Calcio
 

Reggina: rifatta (male) la squadra, ora va rifatta una società

latriadedi Paolo Ficara - Se avete finito, levate il disturbo senza chiudere la porta. Il calciomercato di gennaio non è mai stato così atteso dalla Reggina, intesa come dirigenza e non certo come piazza. Già nel corso delle quattro umilianti sconfitte consecutive si era scelto di dare il benservito a diversi scontenti, "premiando" invece con un rinnovo contrattuale chi questa scontentezza l'ha fatta scaturire.

Ne viene fuori una squadra smembrata, modificata radicalmente nei suoi punti di riferimento.

Nel reparto arretrato si è scelto di dare via Di Filippo e Solerio, a questi dovremmo aggiungere Porcino che spesso ha giocato da terzino. Dei due giovani, Auriletto e Gatti, il primo lo abbiamo scoperto colpevolmente tardi ed il secondo è stato escluso un po' presto dall'undici base. L'atalantino è anche il solo mancino rimasto a disposizione, nonché quello coi piedi migliori, in una difesa male assortita. L'unico a non essere mai stato messo né in panchina né sul mercato è Laezza, macchiatosi dei più evidenti buchi specie contro Monopoli ed Akragas. A Maurizi e Basile, tutto possiamo rimproverare tranne che non capiscano di calcio. Possibile che abbiano messo in discussione ogni difensore, tranne l'incerto ex capitano del Melfi? Errore grave.

A centrocampo si è creato un ingorgo e si è persa qualità. Al pari di Porcino, il cartellino di De Francesco è stato regalato con 6 mesi d'anticipo. Erano entrambi "al centro del progetto", Basile dixit nel luglio scorso. Si è operato in entrata senza riuscire a fare altrettanto in uscita. Il settore nevralgico si ritrova denso di gente che dovrà ritrovare fiato. I piedi migliori appartengono adesso a Condemi, fermo da oltre due anni. Bene gli innesti degli esterni Hadziosmanovic ed Armeno, adatti al nuovo vestito tattico. Marino rappresenterà la nuova grana della prossima estate, avendo un contratto corto che non è stato fin qui prolungato. E non si è riusciti in nessun modo a privarsi dell'unico ingaggio relativamente pesante, quello di Mezavilla, nonostante una guerra di nervi che si protrae dall'autunno. Mosse con poco capo e senza coda. Errori ancor più gravi.

Il reparto avanzato, causa infortunio di uno Sciamanna che non è stato rimpiazzato da un elemento di pari esperienza, ha fin qui vissuto sugli acuti di Bianchimano. Svenduto al Perugia, adesso appare tutt'altro che gasato all'idea di dover rimanere parcheggiato a Reggio fino a giugno. Sempre il Perugia ha scucito mezzo milione per prendere Magnani dal Siracusa, coetaneo di Bianchimano ma difensore centrale. Un po' come se Bonucci venisse valutato più di Higuain. La Reggina non è un ingrosso moda. Considerando che Sparacello non garantisce un grosso contributo sotto porta, e che in attesa di Sciamanna i ricambi saranno due sbarbatelli, vorremmo capire chi segna. Errori incommentabili.

Svendite, mancati rinnovi e complessivo indebolimento della squadra. Probabilmente ci si salverà lo stesso, dato che ad altre latitudini sono combinati peggio. Ma a dare l'ennesima botta al presente ed una mazzata al futuro, avendo messo pochi soldi in cassa e detenendo pochissimi e nemmeno monetizzabili calciatori in organico per il 2018/19, è stata la lista dei soli, veri ed indiscutibili autori di questi danni: Praticò Demetrio e Praticò Giuseppe.

Abbiamo dato il tempo a questa società di porre le basi per costruire qualcosa. L'estate scorsa, siamo stati tra i pochi a concedere fiducia. Chi naviga in acque serene può anche accettare mentalmente di rimanere in mezzo al mare, magari per 50 o 100 km in più rispetto al previsto. Ma quando si attraversano continue bufere legate a problemi gestionali, ad un organico rivoluzionato adesso con cadenza semestrale e non più annuale, e con 300.000 miseri euro ricavati dalla perdita immediata o futura dai migliori tre calciatori di proprietà, bisogna sperare di giungere il più presto possibile alla fine del viaggio.

L'aspetto legato ai rapporti, incide in percentuale minore. Ma incide. Una coppia di inadeguati, non sappiamo se più il padre o più il figlio, dal primo giorno si sono messi non sul piedistallo, ma direttamente con la tunica dell'imperatore di Roma convinti di essere al Colosseo. E di poter stabilire col movimento del pollice cosa va bene e cosa no, chi va bene e chi no. L'atteggiamento irrispettoso usato verso chiunque osi contestare le scelte, finanche quella di assumere un team manager, Gaetano Iossa, finito poco tempo fa in un'intercettazione di un'inchiesta sul calcioscommesse, non crediamo sia diverso da quello usato all'interno. E così i vari De Francesco, Porcino e compagnia cantante sono passati in breve tempo da centrali nel progetto, a cospiratori che andavano gettati a mare. Per non parlare dei vari soci o ex tali, belli e bravi fin quando hanno messo un po' di grano. O fin quando abbassano la testa durante il cda.

Oggi è toccato a De Francesco e Porcino. E domani toccherà ad altri, se non cambieranno le teste.

Non è tanto il rapporto coi giornalisti a preoccupare, quanto quello con la tifoseria. La Reggina, nonostante una programmazione calcistica votata al basso profilo, ha avuto un ottimo numero di abbonati in due anni di Serie C. Piazzandosi subito dietro, nella classifica del botteghino, alle squadre costruite dichiaratamente per vincere. Lo stadio è oggi svuotato, una considerevole fetta di abbonati sta ormai seguendo le partite da casa. O non le sta seguendo affatto. Proseguire su questa strada, in vista della prossima stagione, non avrebbe alcun senso.

Assistiamo ad una Paganese in enorme difficoltà ed in vendita a costo zero e ad un Akragas ormai al collasso. Compagini che, in Serie C, altro non potevano fare se non lottare per la salvezza, stagione dopo stagione. Quindi, spese contenute. Ma il baratro si è aperto lo stesso. La Reggina sarà destinata a fare la stessa fine, se non si creano subito le condizioni per coinvolgere altre forze imprenditoriali e rigenerare quell'entusiasmo che è stato ammazzato dalla gestione dei due Praticò, tra i peggiori dirigenti mai visti a Reggio. Le istituzioni e la politica hanno il dovere di levarceli di torno, evitando di riconsegnare il nome ed il Sant'Agata a chi non li merita (e forse, nemmeno li vuole), a costo di ripartire dall'Eccellenza con un'altra Reggina.

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