I Geologi calabresi: “Urge un piano straordinario di manutenzione, monitoraggio e messa in sicurezza delle opere e del territorio”

Terremoto Ansa"I recenti eventi sismici e alluvionali, uniti alla tragedia del crollo del ponte "Morandi" di Genova del 14 agosto scorso, hanno riproposto – semmai ve ne fosse bisogno – la necessità e l'urgenza di avviare una svolta culturale in Italia, attraverso l'adozione di un piano straordinario di prevenzione dei rischi per la messa in sicurezza del territorio e delle opere, basato sulla conoscenza delle caratteristiche dei luoghi e dei rischi connessi, l'uso di tecniche di monitoraggio, e la pianificazione di interventi di manutenzione. Lo stato delle conoscenze e lo sviluppo tecnologico in tali settori della Geologia Applicata e dell'Ingegneria sono, ormai, talmente avanzati che non è più possibile nascondersi dietro il paravento delle "fatalità imprevedibili". Simili necessità vengono, in realtà, sbandierate dalla nostra classe politica e dirigente ad ogni tragedia, ma poi finiscono rapidamente nel dimenticatoio, superati l'emergenza e il cordoglio, con il pretesto delle ristrettezze economiche o di altre priorità (forse più remunerative, in termini elettoralistici).

Molte delle infrastrutture viarie italiane – come il citato ponte Morandi – furono costruite nel dopoguerra, durante gli anni del boom economico, e si rifanno dunque a procedure di progettazione, tecniche costruttive e normative ormai superate (anche riguardo alle previsioni dei carichi d'esercizio). Purtroppo, tali opere sono spesso carenti anche dal punto di vista degli studi geologici, ovvero nella conoscenza dei materiali costituenti il sottosuolo e dei rischi naturali cui sono esposte, poiché il contributo di tali discipline non era nemmeno contemplato dalle normative all'epoca vigenti. In Italia, migliaia di ponti e viadotti presentano simili carenze conoscitive e tecnico-progettuali – e tanti esempi si potrebbero menzionare anche nella nostra regione. Oltre a tali aspetti, occorre considerare anche il fattore tempo, in termini di alterazione e deterioramento delle caratteristiche tecniche dei materiali costituenti le opere, a causa degli agenti esogeni e dei carichi dinamici.

Negli ultimi anni, numerosi tratti di infrastrutture di trasporto (viarie e ferroviarie) in Calabria sono state danneggiate o distrutte proprio a seguito di eventi di dissesto geo-idrologico, legati sempre più spesso a "bombe atmosferiche", ovvero a piogge convettive, brevi e molto intense, che colpiscono settori limitati del territorio. Si tratta di eventi meteorici a sviluppo rapido, difficilmente prevedibili con le classiche tecniche modellistiche, basate sui dati di pioggia rilevati a terra dalla rete dei pluviometri (in Calabria, gestita dal Centro Funzionale dell'ARPA) e adottate dagli attuali sistemi di allertamento nazionale e regionale per il rischio meteo, idrogeologico e idraulico.

Si pensi, ad esempio, alle strade provinciali, spesso colpite dagli effetti al suolo connessi agli eventi eccezionali di pioggia, e che patiscono particolarmente la carenza di risorse per attività di manutenzione. Le Amministrazioni Provinciali, recentemente riformate, hanno il gravoso compito di dover gestire migliaia di chilometri di rete stradale, a fronte di insufficienti trasferimenti di risorse dallo Stato centrale, e sono chiamate a garantire servizi fondamentali (si pensi anche all'edilizia scolastica). Nella nostra regione, le strade provinciali collegano in genere le aree collinari e montane alla rete viaria principale: con la loro interruzione, i centri abitati delle zone più interne – spesso ricchi di beni culturali – sono condannati ad un cronico isolamento e sottosviluppo, e al progressivo spopolamento.

Per offrire risposte adeguate all'esigenza di prevedere eventi dannosi come quelli sopra menzionati, e di mitigarne i rischi associati, sarebbero necessari investimenti in tecniche innovative di riconoscimento precoce e modellazione evolutiva degli eventi atmosferici, inclusi i conseguenti effetti al suolo, basate sull'integrazione di diversi approcci di analisi e sull'utilizzo di vari tipi di dati (es. quelli satellitari sulle fulminazioni, quelli RADAR) – come recentemente proposto nel Progetto di Ricerca del CNR denominato RAMSES, finanziato da RFI S.p.A. per un tratto della linea ferroviaria calabrese, con il coinvolgimento degli istituti IRPI e ISAC e con la partecipazione del Centro Funzionale dell'ARPA-Calabria.

Per dare una soluzione concreta a dette criticità è indispensabile attuare una seria politica di prevenzione dai rischi, finalizzata alla tutela della pubblica incolumità. Con l'approvazione di un piano straordinario di manutenzione, monitoraggio e messa in sicurezza delle opere esistenti e del territorio, si potrebbe ottenere nell'immediato un sicuro rilancio occupazionale e, nel medio-lungo periodo, anche un consistente risparmio economico. Nel nostro Paese, la manutenzione è stata normata soltanto nel 1994, con la Legge Quadro sui Lavori Pubblici, in cui trova una prima esplicita definizione e costituisce parte integrante delle fasi di progettazione, esecuzione ed esercizio delle opere pubbliche. I successivi codici degli appalti riportano integralmente la disciplina sulla manutenzione contenuta nella precedente Legge Quadro. Lo sforzo del legislatore, apprezzabile dal punto di vista culturale e giuridico, è stato tuttavia vanificato dalla carenza di una diffusa "cultura della manutenzione": i piani di manutenzione e/o di monitoraggio strutturale e geotecnico vengono, infatti, generalmente affidati ai progettisti senza prevedere adeguati finanziamenti per la loro attuazione (a dispetto delle previsioni di legge).

La prevenzione del rischio geo-idrologico non può, in ogni caso, prescindere da serie attività di programmazione degli interventi di mitigazione, sia strutturali (es. opere di sistemazione) sia non strutturali (es. monitoraggio, presidi idrogeologici). A tale riguardo, occorrono però regole chiare che consentano di definire le priorità di attuazione, correggendo l'attuale frammentazione delle competenze e colmando i vuoti normativi. In tale contesto, è fondamentale salvaguardare il ruolo delle Autorità di Bacino/Distretto, che costituiscono un prezioso riferimento tecnico per tanti professionisti e amministratori pubblici, oltre che un baluardo di legalità nella salvaguardia del territorio. Una simile esperienza, maturata ancora una volta soltanto dopo l'ennesima tragedia (l'evento di Sarno del maggio 1998), non andrebbe assolutamente dispersa ma anzi potenziata, così come andrebbero aggiornati periodicamente i quadri conoscitivi relativi ai PAI. Inoltre, è quanto mai urgente completare il Progetto CARG (avviato alla fine degli anni '80 del secolo scorso) per la realizzazione della Carta Geologica in scala 1:50,000, e istituire – anche in Calabria – un Servizio Geologico regionale, oltre a rifondare il Centro Cartografico per assicurare la disponibilità di dati territoriali accurati e aggiornati. In tale ottica, non può essere sottaciuta l'improrogabile necessità di un potenziamento degli uffici tecnici regionali (ex Genio Civile), con la presenza stabile in organico di geologi e ingegneri strutturisti per il rilascio dei nulla osta sismici.

Gli eventi tellurici che hanno recentemente colpito vaste aree dell'Italia centrale e l'isola d'Ischia, e la serie sismica che sta attualmente interessando il Molise, ripropongono la necessità urgente di predisporre e avviare un Piano di Prevenzione dal Rischio Sismico che definisca procedure e azioni concrete (con costi certi), in un territorio come quello italiano – e calabrese in particolare – frequentemente colpito da terremoti di rilevante energia. Urge un piano di prevenzione organico che consideri i vari aspetti legati alla sicurezza (geologici, sismici, caratteristiche strutturali degli edifici, viabilità, ecc.) e le peculiarità architettoniche, paesaggistiche, sociali ed economiche, e che sia fondato sulla conoscenza tecnico-scientifica delle costruzioni e delle pericolosità geologiche. Bisogna aggiornare le mappe di pericolosità sismica, sulla base delle conoscenze maturate anche alla luce degli eventi sismici più recenti, per scongiurare la sottostima delle sollecitazioni attese (in termini di accelerazioni). In aree solo apparentemente omogenee dal punto di vista sismico, si possono infatti registrare risposte anche molto differenziate, in funzione delle effettive condizioni geologiche locali (i cosiddetti "effetti di sito"). Andranno completati, quindi, gli studi di microzonazione sismica, spinti fino al livello III, con conseguente revisione di tutti gli strumenti di pianificazione territoriale connessi, e con l'esecuzione di verifiche di sicurezza degli edifici (che non possono prescindere da valutazioni sulle pericolosità geologiche).

Molte delle norme prescrittive in materia di prevenzione del rischio sismico restano, al momento, disattese anche per il carattere non propriamente cogente degli interventi di mitigazione previsti. Qualcosa di simile, peraltro, sta avvenendo con il "Sisma Bonus", uno strumento volontario importante per incentivare la messa in sicurezza degli edifici privati, ma che stenta a decollare anche per il mancato "esempio" da parte delle amministrazioni pubbliche. Analogamente, ristagna la discussione sull'adozione del cosiddetto "fascicolo del fabbricato", uno strumento che – se basato anche su aspetti geologico-tecnici – consentirebbe di rendere maggiormente consapevole la popolazione in merito alle caratteristiche geologiche e ai rischi presenti nel proprio contesto ambientale, con effetti indiretti anche rispetto al contrasto dello sfruttamento esasperato del territorio. Per non parlare delle conseguenze del malcostume – tipicamente italico – delle proroghe, delle sanatorie e dei condoni periodici.

L'adozione di un piano di prevenzione dei rischi (soprattutto sismico e geo-idrologico) rappresenterebbe, quindi, un punto di svolta importante per la salvaguardia delle vite e dei beni. Relativamente alla messa in sicurezza degli edifici e delle infrastrutture viarie, le attività necessiterebbero di un periodo piuttosto prolungato (alcuni decenni) e di cospicue risorse finanziarie. La priorità degli interventi potrebbe essere stabilita per mezzo di mirati studi e attività di monitoraggio, in modo da definire oggettivamente i diversi livelli di rischio. A valle di dette analisi, sarebbe anche possibile individuare eventuali necessità di demolizione e ricostruzione delle opere, in quei casi estremi in cui la manutenzione si rivelasse inutile o non conveniente.

In un simile contesto, i professionisti dell'area tecnica, attraverso un approccio di tipo multidisciplinare, sono chiamati a fornire tutti il loro contributo di conoscenze ed esperienza, secondo un principio di sussidiarietà rispetto alla Pubblica Amministrazione che, da sola, potrebbe difficilmente portare a compimento un simile programma in tempi ragionevoli. Su questo punto, i geologi italiani – e in particolare quelli calabresi – sono pronti ad agire per il bene comune. Riteniamo che lo siano anche gli altri professionisti tecnici, co-protagonisti in questa complessa e delicata vicenda. Ci auguriamo che lo siano anche coloro che hanno responsabilità politiche e di governo. Restiamo in attesa di segnali concreti in merito". Lo affermano in una nota congiunta Alfonso Aliperta -Presidente dell'Ordine dei Geologi della Calabria, Giulio Iovine -Vicepresidente dell'Ordine dei Geologi della Calabria - Ricercatore CNR-IRPI di Cosenza e Francesco Arcangelo Violo -Segretario del Consiglio Nazionale dei Geologi.