'Ndrangheta in Piemonte, locale Volpiano propagazione di Platì. Droga dalla Spagna grazie al lavoro di "Doberman"

coca121018Era Ciccio detto anche Doberman, "persona stabilmente residente in Spagna e in grado di movimentare rilevanti quantitativi di sostanze illecite" l'uomo che riforniva di droga gli uomini del locale di Volpiano, colpiti oggi dalla operazione messa a segno dai carabinieri e della guardia di finanza nel torinese e in altre città del Piemonte.

E' quanto emerge dall'ordinanza del gip.

"Nei dialoghi intercettati sono state captate frasi proferite dagli indagati, durante trattative riguardanti gli stupefacenti, in cui si e palesemente fatto riferimento alle città spagnole di Valencia, Barcellona, Alicante, Terragona, Malaga, Girona e Lloret de Mar", si sottolinea. "Sebbene le investigazioni abbiano dimostrato che i sodali potessero contare anche su altre fonti di rifornimento con carattere estemporaneo, per far fronte a urgenti e inderogabili esigenze di mercato" il canale principale era quello dell'uomo di fiducia in Spagna.

Nella stessa ordinanza si legge come il locale di Volpiano era, inoltre, da considerare a tutti gli effetti "una propagazione dello storico locale calabrese insediato nella città di Plati, in provincia di Reggio Calabria, essendo la struttura composta da famiglie storiche di origini platiote, quali i Marando, i Trimboli e gli stessi Agresta".

"E' indubbio - si legge - che legami familiari, non trascurabili nella associazione mafiosa denominata 'ndrangheta tanto da assumere in alcuni casi valore indiziante, risultano particolarmente forti all'interno del locale di Volpiano", si sottolinea. "Alcune dinamiche registrate nel corso delle indagini hanno confermato l'attuale e persistente presenza di una diramazione di 'ndrangheta nel territorio di Volpiano, la quale, sfruttando la fama criminale e lo stato di soggezione già creato in una larga fetta di popolazione, ha perpetuato e portato avanti il potere criminale del sodalizio", si osserva.

E ancora: "Anche il linguaggio utilizzato ha assunto talvolta caratteri criptici e volutamente ambigui, con gli indagati che hanno comunicato quasi esclusivamente tramite sms e nelle poche comunicazioni telefoniche verbali hanno evitato di chiamarsi per nome, di indicare il nome di altre persone, usando spesso pseudonimi".

"Sovente, gli indagati adottavano singolari cautele nell'utilizzo degli apparati mobili, evitando di portarli al seguito in occasione di riunioni o incontri segreti, evidentemente per scongiurare il rischio di essere pedinati dalle forze dell'ordine", si sottolinea nell'ordinanza. Nelle indagini condotte dalla Gdf sulla compagine di narcotraffico finita al centro del procedimento del Gico della Guardia di Finanza di Torino, cosiddetto 'Pinocchio' è "stato accertato che l'organizzazione si era dotata di un complesso e sicuro codice cifrato, denominato 'Il cruciverba', utilizzato per la trasmissione dei dati necessari all'individuazione dei numeri dei container contenenti la cocaina e dei nomi delle navi che la trasportavano dal Sudamerica all'Europa. Gli indagati, mediante l'utilizzo delle chat dedicate, si comunicavano dei numeri a cui corrispondevano, secondo un protocollo precedentemente stabilito, delle lettere grazie alle quali era possibile decifrare l'identificativo della nave ed il numero del container all'interno del quale era celato il carico di sostanza stupefacente proveniente dall'estero".

Emerge, inoltre, che era Presidente della Sezione piemontese dell'Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali), ente che si occupa del trasporto degli ammalati a Lourdes, a quanto si legge nell'ordinanza, l'avvocato penalista torinese Pierfranco Bertolino, indagato nell'operazione odierna.

Nell'ordinanza si fa riferimento anche a "rapporti amichevoli" che il legale avrebbe intrattenuto con un magistrato, tra l'altro fotografato a Lourdes. Al legale si contesta, scrive ancora il gip, "il concorso esterno nel delitto associativo finalizzato alla commissione di una pluralità di delitti in materia di stupefacenti, avendo agevolato la compagine delinquenziale nel suo complesso". Nella specifico, l'avv. Pierfranco Bertolino, avrebbe informato alcuni degli indagati "dell'esistenza di un'ampia indagine a loro carico, con intercettazioni attivate". "Ad avviso dell'organo inquirente - si legge nel provvedimento del gip - le notizie divulgate dall'avvocato Bertolino vanno ben oltre l'avviso dell'esistenza di un'indagine, avendo interessato la dimensione, la tipologia e gli obiettivi dell'investigazione in corso, descritte come indirizzate a verificare l'esistenza di un'ipotesi di delitto associativo".