Calcio
 

Reggina: chi di matricola ferisce, di marchio perisce

praticostoriadi Paolo Ficara - Una mano tesa o un uppercut? La triade Campagna-Condemi-Giordano ha assegnato in via definitiva alla Asd Magna Grecia, presieduta da Antonio Girella, il fitto annuale di Sant'Agata e marchio Reggina Calcio. A supportare l'offerta, dovrebbe essere stata la società Tecnobody, con sede nella provincia di Bergamo, attiva nell'ambito della progettazione elettronica e dei protocolli clinici. Non bisogna mai dimenticare il principio fondamentale, che ha accompagnato le decisioni assunte negli ultimi due anni al quarto piano del Cedir: la tutela dei creditori.

Tenendo ben presente che il dovere era quello di valutare attentamente l'offerta più congrua, bisogna adesso comprendere le conseguenze immediate di tale provvedimento.

Ci si può superficialmente soffermare sul problema legato alla struttura in sé. Il settore giovanile, che con la famiglia Romeo sarebbe stato ospitato in toto, sarà costretto a traslocare. Solo un'aggiudicazione alla famiglia Romeo, avrebbe potuto facilitarne la permanenza al Sant'Agata. La Urbs Reggina 1914, per conto proprio, come evidenziato nei precedenti articoli, non si sarebbe potuta presentare al bando. A meno che non avesse saldato le pendenze col Tribunale.

Che poi, pur saldando e presentandosi, avrebbe potuto rimediare una figura simile a quella del campo di Ravagnese, è un altro paio di maniche. Ma in questo momento, non è l'aspetto che preme di più. Una sistemazione per le giovanili, la si trova. Dispiace solo, a livello umano oltre che professionale, per un cuore d'oro come Emanuele Belardi, pronto a mollare altri incarichi nella speranza di non dover iniziare il proprio lavoro triennale con siffatte difficoltà. Indipendentemente dalla presenza di Belardi o di altre figure dedite alla medesima attività, era da tempo evidente l'incuria cui un'erede poco degna della Reggina Calcio, lo aveva di fatto lasciato. Temendo, probabilmente, di andare a spendere qualcosa per poi mollare il centro sportivo in mani altrui.

È la parola erede sulla quale ci dobbiamo assolutamente soffermare. Una buona volta. Senza che nessuno si arroghi il diritto di creare fazioni. Di fallimenti, nel calcio italiano, se ne sono verificati tanti. Non stiamo qui ad elencare i vari casi. Di sicuro, così come la Reggina fece giurisprudenza in positivo nel 1986, da tre anni a questa parte si registrano continue anomalie che vanno risolte, una volta per tutte.

In quel famoso 1986, la Reggina Calcio ereditò la matricola, a testimoniare la continuità con la fallita AS Reggina. In seguito al fallimento del 2016, la 41740 sembrava interessasse solo al Dispaccio, finché è rimasta in vita. Doveva essere salvata. Al di là dell'aspetto storico, c'è stata scarsa lungimiranza imprenditoriale: con i vari premi di preparazione derivanti da quella matricola ormai scomparsa, magari oggi si sarebbe potuto prendere un centravanti di maggior spessore. Amen.

Con la matricola 41740 ormai deceduta, tra l'inspiegabile giubilo di chi ne ha sempre ignorato l'importanza, l'unico bene immateriale atto a testimoniare la continuità con la Reggina Calcio è il marchio. Si può anche assumere Pianca come team manager o Nakamura come capo marketing, ma storia e blasone camminano sulle gambe di un portabandiera. Anche l'Hinterreggio, in un determinato periodo, ha annoverato calciatori, segretari e magazzinieri già transitati dal Sant'Agata. A buon intenditor, poche parole.

Del marchio, a questo giro, gliene è importato qualcosa ad Antonio Girella. Che se lo aggiudica in affitto annuale, fino al 30 giugno 2019. Sborsando una cifra abbastanza esosa. Stabilire cosa possa farne nell'immediato, di quel marchio, è importante tanto quanto capire quale marchio intenda utilizzare la Urbs Reggina 1914 nel campionato di Serie C 2018/19. Nella speranza che nessuno, in Figc, gli chieda il test del DNA. L'auspicio è che la parti si mettano subito d'accordo, dato che il 1° luglio è quanto mai vicino.

Possono mancare i campi, i palloni, i team manager, i soldi. Ma la Reggina non può mancare.