Occhipinti (Udc): “L’ospedale di Locri rischia di chiudere, quello di Gioia di non aprire, drammatica situazione della sanità in Calabria”

«Oltre duemila manifestanti hanno lanciato il loro grido d'allarme davanti all'ospedale di Locri. Un sit-in di protesta contro il lento, ma continuo smantellamento che è in atto presso il nosocomio. Una situazione inaccettabile quella che si sta creando nella Provincia di Reggio Calabria – afferma il delegato Udc per la Città Metropolitana Riccardo Occhipinti – dove gli ospedali in funzione vengono dismessi e quelli che dovrebbero essere costruiti rimangono bloccati. Le notizie che sono pervenute dall'ultima riunione della Commissione "Sanità" di palazzo Campanella non sono per nulla incoraggianti. I dirigenti regionali con le loro audizioni hanno confermato le difficoltà e i ritardi inerenti l'iter di realizzazione dei costruendi ospedali di Gioia Tauro, Vibo Valentia e Sibari».

Ritardi che derivano sia da imperfezioni dei progetti originari che dal commissariamento della ditta Tecnis che avrebbe dovuto realizzare gli ospedali di Vibo e Gioia.

«Per quel che riguarda l'ospedale della Piana – dice ancora il delegato Udc- esiste anche un problema relativo al luogo in cui dovrebbe sorgere la struttura. Essendoci nelle vicinanze un elettrodotto si dovranno attendere le autorizzazioni ministeriali per poter procedere al suo interramento prima di avviare i lavori del nosocomio. Insomma un fallimento totale per questa Amministrazione regionale guidata da Mario Oliverio».

«Se a questo quadro si aggiungono le dimissioni dei dirigenti generali degli ospedali di Reggio e Crotone Benedetto e Arena, si capisce come la sanità calabrese possa considerarsi all'anno zero. Ed allora pare ancora più incomprensibile quanto sta avvenendo a Locri: se non si riescono a far partire le nuove strutture sanitarie, almeno si preservino quelle preesistenti, a partire proprio dall'ospedale locrese. Chiudere o depotenziare la struttura ospedaliera in questo momento sarebbe un vero e proprio controsenso, oltre a rappresentare un serio pericolo per la tutela del diritto alla salute della cittadinanza».