venga contestata al "Granillo". Dalla tifoseria e dai cittadini può meritare tutti i rimbrotti possibili. Da chi beneficia della sua firma per evitare una sconfitta a tavolino, il punto di vista dovrebbe essere diverso. Concordiamo assolutamente su un aspetto: le problematiche vanno risolte al più presto. Ma se all'epoca di Falcomatà padre una città intera aveva sognato di vivere quella partita in Serie A, adesso il momento tanto agognato è un altro...