Le prime adesioni alle proposte programmatiche di Granata (Anci nazionale)

Sulle proposte programmatiche, del Consigliere Nazionale ANCI Vincenzo Granata, da sottoporre alle forze politiche alle prossime elezioni, relative alla depenalizzazione dell'abuso d'ufficio e alla tutela dei Sindaci e degli amministratori nell'esercizio delle loro funzioni, arrivano le prime adesioni al documento . Le prime adesioni giungono dal Presidente del Consorzio Valle Crati Maximiliano Granata, dal consigliere comunale di Rose Osvaldo Ferro, dall'Assessore del Comune di Domanico Andrea Fiorino, dal Vicesindaco del Comune di Dipignano Gianpaolo Nardi  e dal consigliere comunale di Rende e consigliere provinciale Eugenio Aceto

Il Presidente del Consorzio Valle Crati Maximiliano Granata, condivide totalmente il documento programmatico del Consigliere Nazionale dell'ANCI Vincenzo Granata che va sostenuto nella sua azione di tutela dei Sindaci e degli amministratori nell'esercizio delle loro funzioni. La contestazione dell' abuso d'ufficio, reato con una fattispecie di delicata struttura, ma che certamente non comporta la criminalizzazione di ogni violazione di legge nell'attività amministrativa. Ed invece, in questa eversione del sistema costituzionale attraverso le forzature di quello penale, anche qui si pretende che ogni violazione di norme procedurali da parte di amministratori e pubblici funzionari, sia abuso. Il che è una solenne e pericolosa sciocchezza. Abuso si ha solo quando l'atto, oltre che violatore di leggi e di regolamenti, abbia finalità in sé illecite completamente estranee a quelle della Pubblica Amministrazione.

Proposte programmatiche da sottoporre alle forze politiche per le prossime elezioni

Adesione dei Sindaci, Assessori, consiglieri comunali e amministratori pubblici per sostenere la proposta programmatica da sottoporre alle forze politiche per le prossime elezioni relativa alla depenalizzazione del reato di abuso d'ufficio e la modifica della legge Severino .
Spendere sta diventando più complicato che trovare le risorse. È un problema che complica la vita agli amministratori pubblici, ma che rischia di deprimere la vita e la vitalità dei cittadini delle nostre comunità. Sia nelle attività ordinarie, sia in quelle emergenziali.
"il paesaggio giuridico non è più lineare ed è diventato confuso e complicato"; il diritto codificato ha perduto in semplicità, chiarezza, coerenza sistematica, lasciando vuoti sconcertanti che il legislatore non può colmare. Tra quei vuoti si inserisce l'interprete giudiziale il quale formula valutazioni che diventano norme. Ciò in un contesto in cui sindaci e funzionari si trovano a galleggiare in un mare di rischiose incertezze.
La metà dei Sindaci Italiani sono stati raggiunti da avvisi di garanzia derivanti dall'applicazione di quella micidiale mistura giuridica chiamata "abuso di ufficio": fattispecie penale idonea a trasformare in crimine quello che molto banalmente può essere un errore amministrativo.
I pubblici appalti richiedono chiarezza e semplicità applicativa. In questo senso l'esordio del nuovo codice degli appalti non è stato particolarmente brillante. Il Consiglio di Stato ha rilasciato, nell'arco di meno di 18 mesi, una ventina di parere tra codice, correttivo, atti attuativi, e la nuova macchina normativa "si trova ancora ai box" per quanto concerne alcuni degli istituti più innovativi che il Legislatore aveva pensato di proporre.
E in questo quadro così sconsolante sarà sempre più frequente che i sindaci , nello smistare la posta, si vedono riempire la scrivania di cartoline verdi della Procura
Proposta programmatica da sottoporre alle forze politiche per le prossime elezioni
Depenalizzare il reato di abuso d'ufficio .
La pena prevista per il reato di abuso d'ufficio rimane la reclusione da uno a quattro anni, che può essere aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravità. Non vi è stata alcuna modifica da parte della nuova legge varata dal Parlamento .
Deve essere prevista una riforma del reato di abuso d'ufficio , per evitare la cosiddetta paura della firma da parte dei funzionari pubblici.
In via principale far rientrare l'abuso d'ufficio fra i reati che per la particolare tenuità del fatto vanno inseriti nella depenalizzazione e quindi escludere la punibilità della condotta sanzionandola con la pena pecuniaria.
«C'è un notevole divario tra il numero di procedimenti aperti dalle procure per abuso d'ufficio e i fascicoli che effettivamente arrivano a una sentenza di condanna. La maggior parte delle inchieste si conclude con archiviazioni, proscioglimenti o assoluzioni.
In via subordinata eventualmente ridurre la pena con una restrizione delle condotte punibili, che individui in modo più puntuale quelle che perseguono interessi personali o determinano ingiusti vantaggi attraverso atti illegittimi nella pubblica amministrazione».
Molti amministratori sono effettivamente bloccati nel loro operato perché temono di finire sotto inchiesta.
Bisogna focalizzare meglio le condotte da perseguire individuando i casi di conflitto di interesse e l'ingiusto vantaggio».
L'abuso d'ufficio è un reato troppo generico: andrebbe rivisto per circoscrivere le condotte punibili.
Non si possono sospendere di diritto dalle cariche di cui al comma 1 dell'articolo 10 (cariche elettive negli enti locali) coloro che sono stati condannati, con sentenza non definitiva, per determinati tipi di reati.
Si pone una questione di costituzionalità sotto il profilo di una presunta illogicità, ovvero irragionevolezza, violazione del principio di uguaglianza, e altro. In sintesi, la questione si basa sulla circostanza che il regime della sospensione è differenziato per le varie fattispecie penali, cosicché può accadere che la sospensione consegua, di diritto, a una condanna a pena più lieve e non consegua, invece, a una condanna a pena più onerosa, solo perché la prima è stata pronunciata per un certo tipo di reato e la seconda per un reato di altro tipo.
Proposta di legge di modifica della legge Severino
PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.
1. Il comma 1 dell'articolo 11 del testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, di cui al decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, è sostituito dal seguente:
«1. Sono sospesi di diritto dalle cariche indicate al comma 1 dell'articolo 10:
a) coloro che hanno riportato una condanna non definitiva per uno dei delitti indicati all'articolo 10, comma 1, lettera a);
b) coloro nei cui confronti l'autorità giudiziaria ha applicato, con provvedimento non definitivo, una misura di prevenzione in quanto indiziati di appartenere a una delle associazioni di cui all'articolo 4, comma 1, lettere a) e b), del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159».